Senza musica gratis che mondo sarebbe

Senza musica gratis si vivrebbe meglio o peggio? Se non fosse possibile scaricare e ascoltare canzoni gratuitamente non cambierebbe solo il mercato, ma anche il valore sociale e culturale dell’industria musicale

Avete mai pensato senza musica gratis che mondo sarebbe? Di sicuro oggi siamo tutti più o meno convinti che per ascoltare le nostre canzoni preferite si possa anche non pagare. L’industria musicale negli scorsi anni ha cercato invano di contrastare il fenomeno della pirateria senza riuscirci. In mancanza di norme condivise a livello globale, la facilità con cui gli utenti ancora oggi trovano e ascoltano musica gratis in rete ha fatto il resto.

Dagli mp3 in poi, con il declino dei supporti fisici e l’ascesa di internet, tutto è successo abbastanza rapidamente intorno alla fine degli anni ’90. Con quali conseguenze? Privare un bene della sua fisicità e del suo controvalore in denaro è sempre un buon modo per svalutarne la sua efficacia anche a livello culturale e sociale. Non ha implicazioni solo sul piano economico ma sulla percezione del valore in generale. Una cosa esiste se si può toccare fisicamente, ha un prezzo e si può memorizzare o utilizzare attraverso l’uso o lo scambio.

La musica liquida quindi è come non esistesse, anche se si ascolta. La questione probabilmente è stata inizialmente sottovalutata ed è esplosa con l’avvento della pirateria. Secondo i sociologi sono le ambiguità e l’assenza di norme precise e condivise rispetto ad un determinato comportamento a peggiorare le cose. Non a caso sono serviti a poco tutti gli sforzi fatti in passato per combattere la pirateria online a colpi di sanzioni, e il concetto di ‘musica gratis’ trionferà ancora a lungo tempo.

Musica gratis e pirateria

In breve tempo il peer to peer è diventato un fenomeno normale e diffuso su scala mondiale, molto più convincente di qualche remora etica. A seguire il 70% dei navigatori a livello globale si è convinto che ascoltare e scaricare musica gratis fosse un diritto moralmente accettabile. Come diretta conseguenza l’industria si è dovuta inventare lo streaming musicale gratuito, pagando un prezzo molto elevato e comunque senza eliminare la pirateria, ancora oggi ben presente, anche se nessuno ne parla.

Qualcuno sosterrà che nel caso dei beni culturali la soddisfazione dovrebbe derivare più dal valore sociale ed emozionale piuttosto che dal significato economico. Eppure la pirateria ha causato danni enormi sia dal punto di vista economico che culturale a tutta la filiera della musica. Non ci sono solo le case discografiche e gli artisti a lagnarsi. Musicisti, produttori, etichette, editori: con l’avvento della musica digitale, l’unica alternativa rimasta al cambiare lavoro, per un artista è arrabattarsi alla ricerca di fans e followers. L’idea musicale oramai è un meme virale da milioni di click da rivendere in comunicazione o merchandising.

Streaming gratis o a pagamento?

Oggi l’industria musicale sembra abbia molta fiducia sul fatto che sarà lo streaming a trasformare il diffuso concetto di musica gratis in musica a pagamento. E’ vero che Spotify e i grandi servizi di streaming hanno attirato milioni di utenti offrendo canzoni gratis in cambio di spot. Ora il tentativo è trasformare gli utenti freemium in abbonati premium disposti a pagare un abbonamento mensile per ascoltare tutta la musica che desiderano e senza interruzioni.

Questo è anche l’unico modo per rendere lo streaming sostenibile da un punto di vista economico. Compito per nulla facile, dato che secondo una recente indagine realizzata su gruppi di studenti universitari italiani, per oltre 9 giovani su 10, ovvero per il 92,7% degli intervistati, scaricare musica illegalmente a sbafo è ammissibile. Contemporaneamente arrivano altri dati dall’America per cui solo 9 studenti su 100 si dicono convinti che in futuro si abboneranno al servizio di streaming di Apple, mentre il 53% lo esclude a priori.

Cosa significa, siamo diventati tutti furbi, forse ladri o un pò stupidi? Non proprio: il problema è che il confine tra legalità e illegalità su internet non sembra ancora essere chiaro. Norme legali e sociali non sembrano andare alla stessa velocità come nella vita reale. Se per quasi tutti gli intervistati è inammissibile infrangere la legge quando riguarda collettività e beni comuni, la stessa cosa non si può dire relativamente al rispetto della proprietà intellettuale. Sul web esiste una distanza enorme tra ciò che afferma la legge e ciò che percepisce la gente.

Un mondo senza musica gratis

Universal Music Group, una delle maggiori major discografiche, qualche tempo fa ha realizzato con la società di consulenza Bain & Company uno studio su questo argomento. I dati evidenziano come in assenza di alternative gratuite illegali, le vendite di musica registrata sarebbero 17 volte maggiori. Ciò succederebbe nell’arco di tre anni. Nel primo anno i consumatori avrebbero ancora qualche dubbio sulla necessità di acquistare musica, ma in mancanza di alternative gratuite, gradualmente comincerebbero ad abbonarsi a servizi di streaming e a scaricare mp3 a pagamento, acquistando molti più cd e vinile.

Nel futuro immaginato dallo studio, pirateria ed errata percezione di gratuità possono essere sconfitte solo attraverso alcune misure:

  • Diminuizione ed eliminazione graduale di musica gratis sui siti di streaming
  • Controllo di siti e domini da parte dei fornitori di rete
  • Blocco di contenuti e intensificazione delle azioni legali contro chi mette a disposizione contenuti illegali.

Queste azioni dovrebbero essere intraprese contemporaneamente da Stati Uniti ed Europa, con una crociata capace di coinvolgere contemporanemente politici, media, industria e artisti. È un piano senz’altro ambizioso, oltre che poco realizzabile, dato che non considera la pedina più importante: il pubblico. Sono gli ascoltatori e gli appassionati l’unico vero motore di tutta la faccenda a livello sociale ed economico. E sia che si tratti di musica gratis o a pagamento, nella smania di creare consumatori inconsapevoli si può sottovalutare un problema: alle volte fanno come gli pare.