Batterista con senso del ritmo

Cos’è il senso del ritmo e perchè è così importante? Stare a tempo è cruciale nei musicisti e fondamentale nei bambini: sviluppa il linguaggio e aiuta a crescere. Si può migliorare con l’esercizio o è una capacità innata?

Tra musica e movimento c’è un legame che si perde nella notte dei tempi. Il senso del ritmo è importante per l’uomo a livello evolutivo: basta mettersi una mano sul cuore, ascoltare il ritmo della pioggia, i suoni ripetitivi di un torrente e della natura. La danza è dell’uomo fin dalla preistoria ed è stata essenziale per l’evoluzione della civiltà. I gesti del corpo scanditi con più o meno senso del ritmo sono stati la prima forma di linguaggio e il ballo un modo per riconoscersi all’interno di tribù o credenze religiose. L’arte della danza è stata sviluppata nell’Egitto dei faraoni, nella Grecia Antica all’interno di rituali e cerimonie e da ogni popolo del mondo come fenomeno di identità e distinzione sociale.

Nella storia dei popoli esistono forme di danza tragica, ludica, dissoluta, improvvisata, moderna e classica a seconda di come musica e movimento interagiscono. Pum pum ascoltiamo camminando per strada, entrando in un negozio, guardando un video virale visto da miliardi di persone su Youtube. La musica moderna è sempre più concentrata sul senso ritmo e sempre meno sulla complessità armonica e melodica. Oltre alle logiche consumistiche dev’esserci qualcos’altro che spinge l’uomo ancora oggi a sommergere ogni momento del suo vivere quotidiano di sottofondi ritmici.

Cosa serve senso del ritmo

Il senso del ritmo è innato nell’uomo? Di certo è importante e non solo nella musica, basti pensare a come si scrive e parla. C’è un gesto ritmico in ogni linguaggio artistico, nello sport e a ben pensarci in tutte le attività umane. Nei bambini poi il ritmo è fondamentale per la crescita. Sapere andare a tempo può migliorare le competenze linguistiche e la lettura fin dall’infanzia. Ma esistono persone che non sanno stare a tempo?

Certo il senso del ritmo per i musicisti è fondamentale. E’ il respiro della musica che ogni bravo musicista vive e interpreta in modo personale. Ma non serve essere batteristi o musicisti per sapere che questa particolare dote umana va oltre la musica. Comincia dal cuore, scandisce il fiato, passa dai gesti quotidiani. É il passo con cui camminiamo, diventa danza o cadenza nel fare sport. Ci sono esercizi per migliorare, oppure l’apprendimento non ha alcun ruolo nello sviluppare la capacità ritmiche?

Il ritmo nel cervello

Il movimento associato ad un ritmo è un fenomeno umano universale e spontaneo, piacevolmente presente in ogni contesto musicale più o meno sofisticato. Ma gli scienziati non considerano il lato estetico o culturale. Una nuova ricerca su musica e movimento dell’Università di Edimburgo offre una nuova chiave di lettura. Sembra che le persone abbiano la necessità di muoversi a suon di musica perchè con il ritmo, oltre al naturale coinvolgimento motorio evidenziato dal battito del piedino, sarebbero stimolati anche i meccanismi di apprendimento del cervello.

Il ruolo della musica nel modificare l’intelligenza e le capacità neuronali è stato oggetto già in passato di molti studi. Alti livelli di formazione musicale sono associati a migliori capacità di apprendimento a livello cognitivo, emozionale e spaziale. Ma non era mai stato scoperto che anche il semplice ascolto giocasse un ruolo importante nel facilitare l’attività motoria. Invece già ascoltando canzoni mentre si svolge un compito manuale viene modificata la struttura neuronale come se le note servissero per imparare e migliorarsi.

Senso del ritmo è innato

Stare a tempo però non si impara da adulti o quando si è già grandi, ma da piccoli. I test effettuati dall’Istituto ungherese di psicologia dell’Accademia delle scienze di Budapest lo dimostrano. Utilizzando tecniche di neuro imaging sul cervello di neonati sottoposti a brani ritmici, i ricercatori hanno rilevato che inserendo delle pause fuori tempo le reazioni sono già evidenti. Il senso del ritmo sarebbe innato nell’uomo ed è una caratteristica che ci distingue dagli altri animali a livello evolutivo.

La percezione del tempo ritmico non esiste ad esempio nelle scimmie. Il battito del cuore o la voce della mamma non avrebbero un ruolo nello sviluppare questa capacità. Questa scoperta apre il campo alla diagnosi precoce di eventuali disturbi del linguaggio e dell’udito sui neonati sin dai primissimi giorni della nascita. Attraverso un test diagnostico è possibile rilevare se è presente il senso del ritmo nel neonato. Nel caso di anomalie, sarà possibile scoprire e curare l’insorgenza di eventuali disturbi in anticipo.

Il ritmo nei neonati

Avere senso del ritmo quindi non è una caratteristica fondamentale solo dei musicisti, ma ancor di più nei bambini. Negli ultimi anni sono stati fatti alcuni studi sull’argomento. Uno studio effettuato da equipe di ricercatori internazionali ha scoperto che i neonati hanno la capacità di seguire la musica a tempo sin dai primi giorni dopo la nascita. Nel neonato il ritmo verrebbe seguito e addirittura anticipato in reazione a variazioni musicali. Come è possibile?

I neonati sono sensibili alla differenza di battiti, tono e melodie prima ancora di apprendere altre abilità come parlare, camminare e sedersi. La funzione uditiva si sviluppa già nel feto, fin dalle 16 settimane di gravidanza. E’ qui che i bambini iniziano il loro sviluppo musicale. Cominciano a sentire i suoni, comprese le voci dei genitori e migliorano le capacità di elaborare i rumori. Quando vengono alla luce sono già pronti a percepire le variazioni ritmiche nella musica.

Senso del ritmo nei musicisti

Il senso del ritmo è una dote fondamentale in tutti i musicisti. Batteristi e percussionisti nella musica moderna hanno un ruolo importante dal punto di vista ritmico ma non escusivo. Il modo in cui qualsiasi musicista interpreta il ritmo e ‘sta sul tempo’, più che comprendere aspetti tecnici o velocità di esecuzione, è una pura questione di talento. Un vero marchio di fabbrica che nei linguaggi musicali più evoluti spesso contraddistingue un musicista qualunque da un vero artista.

Ogni genere ha un particolare modo di intendere il tempo. I più bravi musicisti di jazz classica, pop o dance lo sanno: basta cambiare un accento o il modo in cui si ‘porta’ il tempo, per creare emozioni diverse. Anche i più bravi cantanti nell’interpretare l’esecuzione possono essere anticipo o un poco in ritardo sui battiti, per poi subito recuperare. Sia che si tratti di jazz, funky, pop o classica, di orchestre, solisti o cantanti, in questo caso la parola giusta in ambito musicale è ‘relax’. Questi segreti possono influire in maniera determinante su ciò che si esprime suonando un brano classico al pianoforte o interpretando una canzone accompagnati da una chitarra, ma anche nella vita di tutti i giorni.

Ritmo e linguaggio umano

Il ritmo è infatti parte integrante del linguaggio umano. Conferme in questo senso arrivano da uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience e realizzato da Nina Kraus, del Laboratorio di neuroscienze sonore della Northwestern University dell’Illinois. Il test ha coinvolto oltre 100 ragazzi invitati a tamburellare le dita insieme a un colpo di metronomo. Dopo avere verificato la loro precisione nell’andare a tempo, con degli elettrodi è stata misurata la risposta neurale al suono delle parole. I ragazzi con una formazione musicale elevata hanno anche ottenuto migliori ri sultati nella comprensione del linguaggio parlato.

L’esperienza ritmico musicale sembra insomma rafforzare la tesi secondo cui le capacità uditivo neurali sono collegate alla musica. Spesso chi ha difficoltà nella lettura, ha anche difficoltà nell’andare a tempo. Una spiccata comprensione dei suoni musicali influisce anche sulla comprensione del linguaggio delle parole e sulle capacità di lettura. D’altronde non è la prima volta che si scopre l’impatto della musica sul cervello. Un motivo in più per suonare uno strumento ed insegnarlo ai propri figli: di sicuro si starà meglio anche nel leggere i risultati sulla pagella.

Come sviluppare senso del ritmo

Il senso del ritmo è innato ma è possibile migliorarlo? Assolutamente sì. La neuroscienza ci insegna che il cervello di un bambino è malleabile e ha la capacità di imparare. Il particolare nel primo anno di vita le sue dimensioni cambiano moltissimo aprendo dei percorsi neuronali cruciali nel suo sviluppo successivo. Quindi cullare il proprio bimbo a suon di musica è fondamentale, così come muovere i neonati a tempo mentre si canticchiano delle canzoncine.

Battere oggetti, percuotere pentole e padelle è il modo che i bimbi utilizzano per esercitarsi e migliorare. Sensibilità musicale e percezione del ritmo sono correlati al ragionamento spaziale che serve al conteggio acustico tattile e alla misurazione matematica. Percuotendo le pentole, picchiando i piedi, danzando e muovendosi a ritmo la corteccia sensoriale e le capacità innate non solo si mantengono, ma si sviluppano. Pazienza se si disturbano i vicini: battere le mani a tempo non sarà mai un problema per i vostri figli.