Ragazza fa shopping compulsivo con un pc online

Gli acquisti online contagiano sempre più persone tanto che lo shopping compulsivo è una dipendenza che mette in discussione gli stili di vita moderni. Come guarire? Guida ragionata e consigli per consumatori

Complici gli smartphone e la connessione online permanente, in Europa ma soprattutto nei Paesi emergenti come Cina e Hong Kong il fenomeno dello shopping compulsivo è sempre più evidente. I dati arrivano da un report basato su sondaggi effettuati in Europa e Asia. Greenpeace lo ha presentato al Forum Mondiale della Moda Sostenibile di Copenhagen.

I consumatori residenti in Germania, Italia, Cina, Hong Kong e Taiwan non hanno problemi a ritenersi eccessivi nel settore degli acquisti. Gli stessi intervistati sottolineano la loro incapacità di reagire alla sindrome del così detto shopping compulsivo. L’importante e l’unica fonte di soddisfazione sembra solo dovuta al potere acquistare abiti, vestiti accessori e scarpe. In effetti siamo costantemente bombardati da stimoli e da tecniche di marketing sempre più mirate e targhettizzate legate ad internet e alla pubblicità sui social che conosce tutto delle nostre abitudini.

Shopping online in crescita

Gli acquisti su internet possono regalare comodità e risparmio. L’e-commerce è un fenomeno con cui le aziende devono fare i conti. Tra consumatori abituali, intensivi o sporadici, il 78% degli italiani effettua acquisti online. Si tratta di 25 milioni di persone che all’ampia possibilità e comodità di scelta, trovano risparmio di tempo e soprattutto di denaro. Le reticenze iniziali legate all’acquisto online spariscono come per magia complice la possibilità di trovare un prezzo più economico rispetto al negozio tradizionale.

Chi sceglie lo shopping online apprezza la possibilità di fare confronti per risparmiare e la velocità di acquisto del prodotto consegnato direttamente a casa. Seguono la modalità di pagamento sicura con carta di credito prepagata, il pagamento alla consegna, PayPal e non ultimo la possibilità di rimandare tutto al mittente. Frenano gli acquisti la scarsa penetrazione di internet tra la popolazione, dovuta anche alla bassa qualità della connessione di cui purtroppo l’Italia primeggia in Europa.

Tra gli acquisti online più effettuati ci sono i settori cultura e intrattenimento (65%), prodotti di elettronica (65%) e abbigliamento (64%). Vendono alla grande anche gli articoli sportivi e per casa e giardino, i prodotti da viaggio come le valigie e quelli per la cura degli animali. Bene anche coupon per viaggi, ristoranti e benessere con aste e vendite a tempo, mentre l’editoria online è in continua crescita.

Fascino dello shopping online

Tutto è alla portata di click. Cerchi informazioni su un paio di scarpe? La pubblicità di outlet contestuale ti inseguirà per un pò di tempo mentre navighi online. Tutto mentre Instagram, Facebook e Pinterest propongono 24 ore al giorno immagini, messaggi e stili di vita alla moda e modelli a cui ispirarsi. Per essere felici, sicuri e soddisfatti non serve ‘essere’ qualcosa, basta ‘acquistare’ vestiti e scarpe all’ultima moda. Soprattutto tra i giovani la voglia di seguire e conformarsi ad amici e personaggi famosi è irresistibile.

Sconti e promozioni online invogliano l’acquisto. Se al bombardamento pubblicitario si aggiunge l’affare del giorno la coscienza è a posto. Ci si consola pensando di avere risparmiato e lo shopping compulsivo avviene senza nemmeno troppi pensieri. Ma questa ‘moda veloce’ soddisfa per un breve momento. Appena un attimo dopo torna un senso di vuoto difficile da riempire, se non acquistando ancora.

Dipendenza da shopping

E’ proprio questa la causa che avvia il meccanismo dello shopping compulsivo. Difficile eluderlo anche di fronte all’evidenza e alla consapevolezza degli stessi acquirenti. Proprio così, circa la metà degli intervistati dice di essere consapevole del meccanismo ‘malato’. Mentre la maggior parte sostiene che fare shopping aumenta l’autostima e lo status.

Ma le conseguenze non tardano ad arrivare e dopo l’acquisto ci si ritrova daccapo. Anzi peggio, con un senso di colpa e vergogna per aver speso soldi inutilmente. Per non parlare delle conseguenze a livello collettivo e alle ricadute negative sulla società in termini di inquinamento ambientale. Tra sovrapproduzione, spreco, problemi di smaltimento ed effetti nocivi dei prodotti consumati in un folle eccesso che provoca gravissimi danni all’ecosistema.

Chi sono i maggiori shoppers? Donne ricche e giovani sono i soggetti più vulnerabili. Cadono nel vortice dell’acquisto specialmente ragazze senza passioni ed evidentemente senza un minimo di fantasia. Inutile chiedersi i genitori che ruolo hanno avuto nella loro educazione.

Cura shopping compulsivo

Quali sono i sintomi? Chi è colpito da questa patologia dei tempi moderni ha un desiderio più o meno incontrollabile di fare shopping una o più volte alla settimana. Per sentirsi belli, accettati e felici almeno per un giorno.

Come resistere? Cambiare strada per molte persone è davvero difficile o impossibile. La volontà di rinunciare a un facile appagamento seppure momentaneo è molto conosciuta dagli psicologi. Sanno bene che l’ebrezza dell’acquisto viene giustificata, almeno per un giorno. Poi si ricade nel vuoto, con l’insoddisfazione e la noia che si ripresentano.

Come fare per uscirne? Staccare la spina. Non è semplice, nella nostra società il consumo eccessivo viene incoraggiato in tutti modi. E anche la consapevolezza sembra non avere un grande appeal. Conoscere nei dettagli i meccanismi che dominano lo shopping compulsivo invece è l’unico vero aiuto.

Cambiare stili di vita?

Si tratta di andare in profondità, anche in se stessi. Ma è utile farsi qualche domanda in più sulle dinamiche che regolano il mercato e i nostri stili di vita. Ad esempio potrebbe aiutare conoscere le tecniche utilizzate dagli esperti di neuromarketing. Dicono che nello shopping l’aspettativa sostituisce la realtà. Non a caso i messaggi veicolati dalla pubblicità parlano raramente di caratteristiche dei prodotti. Vendono emozioni.

Lo shopping compulsivo è come una sbornia. Il paragone lanciato da Greenpeace sul report è quanto di più pertinente. Una sbornia a cui seguono i postumi. Difficili da smaltire per il portafoglio, ma soprattutto per la mente. Ma mai darsi per vinti, nella vita c’è sempre speranza. Non escluso che un domani si possa decidere di cambiare totalmente vita, dedicandosi alla gioia del meno.