sigaretta accesa abbandonata

Si inizia con una sigaretta per darsi un tono con gli amici o curiosità e poi smettere di fumare diventa quasi impossibile. Un problema di salute innazitutto, come dicono i messaggi sui pacchetti di sigarette sempre più minacciosi sui danni del fumo attivo e passivo. L’impatto sociale e i costi sanitari del fumo dovrebbero essere noti a tutti, eppure molte persone iniziano da giovani e non riescono a togliersi il vizio.

I danni del fumo sulla salute, come sottolineato dall’Oms nella giornata mondiale senza tabacco sono enormi. Fumando 20 sigarette al giorno il rischio di ammalarsi di tumore al polmone aumenta da 14 a 20 volte rispetto ai non fumatori. Malgrado tutto smettere di fumare è difficile e il fumo di sigaretta è ancora un enorme problema di salute pubblica che provoca dolore e ha un costo sociale altissimo per tutta la collettività.

Indice

Fumare la prima sigaretta

Smettere di fumare come vedremo non è facile e sarebbe molto meglio non iniziare. Il vizio delle sigarette invece solitamentamente comincia nell’età dell’adolescenza, indotto da amici che spingono a provare. Secondo le statistiche 9 fumatori adulti su 10 iniziano prima dei 18 anni. Modelli sociali competitivi e un senso di insicurezza diffuso spingono anche oggi i giovani a cercare gesti e rituali da condividere e in cui ritrovarsi.

I sociologi chiamano questo meccanismo ‘influenza dei pari’ ed è sempre più difficile starne alla larga, specie in un mondo comandato dal consumo e che va perdendo i classici riferimenti religiosi, politici e sociali. Se genitori e amici fumano sigarette, si ha maggiore probabilità di cominciare, poi ci sono media, film e videogiochi che possono avere un grande peso nel condizionare le scelte dei giovani.

Il 37.5% dei ragazzi tra 14 e 17 anni ha provato il tabacco, nel 20,1% dei casi cominciando dalle e-cig che aumentano il rischio di passare alla nicotina di 3-4 volte. In Italia fuma sigarette un ragazzo su cinque tra i 13 e i 15 anni. Cominciando da giovani il corpo si abitua alla nicotina e smettere di fumare diventa ancora più difficile. Quando si fumano sigarette la nicotina viene assorbita nel sangue attraverso i polmoni, il cervello libera dopamina e noradrenalina che inducono un piacere che svanisce dopo pochi minuti.

Per ristabilire l’umore bisogna accendere una nuova sigaretta, altrimenti il fumatore accusa segni di irritazione, nervosismo, frustrazione e rabbia, tipici dell’astinenza. Utile ricordare che la dipendenza da tabacco è una malattia cronica e come tale andrebbe curata. Paradossalmente sono proprio le ragazze, future mamme che al posto di stare più attente alla salute per le future gravidanze, spingono il consumo di sigarette in Italia.

Sigarette elettroniche

Contribuiscono a complicare le cose le sigarette elettroniche e lo “svapo” high-tech. É un fenomeno alla moda ma non per questo innocuo perchè abitua gli adolescenti ad inalare sostanze che danno dipendenza come la nicotina. Secondo un sondaggio dell’Istituto Superiore di Sanità il 43,4% dei ragazzi prova a fumare e-cig alle scuole medie e ol 4,1% addirittura alle elementari.

Altri tentano di smettere di fumare tabacco passando alle e-cig elettroniche, che in Italia sono fumate da quasi 1 milione di persone. Se non serve a nulla utilizzarle in contemporanea con le sigarette tradizionali, sostituendole completamente vengono eliminate solo alcune sostanze tossiche dovute alla combustione. L’apparente natura innocua delle e-cig può viceversa spingere i giovani a sottovalutare il pericolo e ad iniziare un vizio comunque dannoso.

Secondo una ricerca del National Institutes of Health, il 37% di studenti delle scuole superiori prova a “svapare” e-cig dai gusti particolari ma assume nicotina e cade nel vizio. Per questo in India le hanno vietate, mentre in America non si possono vendere sigarette elettroniche dolciastre al sapore di caramella e frutta. Non esistono dati reali sulla reale pericolosità o efficacia delle sigarette elettroniche per chi vuole uscire dal vizio del tabacco tradizionale.

Danni del fumo

Perchè smettere di fumare? Le sigarette provocano mezzo milioni di decessi ogni anno in America e 80 mila in Italia. Un italiano su quattro è ancora un fumatore attivo e le malattie collegate al tabagismo comportano una spesa sanitaria per tutti gli italiani di quasi 10 miliardi di euro all’anno. I dati in Italia sono allarmanti anche per l’indagine Internazionale Global Youth Tobacco Survey condotta nel 2018 in 180 Paesi.

Poi ci sono i danni del fumo passivo che inaliamo da altri fumatori. Le sigarette fumate dagli altri inquinano l’aria che respiriamo più di quanto facciano il traffico e l’industria danneggiando la salute di chi non fuma. Gli studi in questo campo sostengono come nei locali chiusi respirare fumo passivo abbia effetti tossici anche particolarmente gravi in chi soffre di patologie respiratorie, donne in gravidanza e bambini.

Smettere di fumare prima dei 40 anni riduce il rischio di decesso associato al fumo del 90%, entro i 30 anni del 97%. Gli uomini che smettono entro 65 anni guadagnano da 1,4 a 2 anni di vita, le donne fino a 3,4 anni. Dopo i 65 anni i rischi si riducono del 50%. Le sigarette indeboliscono il sistema immunitario e i benefici quando si smette sono immediati: ogni funzione fisiologica ne trae vantaggio.

Danni da fumo passivo

Il fumo passivo è particolarmente dannoso nei bambini: chi ha genitori fumatori ha polmoni più deboli e maggior probabilità di sviluppare malattie respiratorie, asma, raffreddore, tosse e otite. Per gli adulti vivere in compagnia di fumatori è ugualmente dannoso e aumenta del 20-30% le possibilità di sviluppare tumori ai polmoni. Bastano 30 minuti di esposizione al fumo passivo per modificare i meccanismi che regolano la circolazione sanguigna.

I danni del fumo passivo sono un altro buon motivo per smettere di fumare e sempre più città vietano di fumare in locali chiusi, automobili o parchi. Una ricerca de ll’Istituto dei Tumori di Milano sostiene che un fumatore emette polveri fini e ultrafini PM1, PM2,5 e PM10 in quantità tre volte maggiori di un’Harley-Davidson, mentre fumando per otto minuti si inquina l’aria 4/6 volte un Tir e 10/15 un’auto con motore Diesel Euro3.

Milano è la prima città in Italia che si è dotata di un regolamento per la qualità dell’aria che estende il divieto di fumare in tutti i luoghi all’aperto pubblici e non a non meno di dieci metri di distanza dalle altre persone. Una limitazione della libertà personale che malgrado qualche polemica non può che fare bene alla salute.

Danni e-cig elettroniche

I danni delle sigarette elettroniche sull’apparato respiratorio dipendono dalle sostanze che vengono inalate. Negli adolescenti che svapano si è registrato comunque un aumento di disturbi respiratori come bronchiti, asma e infiammazioni. Non iniziare a fumare nulla è l’unica cosa che allontana i problemi. Gli esperti sottolineano i rischi delle miscele presenti nei liquidi venduti online da aziende non affidabili o peggio ancora realizzati con il fai da te.

Le sigarette elettroniche spesso contengono nicotina e creano dipendenza, ma lo stesso gesto di svapare presenta anche rischi psicologici, specie per ragazzi in giovane età. La gestualità ripetuta può indurre vizi difficili da interrompere, a maggior ragione per gli adolescenti che dalle e-cig passano più facilmente al tabacco. Per gli adulti valgono le stesse considerazioni: acquistare sempre prodotti controllati con il marchio CE e non aggiungere oli aromatici a quelli di base.

Secondo una recente ricerca realizzata dalla Grossman School of Medicine dell’Università di New York, sigarette elettroniche e narghilè possono avere un impatto sullo sviluppo di patologie delle vie aeree superiori. Tumori di cavità nasale, seni paranasali e gola sarebbero stati riscontrati in misura maggore negli svapatori rispetto ai fumatori di sigarette che sviluppano più frequentemente problemi gravi ai polmoni.

Come smettere di fumare

Secondo una statistica realizzate in America su un campione di decine di milioni di persone quasi il 70% dei fumatori vuole smettere di fumare. Dopo i 40 anni di età provano a smettere il 30% dei fumatori, il 55% di donne fumatrici spegne le sigarette in gravidanza, ma il 43% riprende a fumare sei mesi dopo il parto. Le percentuali di chi tenta di uscire dal vizio dellle sigarette è simile tra uomini e donne ma solo il 7% dei fumatori smette o diminuisce.

Smettere di fumare è più facile tra classi sociali colte e agiate, aumenta con i tentativi ma la percentuale di successo diminuisce con il crescere dell’età. I tentativi per abbandonare le sigarette cominciano con la sola forza di volontà, ma poi si devono fronteggiare gli effetti collaterali: nervosismo, insonnia, aumento di peso e depressione. Non sapendo come affrontare le crisi di astinenza da nicotina, tanti fumatori decidono di riprendere a fumare.

La percentuale di guarigione dal fumo è molto più bassa rispetto a dipendenze da droghe considerate socialmente molto più devastanti. Le campagne pubblicitarie minacciose sui danni provocati dalle sigarette sembrano non produrre risultati. Tutti sanno che il fumo fa male, ma insistere solo sui danni alla salute non scuote i ragazzi: gli adolescenti si sentono invincibili. Ogni cosa passa dai modelli sociali e dalla loro modalità di comunicazione.

Gli studiosi provano da tempo anche cure alternative. Una ricercatrice dell”Institute of Health and Biomedical Innovation (IHBI) australiano sostiene che sia d’aiuto anche l’ascolto di determinati tipi di musica.

Centri antifumo in Italia

Il vizio della sigaretta ha anche un costo sociale di miliardi di euro spesi in cure che ricadono sulle tasche di tutti i cittadini. Per questo in Italia come in tutti i paesi sviluppati esistono appositi Centri Antifumo a cui i tabagisti possono rivolgersi per togliersi il vizio. Si tratta di quasi 350 strutture distribuite sul territorio nazionale all’interno di strutture ospedaliere e Asl italiane, in cui si possono fare incontri singoli o di gruppo con operatori multidisciplinari, medici e psicologi.

Per smettere di fumare ci sono terapie mirate a trovare dentro di sè le motivazioni più valide. Gli specialisti consapevolizzano il fumatore sulla gravità del problema del fumo ed elaborano una strategia per fronteggiare l’astinenza da tabacco. Non esistono statistiche precise, ma secondo alcuni dati la percentuale di fumatori che riescono effettivamente ad eliminare le sigarette ad un anno dalla fine del ciclo terapeutico è intorno al 40%.

In America chi vuole smettere di fumare può rivolgesi da trent’anni anche alle cosiddette quitlines, centri antifumo che offrono assistenza al telefono. Operatori specializzati sono al servizio dei fumatori per dare consigli, sostegno psicologico e prescrivere eventuali farmaci contro la dipendenza da nicotina. Un recente studio della rivista scientifica American Journal of Preventive Medicine afferma che videochat e app dedicate stanno incrementando i successi.

In Italia esiste una linea verde attivata dall’Istituto Superiore di Sanità che può essere chiamata al numero 800 554 088 riportato anche sui pacchetti di sigarette. Un’altra quitlines è quella del centro Sos Lilt al numero verde 800.998877. In entrambi i casi la chiamata può avvenire in forma anonima da parte di fumatori e familiari che per smettere di fumare possono ricevere assistenza da medici e psicologi specializzati in forme di dipendenza.

Vietare le sigarette?

Il fumo provoca terribili danni alla salute e ha un costo sociale notevolissimo: e se la soluzione definitiva per smettere di fumare fosse vietare le sigarette? E’ ciò che ha proposto il ministro della salute del governo neozelandese per azzerare le migliaia di morti causate ogni anno. Anche se nella nostra società proibire qualcosa, anche per buoni motivi, non è accettabile perché lede le libertà personali, la Nuova Zelanda diventerà la prima nazione smoke free per i ragazzi che nel 2027 avranno fino ai 14 anni.

In Nuova Zelanda fumano mezzo milione di persone su 4,9 milioni di abitanti. Il tumore da fumo di sigaretta è il primo rischio di morte per le donne della comunità Maori dove fumano 4 persone su 5, mentre la percentuale complessiva tra gli adulti é del 29%. Se il modo più sicuro ed economico per smettere di fumare è non iniziare, limitare qualsiasi tipo di approccio con sigarette e derivati è una proposta di buon senso.

Non manca però chi è contrario al divieto di fumare, innazitutto i tabaccai, che sostengono come il proibizionismo non possa che alimentare il mercato nero. C’è poi chi ritiene che uno stato non possa interventire nelle scelte dei cittadini. Tutti i neozelandesi sono stati invitati a esprimere le loro opinioni su un apposito questionario sul sito online del ministero della salute.