Lo shopping compulsivo è un fenomeno complesso che coinvolge un irresistibile desiderio di fare acquisti in modo eccessivo, spesso sfuggendo al controllo razionale. Cause, sintomi e possibili cure e rimedi per affrontare il problema

Le contraddizioni sono una costante di questa ricca società, in particolare quando si parla di consumi. Se da una parte servirebbe un consumo consapevole per evitare sprechi e non distruggere l’ambiente, dall’altra viviamo in un sistema di valori basati sull’apparenza ed è facile diventare macchine del consumo, fino a cadere nello shopping compulsivo, un disturbo psicologico che può avere diverse cause e livelli.

Chi soffre di shopping compulsivo prova un’irrefrenabile necessità di acquistare oggetti, spesso inutili o superflui. La gratificazione nel momento dell’acquisto svanisce in breve tempo seguita da senso di colpa, vergogna e insoddisfazione. Il fenomeno può diventare una vera e propria dipendenza, che interferisce con la vita personale, sociale e lavorativa della persona, compromettendo la salute fisica e mentale.

Indice

Cos’è lo shopping compulsivo?

Lo shopping compulsivo, o oniomania, è un disturbo del controllo degli impulsi, che si caratterizza per la tendenza a comprare in modo eccessivo e irrazionale, senza poter resistere al desiderio di acquistare. Se il fenomeno diventa esagerato, non è solo un vizio o una cattiva abitudine, ma una vera e propria patologia, che può richiedere un intervento psicologico e talvolta farmacologico.

Le cause di questo comportamento non sono ancora del tutto chiare, ma si ritiene che possano essere legate a diversi fattori biologici, psicologici e sociali. Alcune persone ad esempio potrebbero avere alterazioni neurochimiche, come una ridotta produzione di serotonina, che influenza il controllo degli impulsi e la regolazione dell’umore. Talvolta è il bisogno di riempire vuoti emotivi o alleviare lo stress può spingere alcune persone verso il ricorso incontrollato agli acquisti.

Lo shopping compulsivo può essere un modo per compensare un senso di vuoto, insicurezza, bassa autostima o depressione. Può essere scatenato da situazioni stressanti, come conflitti familiari, problemi lavorativi o lutti. Il desiderio di gratificazione immediata e la cultura del consumismo possono contribuire a questa dipendenza, indotta da pressione sociale, moda, pubblicità o dal desiderio di appartenenza a un gruppo.

L’attrazione dell’uomo verso un facile appagamento, seppure momentaneo, è molto studiata dagli psicologi. Rinunciare all’ebrezza dell’acquisto non è semplice e spesso viene giustificata, almeno per un giorno, come in un gioco a poker. Ma poi si ricade nel vuoto con l’insoddisfazione e la noia che si ripresentano. Staccare la spina non è semplice dato che questa società incoraggia in tutti modi il consumo più o meno eccessivo.

Shopping compulsivo e consumismo

Lo shopping compulsivo è legato ai concetti di ricchezza e disparità ed è in aumento grazie alla facilità di accesso dei prodotti su internet acquistati con carte di credito e finanziamenti. Lo shopping online offre molti vantaggi legati alla comodità, specie per chi non vive nelle grandi città ed è costretto a farsi un viaggio per comprare qualcosa. La velocità è parte del sistema, perchè  la gratificazione degli utenti sul web dev’essere istantanea: se un sito impiega più di tre secondi ad aprirsi, viene abbandonato.

Tutta questa velocità delle connessioni oltre ad avere molti benefici, è rischiosa perchè soddisfa un desiderio che svanisce in poco tempo, così com’è arrivato. La coscienza è a posto quando, oltre al bombardamento pubblicitario, si aggiunge l’affare del giorno. Il rischio di esagerare è reale. Appena un attimo dopo avere comprato qualcosa, non è raro che possa tornare un senso di vuoto difficile da riempire, se non con un nuovo acquisto.

Motori di ricerca e social conoscono tutto delle nostre abitudini, e ci bombardano in ogni istante con stimoli e tecniche di marketing sempre più sofisticate e targhettizzate. Al marketing si sostituisce il neuro marketing quando si entra nel terreno della gamification, un settore della formazione dove vengono riprodotte nello shopping le stesse dinamiche dei videogiochi con stimoli e gratificazioni che al momento dell’acquisto possono diventare irresistibili.

Gamification nello shopping

Esistono diversi esempi di gamification applicata allo shopping. Ovviamente di per sè non c’è nulla di male, ma sarebbe necessario che i consumatori conoscessero i meccanismi di marketing sottostanti. Ad esempio il successo del sito di ecommerce cinese Shein è dovuto in parte ai punti guadagnati ad ogni acquisto. Per guadagnare punti ed avere sconti come ricompensa, è sufficiente entrare nel sito, pubblicare recensioni e partecipare a sfide.

La gamification non è necessariamente ostentata con gare e giochi, viene inserita nel contesto dello shopping online in vari modi. eBay la usa nelle recensioni, l’azienda califormiana PacSun offre punti semplicemente cliccando sulle email promozionali, mentre altri gruppi offrono sconti entrando nei gruppi sui social. AliEspress, parte del gruppo cinese di Alibaba, per invogliare i clienti all’acquisto utilizza monete digitali, coupon e concorsi a premi.

Se giocare non produce acquisti, crea comunque traffico online e consente alle aziende di raccogliere dati personali utilizzati per creare pubblicità iper targhettizzata e ulteriore attaccamento al marchio. In questo tranello cadono volentieri gli utenti, che sviluppano un rapporto quasi personale con il marchio. Il punto è che il sistema di ricompensa e la ricerca del piacere è parte della biologia umana. Oltre a funzionare con lo shopping, può indurre a dipendenze da alcool e droghe fino al gioco d’azzardo.

Comunicazione e shopping

La comunicazione gioca un ruolo fondamentale sia nei rapporti interpersonali che nella società e nel mercato. Molte pubblicità tendono a comunicare il concetto che per raggiungere la felicità ed ‘essere’ qualcuno, basti ‘acquistare’ qualcosa e prodotti all’ultima moda. Se molte persone passano il fine settimana negli outlet di abbigliamento, con le nuove tecnologie c’è un rischio maggiore che qualcosa possa sfuggire di mano.

L’uso degli smartphone sempre connessi che veicolano messaggi pubblicitari di ogni genere è parte della questione. Tra giovani e meno giovani la voglia di seguire e conformarsi ad amici, influencer e personaggi famosi può essere irresistibile. Greenpeace ha recentemente presentato un report al Forum Mondiale della Moda Sostenibile di Copenhagen.

Secondo l’indagine la mania di comprare colpisce i navigatori online in Europa ma soprattutto in paesi emergenti come Cina e Hong Kong. Tutti i consumatori sanno che gli acquisti online possono diventare eccessivi e circa il 50% si rende conto che il meccanismo sia in qualche modo ‘malato’. Ma la maggior parte di chi compra online non si fa troppi problemi ed è convinta che comprare sia un modo per aumentare l’autostima e il proprio status.

La ricerca ritiene che i soggetti più vulnerabili nel cadere nel vortice dello shopping compulsivo o esagerato e incontrollato siano le donne. Si tratta di signore ricche o meno ricche, giovani e ragazze, che sembrano non avere nessun altra passione se non l’abbigliamento e non fanno altro che dare senso alla vita sperando di vestirsi alla moda per poi magari ostentare il lusso sui social.

Sintomi dello shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo online è una sbornia, una vera patologia da curare con tutte le conseguenze del caso. Non solo fa buttare soldi, ma provoca conseguenze a livello collettivo e ricadute negative sulla società in termini di inquinamento ambientale. Tra sovra produzione, spreco, problemi di smaltimento ed effetti nocivi dei prodotti consumati in un folle eccesso, l’impatto ambientale del consumismo sull’ecosistema è sempre più evidente.

Si tratta di una sbornia difficile da affrontare per le finanze personali, ma soprattutto per la mente. Come tutte le patologie psicologiche, lo shopping compulsivo si svela con alcuni sintomi e conseguenze. C’è una forte attrazione verso gli oggetti da acquistare, che diventano una sorta di ossessione; la difficoltà a resistere al desiderio di comprare, anche quando non se ne ha bisogno o non se ne ha la possibilità economica.

La sensazione di piacere e di euforia nel momento dell’acquisto dura poco e lascia il posto a sentimenti negativi; c’è una  tendenza a nascondere o a negare il proprio comportamento, per evitare il giudizio altrui o il confronto con la realtà; si perde interesse per altre attività o relazioni, a favore dello shopping; c’è difficoltà a gestire il proprio tempo e il proprio denaro, con conseguente accumulo di debiti o di oggetti inutilizzati.

Le conseguenze dello shopping compulsivo possono essere gravi e riguardare diversi ambiti della vita della persona sia in ambito economico che sociale. Fare acquisti può portare a spendere più di quanto si guadagna, a contrarre debiti insostenibili, a rischiare il fallimento o il pignoramento. In ambito sociale può danneggiare l’immagine di una persona legata a uno stile di vita eccessivamente consumistico. L’ostentazione può venire stigmatizzata e tradursi in discriminazione e marginalizzazione.

Diagnosi e cura della dipendenza

Lo shopping compulsivo non è una semplice abitudine o un hobby, ma un disturbo psicologico che richiede un intervento professionale. Per diagnosticarlo il medico o lo psicologo valuta la frequenza, l’intensità e la durata degli episodi di acquisto compulsivo, il grado di sofferenza e di interferenza con la vita quotidiana della persona, la presenza di eventuali altri disturbi psichiatrici associati, come depressione, ansia, disturbi alimentari o dipendenze da sostanze.

La cura dello shopping compulsivo si basa su due pilastri: la terapia psicologica e il supporto farmacologico. La terapia psicologica ha lo scopo di aiutare la persona a comprendere le cause e i fattori scatenanti del suo disturbo, a modificare i suoi schemi di pensiero e di comportamento disfunzionali, a sviluppare strategie alternative per affrontare lo stress e le emozioni negative, a migliorare la sua autostima e il suo senso di controllo.

Se le spese accumulate sulla carta di credito stanno aumentando in modo vertiginoso, indipendentemente dalla propria ricchezza personale, forse è arrivato il momento di affrontare il problema. Secondo gli psicologi è meglio non essere troppo duri con sè stessi, non smettere completamente di fare shopping, ma chiedersi perchè si stanno facendo tanti acquisti spendendo soldi più o meno inutilmente.

Il supporto farmacologico può essere utile in alcuni casi, soprattutto se lo shopping compulsivo è associato ad altri disturbi psichiatrici. I farmaci più usati sono gli antidepressivi, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), che agiscono sul sistema nervoso centrale regolando il livello di serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell’umore, dell’ansia e dell’impulsività.

Fare shopping consapevolmente

Fare shopping consapevolmente è la soluzione per non cadere nel tranello degli acquisti facili, a partire da semplici domande: come spendiamo i soldi è perchè? Con quei soldi cos’altro potrei acquistare di che mi faccia stare meglio o che potrebbe migliorare la vita in famiglia? Utilizzerò quel prodotto nei prossimi giorni e più di una volta nei prossimi mesi? Sto facendo shopping online perchè mi sento annoiato, triste, depresso o affamato?

Il segreto come sempre è essere consapevoli delle proprie azioni e avere delle conoscenze basilari di finanza personale. Non si tratta di cambiare totalmente vita trovando nel minimalismo un vero e proprio stile di vita, ma di liberarsi dalle cose inutili e non desiderarle. Come fare? Basta andare in profondità puntando ancora una volta sulla consapevolezza, cercando un senso della vita con una veste più profonda.

Conoscere i meccanismi che dominano lo shopping compulsivo può fare la differenza. Sarebbe utile farsi qualche domanda sulle dinamiche che regolano il mercato e gli stili di vita. Ad esempio sapere che uno dei concetti più utilizzati nel neuromarketing, è che l’aspettativa delle cose che desideriamo acquistare sostituisce l’effetto reale. Non è un caso se i messaggi pubblicitari, più che descivere le caratteristiche dei prodotti, parlano di emozioni.

Essere consumatori consapevoli riduce i rischi e significa anche parlare di sostenibilità, dato che i nostri consumi hanno un peso ambientale. La cultura ambientalista non è un concetto neo hippie, ma riguarda tutti i consumatori. Riciclare e condividere l’abbigliamento o acquistare vestiti usati può essere un buon punto di partenza. Sprecare è il peggiore dei mali per la terra e anche per l’uomo.


Articolo precedenteNeve artificiale: produzione e impatto
Articolo successivoMusica lirica opere arie libretti e costumi
Autore: Redazione
Da due decenni esploriamo idee che dalla musica coinvolgono cultura, società e lifestyle. Scrivendo di passioni, tecnologia, mercato, economia e benessere, trattiamo alcuni temi anche per stimolare riflessioni che promuovano uno stile di vita più armonioso e consapevole. Le nostre pubblicazioni hanno raggiunto milioni di lettori.