App di sharing economy

La sharing economy è una economia basata sul consumo collaborativo che di sta diffondendo in ogni settore della società. Complice la crisi economica ed ambientale, sia che si tratti di mobilità, lavoro, vacanze o energia, i vecchi modelli economici basati sul consumo senza freni di prodotti e servizi sono entrati in crisi. L’alternativa all’acquisto, oltre al consumo consapevole, è lo scambio e la condivisione di prodotti, beni e servizi.

La sharing economy è legata allo sviluppo di una economia circolare sostenibile di minore impatto sull’ambiente e capace di favorire la ridistribuzione. Dalle nuove forme di riciclo e riuso fino ai vestiti usati o alla sharing mobility di monopattini, bici e auto fino alla spesa a km zero, è un cambiamento degli stili di vita che favoriscono comunità di persone che interagiscono grazie ai nuovi dispositivi tecnologici. Se i consumatori cambiano abitudini, l’industria può essere incentivata positivamente.

Sharing economy e micro mobilità

I campi di applicazione della sharing economy riguardano la vita di tutti i giorni, a cominciare dal settore dei trasporti. In questo caso si tratta di sharing mobility che ha volte crea qualche problema, come nel caso di Uber, accusato di rubare il lavoro ai tassisti. In ogni caso nelle grandi città si diffondono sempre più servizi di noleggio di auto moto e biciclette e la micromobilità sta trasformando il panorama urbano di città come Milano, Parigi, Londra e New York.

Al car e bike sharing in versione elettrica si affianca ultimamente anche la possibilità di prendere in prestito i monopattini elettrici. Secondo alcuni studi oltre metà degli italiani è disponibile ad utilizzarli in futuro se saranno disponibili. Si tratta di soluzioni di mobilità comoda e sostenibile utilizzate da giovani e meno giovani che richiedono comunque regole sicure per disciplinare viabilità e stazioni di parcheggio.

La sfida futura della mobilità condivisa con monopattini, biciclette, auto e scooter elettrici parcheggiabili ovunque o in apposite stazioni, sarà migliorare l’ambiente ma includere anche categorie come poveri e anziani. Il fenomeno è in continua crescita specie nelle grandi città, con incrementi annuali a tripla cifra percentuale. In futuro si arriverà al punto che, attraverso un’unica piattaforma, i cittadini potranno scegliere liberamente se noleggiare un’auto, uno scooter, una bici o un monopattino, oppure se viaggiare in treno o metro.

Lavoro da condividere

Nel settore della mobilità la sharing economy si estende anche nel settore dei viaggi a breve o lunga percorrenza per recarsi in ufficio. Condividere i viaggi in auto è la soluzione migliore anche per gli spostamenti casa lavoro tanto che il cosiddetto carpooling aziendale è ormai diventato una realtà consolidata anche in Italia con risparmi notevoli per i lavoratori che può estendersi alla vacanza.

Sempre relativamente al mondo del lavoro esistono spazi di coworking per lavorare insieme ad altre persone nello stesso locale o bar, in modo da abbattere le spese e magari condividere idee ed esperienze ricevendo qualche stimolo in più. Le formule sono diverse, da quelle centrate sul tempo trascorso all’interno di appositi locali (si paga a ore e la consumazione è libera), a quelle che sostituiscono il tradizionale ufficio in affitto offrendo l’utilizzo di postazioni attrezzate per un giorno, mese o anno, fino a mettere a disposizione grandi saloni per meeting di vario genere.

Se invece si tratta di condividere idee e progetti si può sfruttare il crowfunding come sistema di finanziamento collettivo. In questo caso l’imprenditore che ha una idea geniale può trovare micro finanziamenti online attraverso piattaforme in cui presentare il proprio progetto. C’è chi in questo modo che partendo da una semplice idea ha raccolto centinaia di migliaia di euro e avviato una fiorente attività.

Vacanze e case da condividere

Il settore turismo si presta a varie interpretazioni della sharing economy. Si parte dalle opportunità offerte dai servizi di scambio casa fino a realtà diventate nel tempo sempre più grandi e importanti. Airbnb è la piattaforma più famosa in questo settore. Consente a privati di condividere e affittare case e appartamenti anche per brevi periodi in 160 paesi al mondo e sta cambiando la geografia delle città.

Nel settore del turismo nautico c’è chi al posto della casa sceglie di condividere la propria barca attraverso i servizi di boat sharing. In questo caso il vantaggio è di potere gestire il costo di una imbarcazione utilizzandola anche fuori stagione. Sempre nel settore vacanze grazie alla condivisione si è sviluppato il turismo relazionale basato sulle esperienze di chi vive direttamente le località di vacanza.

Il cohousing e coliving sono invece modalità di condivisione di case e appartamenti per chi vive nelle città. Sono nuove forme di ‘comuni’ di antica memoria, che con il vecchio concetto hanno però solo in comune il fatto di vivere insieme spazi abitativi. Per il resto si tratta di una modalità abitativa di tipo collaborativo che fa risparmiare denaro e riduce gli sprechi favorendo i rapporti umani tra coinquilini.

Sharing economy nell’energia

La sharing economy entra in campo anche nella produzione e utilizzo di energia alternativa per utilizzo privato e commerciale. Le nuove norme europee, presto in vigore anche in Italia, non consentono solo di produrre e utilizzare corrente elettrica attraverso pannelli solari sul tetto della propria casa o condominio, ma consentono di condividere il surplus energetico a tariffe vantaggiose e competitive, con altre abitazioni, senza immetterlo nella rete nazionale.

Lo scopo è costruire all’interno delle città, piccole centrali autonome che non inquinano e la possibilità di risparmiare sui costi della bolletta è un incentivo che va al di là di qualsiasi senso ecologico. Questo è uno dei motivi per cui le green energy community stanno avendo successo in progetti come Renaissance attivi in alcuni paesi europei. La speranza è che tecnologie come fotovoltaico, mini eolico e idrico possano sostituire le grandi centrali a carbone, gas e nucleari con cui la civiltà si è evoluta negli ultimi 100 anni, ma a caro prezzo per l’ambiente.

Limiti sharing economy

La diffusione di smartphone sempre collegati ad internet rende la sharing economy un veicolo eccezionale di scambi di idee e commercio. Tramite social network la comunicazione tra persone avviene in tempo reale e moltiplica le possibilità di scambio di prestazioni lavorative e di oggetti di ogni tipo. Se in Italia siamo agli inizi, in America già si discute sugli effetti negativi che questo tipo di economia condivisa porta al mercato: con modelli di business sempre più che deregolamentati c’è il rischio che vengano sottovalutate le norme di sicurezza, fiscali e legali?

La sharing economy presenta anche alcuni limiti e potrebbe rappresentare anche un modo creativo per ingannare il sistema. La cosiddetta eeconomia circolare è un valore per l’economia reale solo quando opera su un piano di regole condiviso da tutti. Stiamo tornando indietro? Forse non è un caso che tra le forme di nuove economie collaborative nate online ci sia anche il baratto, alternativa ai soldi antica come l’uomo che promuove uno scambio reciproco di servizi alla comunità misurato in unità di tempo.

Per quanto riguarda la mobilità, istituzioni e comuni hanno un ruolo fondamentale nello stabilire regole e pianificare percorsi adatti alla micromobilità in modo che possa svilupparsi parallelamente ai mezzi pubblici e non in alternativa. Le amministrazioni cittadine devono sapere imporre limiti di velocità e zone off limits per evitare incidenti e comportamenti scorretti sui viaggi cittadini sempre più connessi, condiviso e intermodali.

Sostenibilità economia collaborativa

Sul fronte dell’inquinamento e della sostenibilità non è tutto oro quello che luccica. Come già succede per la musica digitale che ha sostituito i supporti fisici, l’impatto sull’ambiente della vita in digitale, su cui si basa la sharing economy, è molto elevato. Passare ore davanti a schermi tra email, messaggi, streaming di musica e video, significa inviare dati on the cloud attraverso grandi server che consumano molta energia.

I contenuti audio e video in streaming rappresentano l’80% del traffico online e solo Netflix consuma in un anno l’energia di 400 mila case americane. Greenpeace stima che il consumo elettrico del settore IT nel mondo rappresenti il 7% del totale e con il 4% di emissioni le tecnologie digitali hanno superato l’industria aerospaziale per produzione di CO2. I giganti del web come Amazon, Apple, Facebook e Google sono impegnati a rendere più ecologici i data center dove sono memorizzati tutti i contenuti che scambiamo online.

Nel frattempo si scambiano sempre più dati facendo nascere sempre nuovi problemi che riguardano la privacy degli utenti e la loro sicurezza online. Infine, la gestione di un pubblico enorme di consumatori non può che essere fatto attraverso l’intelligenza artificiale, che come è noto è molto abile nel fare previsioni. Cosa ci aspetta nel futuro però non è ancora chiaro…