Si chiude il 18 gennaio prossimo la mostra di Segantini, uno dei più grandi pittori europei di fine Ottocento raccontato attraverso le sue opere a partire dagli studi giovanili del periodo milanese, cruciale per la sua evoluzione, fino ad arrivare alla stagione più feconda vissuta tra gli spazi alpini.

Segantini. Il ritorno a Milano è il titolo della mostra di Milano allestita nelle otto sale di Palazzo Reale dove è possibile seguire un percorso tematico e ammirare lo sviluppo del genio pittorico di un artista appassionato dei paesaggi montani, che amava ritrarre situazioni reali grazie a una padronanza tecnica maturata ai corsi di pittura all’Accademia di Brera e all’amicizia con i maestri del periodo.

Milano come fulcro di movimenti pittorici d’avanguardia a partire dal 1860 circa che interessano il giovane pittore di 17 anni alle prese con un’esistenza travagliata, orfano di madre e padre già all’età di otto anni. Resta l’amore per la pittura e il contatto con la natura e l’amore per la montagna, una passione poi coronata dal successo commerciale.

Dipinti di piccolo e grande formato evocano paesaggi e situazioni tipiche della quotidianità contadina come anche nature morte e ritratti su committenza, tra bozzetti preparatori e disegni capaci di sottolineare ancora di più la cura e la bravura di un artista dedito a una sorta di immersione nei propri soggetti che venivano modificati e cambiati nel corso del tempo.

Ma è la Svizzera a segnare Segantini nel profondo. Un soggiorno durato lungo otto anni dove la tecnica pittorica dei piccoli tratti accostati come filamenti di colore diventa decisiva insieme e una visione decisamente simbolista e visionaria tutta da ammirare nelle tele monumentali presenti nell’ultima parte del percorso espositivo con il tema della maternità ancora una volta evocato a gran voce.

Tra le opere presenti particolarmente significativo è il quadro ad olio ‘Ave Maria a trasbordo‘ in cui Segantini sperimenta quella volontà di catturare l’intensità della luce, seguito da ‘Le due madri’, manifesto del divisionismo italiano e, sempre per rimanere sempre in tema ‘madre’, d’obbligo è citare lo spettacolare ‘L’angelo della Vita’ come punto d’arrivo del suo percorso artistico.