Prodotto sfuso alla spina

Negozi leggeri per fare la spesa alla spina senza sprecare e risparmiare, prodotti sfusi e porzioni monodose con un packaging sostenibile. Le nuove soluzioni per favorire il riciclo e promuovere modalità di conservazione innovative

Cibo in porzioni monodose e negozi leggeri dove acquistare prodotti senza confezione e sfuso alla spina da comprare a peso. Sono solo alcune delle soluzioni possibili per evitare lo spreco di cibo e ridurre la quantità di rifiuti che si crea tra le mura domestiche e che ha un enorme impatto ambientale. Se il marketing crea bisogni che danno emozioni, oggi la spesa al supermercato, oltre a qualità e risparmio, deve contenere altri valori che riguardano gli stili di vita.

La questione ambientalista e i temi dell’ecologia oramai interessano molte persone che preferiscono acquistare prodotti green o biologici. Per migliorare le cose e diminuire gli sprechi questa sensibilità non deve riguardare solo i cittadini, ma anche tradursi in comportamenti virtuosi delle aziende nella produzione di beni. In questo articolo analizzeremo le varie problematiche per comprendere come anche l’industria può fare molto, ad esempio proponendo nuove soluzioni nella distribuzione e un packaging alimentare sostenibile che possa offrire modalità di conservazione innovative.

Sfuso alla spina

Si chiamano negozi leggeri quelli in cui i prodotti sono venduti senza confezione. Ma anche le più grandi catene di supermercati iniziano a proporre articoli senza imballaggio per vendere al consumatore solo singole porzioni che deve utilizzare. Lo sfuso alla spina di alimenti riguarda cereali, frutta secca, semi, latte, vino, pasta e persino alimenti per gli animali. Poi ci sono tutti i prodotti personali e per la pulizia in generale come csmetici, saponi, detersivi e persino profumi.

I negozi leggeri che vendono lo sfuso alla spina solitamente sono molto accoglienti e cercano di ispirarsi alle vecchie botteghe di una volta, anche nell’arredamento. Il tentativo, anche a livello di comunicazione e immagine, è fare riscoprire un modo antico di acquistare merce. Si fa leva sui prodotti tradizionali o legati al territorio con un’offerta varia a km zero. L’esempio del supermercato Original Unverpackt inaugurato già da alcuni anni nel centro di Berlino fa da scuola. Qui l’imballaggio è bandito su tutta la linea ma a quanto pare i prezzi dei prodotti biologici sono ancora troppo alti.

Negozi leggeri risparmiare

Nei negozi leggeri anche il prezzo pesa meno e per questo lo sfuso alla spina in Italia è un settore in continua espansione. Basta munirsi del contenitore abituale o acquistarne uno da riutilizzare la prima volta. In alcuni punti vendita è possibile acquistare solo ed esclusivamente prodotti sfusi di origine biologica. Si tratta di negozi indipendenti creati da privati e in franchising. Ognuno ha le proprie caratteristiche. C’è chi privilegia il prodotto locale o servizi come consegne a domicilio in bicicletta. Altri sono negozi specializzati in gluten free o alimentazione vegana.

Lo sfuso di detersivi alla spina senza imballaggio inquinano meno è senz’altro un punto su cui lavorare per attirare un pubblico che mostra sempre maggiore consapevolezza sull’argomento. Le strategie di sviluppo spesso sono ancora più legate al risparmio oppure a nicchie specifiche. Ci sono i negozi specializzati che vendono solo ed esclusivamente vino o profumi alla spina. Al risparmio sull’imballaggio si unisce l’attenzione al territorio con prodotti locali e iniziative sociali di ampio respiro.

Comprare prodotti nei negozi leggeri non ha niente a che vedere con lo shopping compulsivo che riguarda i prodotti di lusso o l’abbigliamento. I bei tempi in cui nel carrello della spesa la gente infilava un pò di tutto sono finiti. E’ un bene dato che ogni anno si sprecano alimenti per centinaia di milioni di euro. Consumare porzioni più piccole significa sprecare e buttare meno cibo. Ma certo le preoccupazioni per l’ambiente e i desiderio di sostenibilità non sono in cima ai pensieri di tutti i cittadini alle prese con la spesa.

Negozi sfuso in Italia

L’origine dello sfuso alla spina in Italia si identifica nel Negozio leggero aperto a Torino nel 2009 grazie alla collaborazione di Ecologos (ente di ricerca sull’ambiente) e della cooperativa Rinova. E’ un progetto in franchising con punti vendita ormai sparsi in tutta Italia. Si possono acquistare prodotti sfusi come pasta, cereali, farine, uova, caffè, caramelle, cosmetici, detersivi, prodotti per l’infanzia e molto altro. Fanno eccezione frutta e verdura fresca facilmente deperibile. I prezzi sono contenuti e la qualità è assicurata.

Il fresco a kilometro zero si trova da Effecorta, altro nome importante da considerare. Dalla provincia di Lucca a Padova, Bologna e Milano per un servizio attento all’ambiente. I prezzi sono non poco più alti della media ma la qualità è alta. Inoltre si organizzano lezioni di cucina e tour gastronomici in giro per l’Italia alla ricerca delle tradizioni gastronomiche regionali. Una volontà che si unisce alla ricerca su tutto il territorio italiano per promuovere la qualità locale stagionale e sostenere progetti a tema.

Filiera corta e un rapporto diretto con il produttore animano la Bottega Origini a Pavia. Un negozio che incentiva la spesa sfusa con prodotti legati al territorio. In pieno centro a Brescia c’è le Sfuse, un negozio senza imballaggi aperto da due sorelle. Ma anche la grande distribuzione non si fa attendere. I negozi Crai hanno inaugurato aree Eco Point per promuovere la vendita di prodotti alimentari secchi e detersivi alla spina. Auchan all’interno degli ipermercati ha reparti Self Discount dedicati anche agli alimenti congelati.

Porzioni monodose antispreco

Spesso la gente fa una spesa troppo abbondante con il risultato che ogni giorno tonnellate di alimenti finiscono nella spazzatura. Tradotto in denaro, si tratta di prodotti che equivalgono a circa 8,7 miliardi di euro all’anno, solo in Italia. Secondo il centro studi Waste watcher, l’osservatorio sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane, nella classifica dei più sprecati si trovano i cibi freschi come frutta, verdura e formaggi, mentre tra quelli cotti è la pastasciutta la regina del cassonetto. Insomma una vera e propria ecatombe di cibo che prima ancora di riguardare l’approccio delle persone al cibo ed eventuali modalità di riciclo in cucina, deve fare rivedere le modalità di acquisto di prodotti.

L’utilizzo di prodotti monodose è sicuramente un modo per ridurre questi sprechi e risparmiare sulla spesa anche perchè la famiglia è cambiata. Le confezioni 2×3 tanto in voga un decennio fa nei supermercati nazionali hanno lasciato il posto alla porzioni monodosi anche per i 7,7 milioni di single presenti nella società italiana. Ma piccole porzioni di cibo, alimentari freschi o surgelati o prodotti per la pulizia della casa, costano meno e sono sempre più utilizzate anche dai nuclei familiari più numerosi.

Acquistare prodotti monodose spesso però non significa risparmiare in termini assoluti, ma adeguarsi ai nuovi stili di vita sempre più frenetici, con famiglie impegnate sul lavoro che consumano sempre più spuntini tra i pasti principali. Solo negli Stati Uniti il 40% degli alimenti confezionati è costituito da snack. Le quantità sono minori e costano meno, ma in proporzione il prezzo dei prodotti monodosi è superiore alle scatole tradizionali o formato famiglia.

Monodose o giusta dose?

Fare la spesa risparmiando significa avere maggiore consapevolezza sulle quantità di cibo e bevande da assumere giornalmente. In generale acquistando prodotti in minore quantità si può puntare più sulla qualità, sia che si tratti di bellezza, vino o altri prodotti gastronomici. Sta di fatto che il passaggio a confezioni sempre più piccole è testimoniato anche da una recente ricerca realizzata da Euromonitor International sul mercato degli imballaggi. I piccoli contenitori sono gli unici a crescere come volume di vendite negli ultimi anni.

Oltre alle porzioni monodose cresce anche l’importanza del “rightsizing”, specie nelle bevande analcoliche e nelle bibite, con bottiglie e confezioni più piccole. Ad esempio nel 2015 la Coca-Cola in Canada ha sostituito laa bottiglia in PET da 591ml con quella da 500 ml e quella da 355ml con una da 310ml, mentre torna in voga la bottiglia da 1 litro contro i 2 litri. Riducendo le dimensioni delle porzioni si riducono anche calorie e zucchero.

Insomma oggi la parola d’ordine “risparmiare” fa rima anche con “benessere” e con ambiente. Questa tendenza riguarda tutta Europa. I grandi gruppi se ne sono accorti, affiancando le tradizionali iniziative come buoni spesa e sconti, ai prodotti monodose. Comperare solo l’essenziale ricercando prodotti in promozione e senza logo, sia nei supermercati tradizionali che nei discount, alla fine consente di risparmiare decine di euro al mese e qualche chilo di grasso addominale.

Green packaging sostenibile

Nell’ottica di non sprecare e risparmiare senza inquinare l’ambiente, favorendo la produzione e l’utilizzo di prodotti della cosiddetta economia circolare, molte aziende oltre all’utilizzo del monodose e dello sfuso alla spina stanno studiando forme di packaging alimentare innovativo. Se sostenibilità e riciclo degli imballaggi inizialmente era considerata solo un costo, oggi per tutte le grandi industrie alimentari la sostenibilità è un tema molto sentito a livello di marketing.

Al di là del puro greenwashing per apparire sostenibili senza esserlo, le direttive comunitarie sulla responsabilità estesa ritengono i produttori responsabili di tutto il ciclo di vita di un prodotto che devono sostenere le spese per lo smaltimento finale. Ecco perchèiIn un’ottica di economia circolare l’eco design sta diventando sempre più importante anche nel settore degli imballaggi e contenitori. Molti prodotti sugli scaffali sono di plastica, ma si fanno strada bioplastiche sostenibili che possono essere create anche da scarti dell’ortofrutta, in particolare carciofi. Esiste poi il green packaging sostenibile con imballaggi creati con fibre grezze ricavate dagli scarti di ananas, cocco e persino funghi.

Secondo una recente indagine realizzata dal Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), oltre l’80,6% degli imballaggi ad oggi viene riciclato (10 milioni di tonnellate) tra plastica, vetro, acciaio alluminio e carta e legno, risparmiando circa 995 milioni di euro e 3,97 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Anche in questo caso le scelte dei consumatori vanno facendosi più consapevoli, tanto che nel 29% la scelta dei prodotti riguarda anche il tipo di imballaggio, anche se solo il 6% si preoccupa di acquistare merce in linea con l’economia circolare. Ma per conquistare il rimanente pubblico poco attento all’aspetto green di plastiche, carta, vetro e acciaio, si può fare ancora molto.

Packaging alimentare innovativo

Il packaging alimentare anti spreco ad esempio può allungare la vita del cibo e dare informazioni dettagliate sui prodotti. Oltre alle politiche di sensibilizzazione della popolazione fatta di consigli e informazioni su come fare la spesa, c’è chi si rivolge alla tecnologia per studiare nuove modalità di conservazione sempre più efficaci. Esempi ne esistono già negli Stati Uniti, Giappone e Australia. Il problema è che oltre ad essere efficaci e sicure, garantendo l’idoneità alimentare, queste tecnologie devono risultare anche economiche.

Con il nuovo packaging alimentare si possono addirittura ritardare i tempi di maturazione di frutta e modificare le condizioni di conservazione per verdura e in genere per tutti i prodotti freschi. Esistono particolari contenitori semplici e comodi studiati per assorbire ossigeno o eliminare l’umidità. L’utilizzo delle bioplastiche ricavate dallo scarto vegetale ha portato alla ribalta speciali polimeri come l’acido polilattico ottenuto da zucchero di canna o glucosio a zero impatto ambientale, capace di conservare l’alimento e lasciandolo traspirare (niente muffe). Mentre altre composizioni possono prolungare la durata di cibi facilmente deperibili.

Eco imballaggi alimentari

La nuova frontiera è il packaging attivo capace di interagire con il cibo contenuto (modifica i tempi di conservazione e ne assicura la conservazione) o fornire informazioni sullo stato di integrità dell’alimento (se ha subito alterazioni di temperatura, per esempio). Date un’occhiata alle confezioni di carne e pesce vendute nel banco frigo al supermarket. La carta assorbente che si trova sul fondo della confezione, sotto l’alimento, serve proprio a limitare la prolificazione di microrganismi e quindi ad allungare i tempi di conservazione.

L’eco packaging alimentare di ultima generazione sembra essere una tra soluzioni anti spreco da adottare su larga scala nei prossimi anni. Certo la confezione costituisce solo una piccola parte dell’impatto ambientale ma se si potesse renderla interattiva oltre che completamente biodegradabile? Nel senso, se potesse fornirci delle informazioni sul prodotto conservato? Lo sguardo dei ricercatori è puntato proprio sulla confezione tra sensori e spie luminose che avvisano quando il prodotto sta scadendo o ha subito cambi repentini di temperatura.

Se l’imballaggio si mangia

Nel packaging edibile i materiali sono riciclati direttamente dagli scarti alimentari (bucce della frutta, per esempio) e si possono consumare insieme al prodotto che contengono (zero rifiuti). Ma la loro funzione non si esaurisce qui. I componenti del packaging diventano parte del prodotto, lo integrano anche dal punto di vista estetico. L’esempio è la confezione gelatinosa di frutta e alghe creata da David Edwards, professore presso l’Università di Harvard.

Il panorama del packaging alimentare biodegradabile è vario e in continua evoluzione animato da politiche di sperimentazioni con materiali alternativi sostenibili. Aziende famose in tutto il mondo sono pronte a sostenere la sfida. L’esempio nel food delivery è la società Deliveroo impegnata a distribuire ai ristoranti associati contenitori ecologici per il trasporto del cibo a domicilio (il cliente sceglie se fornirsi o meno di posate in plastica). Essere sostenibili fino in fondo presuppone una buona dose di creatività.

Raccolta differenziata e riciclo

Secondo gli utlimi dati Conai (Consorzio nazionale imballaggi) raccolti nel Green Economy Report, anche in Italia si vedono i primi ottimi risultati di un sistema di smaltimento dei rifiuti che comprende enti locali, governo, produttori e distributori. L’Italia è seconda solo alla Germania in termini di raccolta differenziata e riciclo con benefici che equivalgono al risparmio di CO2 dovuto a 10mila tratte aeree Roma-New York andata e ritorno.

Se i risultato dal punto di vista ambientale è notevole, a livello economico si tratta di 402 milioni di euro di risparmio a cui si aggiunge un recupero di energia pari a 27 milioni di euro e un indotto di 592 milioni di euro. Nel riciclo degli imballaggi è fondamentale la cura con cui i cittadini fanno raccolta differenziata. Solo in questo modo plastica, acciaio, vetro, carta possono tornare a nuova vita con vantaggi immediati sull’ambiente.

Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero ed il Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, sostiene che in Italia 9 cittadini su 10 oramai facciano raccolta differenziata di carta cartone. 3,5 milioni di tonnellate e l’81% degli imballaggi sono stati smaltiti, ma non mancano gli errori e i dubbi su cosa possa essere gettato nel cassonetto. Ancora una volta la comunicazione gioca un ruolo fondamentale e per questo è stata chiesto una mano ad Elio e le storie tese che ha creato una canzone divertente per unirsi la coro di chi con semplici comportamnte aiuta la terra a sopravvivere.