bambini religione

C’è qualche nesso tra agire morale dei bambini e religione? La credenza che altruismo, generosità e gentilezza d’animo possano in qualche modo dipendere dalla religiosità è stata studiata sperimentalmente da un gruppo di ricercatori: ecco con quali risultati

Molti adulti di tutto il mondo credono che gentilezza d’animo e religiosità siano indissolubilmente collegate fin dalla più tenera età. Ma davvero questa tesi ha una ragione d’essere nella vita reale? Se lo è chiesto un gruppo di studiosi di scienze sociali in una ricerca su bambini e religione pubblicata anche sulla rivista Current Biology.

Perchè uno studio su bambini e religione? La società moderna sembra prendere molto in considerazione i piccoli. Onnipresenti sui media, i bambini sono sempre più rappresentati anche dalla comunicazione. C’è quindi un interesse crescente delle scienze sociali nello studiare i comportamenti dei bambini come persone aventi un ruolo autonomo e indipendente all’interno della società. Ovviamente ci si domanda anche quali siano i percorsi di socializzazione e orientamenti di valore in relazione ai concetti di giustizia, diritto e morale.

Rapporto bambini e religione

È questo il senso di una ricerca effettuata da vari accademici provenienti da sette università del mondo per cercare di comprendere il rapporto tra bambini e religione e trovare eventuali correlazioni tra moralità e religiosità. In particolare si è cercato di stabilire se i bambini religiosi cristiani o musulmani hanno comportamenti migliori dei coetanei non religiosi in termini di altruismo e bontà.

Come si vede dal grafico dell’autorevole Pew Resaearch Center, questa credenza è ampiamente condivisa e diffusa tra gli oltre 5 miliardi di adulti che si dichiarano religiosi ed in particolare nei paesi più poveri di Africa e Medio Oriente.

fede e morale

Per capire se lo sviluppo morale e quindi il rapporto tra bambini e religione siano davvero correlati, sono stati analizzati i comportamenti di quasi 1.200 bambini tra i 5 e i 12 anni. Il campione comprendeva in particolare un 24% di bambini di religione cristiana, un 43% di musulmani e un 27,6% di non religiosi suddivisi equamente in varie aree geografiche di Stati Uniti, Canada, Cina, Giordania, Turchia e Sud Africa.

Per studiare le reazioni dei bambini in termini di empatia e generosità solo stati condotti alcuni test. Ad esempio, consegnando solo ad alcuni degli adesivi per giocare e dicendo che non ce n’erano abbastanza per tutti, si è verificato fino a che punto li volessero condividere con gli altri. Ad altri bimbi gli adesivi sono stati solo mostrati, e per studiare eventuali comportamenti aggressivi legati al possesso, sono stati spinti l’uno contro l’altro per creare un pò di parapiglia.

I risultato dei test pubblicati sulla rivista Current Biology sono molto chiari. Mostrano che non esiste alcuna reale correlazione tra bambini, religione ed eventuali virtù come gentilezza e altruismo. Viceversa secondo i ricercatori i bambini provenienti da famiglie non religiose hanno comportamenti addirittura più gentili e altruisti nei confronti del prossimo. Questa marcata differenza aumenta con il crescere dell’età. Inoltre i bambini religiosi sembrano portati anche a giudicare con maggiore severità il comportamento degli altri.

Genitori e educazione morale

Bambini e religione a parte, tra chi crede o no la differenza la fanno evidentemente solo le persone. In questo come in molti altri casi vale l’esempio che i figli ricevono dai genitori. In una società iper competitiva come la nostra, dove l’arroganza si fa strada nell’ignoranza, verrebbe da chiedersi quanta attenzione mamme e papà dedicano al tema della gentilezza e dell’altruismo nell’educare la prole.

Sarebbe un vero peccato scoprire che un certo tipo di maleducazione trovi ottimi spunti in famiglie di ogni livello dove si narra della legge del più forte. Il fatto è che se nel mondo degli adulti sembra che essere gentili non sia vantaggioso in termini professionali ed economici, questa virtù rimane molto apprezzata e decisiva per lo sviluppo dei bimbi. A sostenere che la gentilezza sia un bene da difendere e insegnare, anche per offrire ai figli un futuro migliore, è uno studio realizzato dall’università di Vancouver. Dice che i bambini più gentili non solo sono più sereni e felici, ma hanno un vantaggio di tipo evolutivo nella società.