senso del ritmo

Senso del ritmo innato nei bambini o frutto di educazione ed esperienze di vita? Certo stare a tempo è una capacità cruciale che sviluppa il linguaggio e aiuta a crescere: tutto comincia fin dai primi giorni dopo la nascita

Il senso del ritmo è innato nell’uomo? Di certo è importante e non solo nella musica. Pensiamo a come si scrive e parla, c’è un gesto ritmico in ogni linguaggio artistico, nello sport e a ben pensarci in tutte le attività umane. Nei bambini poi il ritmo è fondamentale per la crescita. Ma esistono persone che non sanno stare a tempo? In questo caso ci sono esercizi per migliorare, oppure l’apprendimento non ha alcun ruolo nello sviluppare la capacità di stare a tempo?

Avere senso del ritmo potrebbe sembrare una caratteristica fondamentale solo dei musicisti, ma in realtà lo è ancor di più nei bambini. Negli ultimi anni sono stati fatti alcuni studi sull’argomento. Una ricerca effettuata da equipe di ricercatori internazionali ha scoperto che i neonati hanno la capacità di seguire la musica a tempo sin dai primi giorni dopo la nascita. Prima ancora di apprendere altre abilità come parlare, camminare e sedersi, i neonati sarebbero sensibili alla differenza di battiti, tono e melodie. Il ritmo verrebbe seguito e addirittura anticipato in reazione a variazioni musicali. Come è possibile?

La funzione uditiva si sviluppa già nel feto, fin dalle 16 settimane di gravidanza. E’ qui che i bambini iniziano il loro sviluppo musicale. Cominciano a sentire i suoni, comprese le voci dei genitori e migliorano le capacità di elaborare i rumori. Quando vengono alla luce sono già pronti a percepire le variazioni ritmiche nella musica.

Senso del ritmo nei bambini

Stare a tempo non si impara dagli adulti o quando si è già grandi. I test effettuati dall’Istituto ungherese di psicologia dell’Accademia delle scienze di Budapest lo dimostrano. Utilizzando tecniche di neuro imaging sul cervello di neonati sottoposti a brani ritmici, i ricercatori hanno rilevato che inserendo delle pause fuori tempo le reazioni sono già evidenti. Il senso del ritmo sarebbe innato nell’uomo ed è una caratteristica che ci distingue dagli altri animali a livello evolutivo.

La percezione del tempo ritmico non esiste ad esempio nelle scimmie. Il battito del cuore o la voce della mamma non avrebbero un ruolo nello sviluppare questa capacità. Questa scoperta apre il campo alla diagnosi precoce di eventuali disturbi del linguaggio e dell’udito sui neonati sin dai primissimi giorni della nascita. Attraverso un test diagnostico è possibile rilevare se è presente il senso del ritmo nel neonato. Nel caso ci fossero delle anomalie sarà possibile scoprire e curare l’insorgenza di eventuali disturbi in anticipo.

Come avere senso del ritmo

Il senso del ritmo è innato ma è possibile migliorarlo? Assolutamente sì. La neuroscienza ci insegna che il cervello di un bambino è malleabile e ha la capacità di imparare. Il particolare nel primo anno di vita le sue dimensioni cambiano moltissimo aprendo dei percorsi neuronali cruciali nel suo sviluppo successivo. Quindi cullare il proprio bimbo a suon di musica è fondamentale, così come muovere i neonati a tempo mentre si canticchiano delle canzoncine.

Battere oggetti, percuotere pentole e padelle è il modo che i bimbi utilizzano per esercitarsi e migliorare. Sensibilità musicale e percezione del ritmo sono correlati al ragionamento spaziale che serve al conteggio acustico tattile e alla misurazione matematica. Percuotendo le pentole, picchiando i piedi, danzando e muovendosi a ritmo la corteccia sensoriale e le capacità innate non solo si mantengono, ma si sviluppano. E per una volta pazienza se si crea un pò di disturbo ai vicini.