senza musica gratis

Per i giovani ascoltare musica gratis è diventato un fatto normale. Ma se da domani non fosse più possibile scaricare e ascoltare canzoni in modo gratuito come cambierebbe il mercato e il valore economico, sociale e culturale della musica?

L’industria musicale negli scorsi anni ha cercato invano di contrastare il fenomeno del peer to peer illegale: legittimo per alcuni, per altri sinonimo di furto. In mancanza di norme condivise a livello globale, la facilità con cui gli utenti online potevano e possono trovare e ascoltare musica gratis in rete ha fatto il resto: i giovani sono cresciuti convinti che la musica non sia da pagare. Ovviamente ciò ha implicazioni sul piano economico, ma non solo: privare un bene della sua fisicità e del suo controvalore economico è un buon modo per svalutarne la sua efficiacia anche a livello culturale e sociale. La percezione del valore è attributo di una cosa che è possibile memorizzare, venire utilizzata sia attraverso l’uso o lo scambio. Deve essere una cosa, o un oggetto, e avere un prezzo. Nella musica tutto ciò è venuto meno.

Già agli albori della musica liquida la questione poteva essere considerata in molti modi: se per alcuni il peer to peer è stato un fenomeno normale, altri ne facevano una questione etica. Sta di fatto che oggi per il 70% dei navigatori ascoltare e scaricare musica gratis è diventato un diritto moralmente accettabile tanto che come diretta conseguenza l’industria si è dovuta inventare lo streaming musicale gratuito, pagando un prezzo molto elevato. Non sono solo le case discografiche a lagnarsi, la pirateria ha causato un danno enorme da un punto di vista economico e culturale a tutta la filiera della musica. Vero è che nel caso di beni culturali la soddisfazione dovrebbe derivare più dal loro valore sociale e emozionale piuttosto che dal significato economico, ma per artisti, musicisti, produttori, etichette, editori, l’unica alternativa rimasta a cambiare lavoro oggi sembra l’arrabattarsi alla ricerca di qualche meme virale che procuri milioni di click da vendere in merchandising.

Se rimaniamo sul piano prettamente economico, Universal Music Group, una delle maggiori major discografiche, ha realizzato con la società di consulenza Bain & Company uno studio che evidenzia come le vendite di musica registrata, in assenza di alternative gratuite illegali, sarebbero 17 volte maggiori. Ciò succederebbe nell’arco di tre anni. Nel primo anno i consumatori avrebbero ancora qualche dubbio sulla necessità di acquistare musica, ma in mancanza di alternative gratuite gradualmente comincerebbero ad abbonarsi a servizi di streaming e di mp3 a pagamento, acquistando molti più cd e vinile.

Senza musica gratis? ecco come fare

Nel futuro immaginario dello studio, la pirateria e anche l’errata percezione di gratuità può essere sconfitta solo attraverso queste misure:

  • Diminuizione ed eliminazione graduale di musica gratis sui siti di streaming
  • Controllo di siti e domini da parte dei fornitori di rete
  • Blocco di contenuti e intensificazione delle azioni legali contro chi mette a disposizione contenuti illegali.

Queste azioni dovrebbero essere intraprese contemporaneamente da Stati Uniti e Europa, con una crociata capace di coivolgere contemporanemanete politici, media, industria e artisti. Al piano manca di considerare la pedina più importante: il pubblico. Unico vero motore di tutta la faccenda sia a livello sociale che economico e invece sempre più trattato come semplice consumatore inconsapevole.