sedentarietà di una ragazza sul divano

La pigrizia favorisce la sedentarietà che causa sovrappeso e problemi di salute ad ogni età. I preoccupanti dati sull’obesità infantile in Italia e nel mondo: i bambini fanno poco sport, mangiano male e usano troppa tecnologia

La sedentarietà è una delle principali cause di patologie fisiche e mentali anche gravi. Malgrado una maggiore consapevolezza sui temi del benessere, ancora troppe persone lo dimenticano, sono pigre o adottano stili di vita poco sani e attivi. Eppure fare attività fisica moderata ogni giorno, camminare e alimentarsi in modo corretto e sano sono gli unici sicuri elisir di lunga vita.

Sedentarietà e pigrizia, scarsa propensione al movimento e poca attività fisica peggiorano con l’utilizzo di smartphone, tablet e computer. La tecnologia offre mille comodità, ma stare sempre seduti in poltrona fa male agli adulti ed è ancora più dannoso per i bambini. Essere sedentari non è solo un problema estetico e di peso forma, ma coinvolge mente, capacità cognitive e sviluppo psicologico dei giovani.

Indice

Italiani e sedentarietà

Secondo le statistiche il 31% di italiani fa della sedentarietà una filosofia di vita e non pratica nessun tipo di movimento durante l’attività lavorativa e nessuno sport durante il tempo libero. Solo il 35,8% dei cittadini è parzialmente attivo e conosce l’importanza di fare sport. Se la metà corre una volta al mese, fanno fitness il 25% degli italiani, percentuali minori per calcio, nuoto e sport acquatici, aerobici e ciclismo.

La pigrizia degli italiani a cosa è dovuta? Ci sono motivi culturali se la cura del corpo in Italia è trascurata rispetto ad altri paesi. I problemi nascono a scuola che non insegna l’importanza del movimento. Secondo i ricercatori per configgere la sedentarietà a scuola servirebbe un’ora di ginnastica tutti i giorni. Servirebbero insegnanti qualificati e genitori consapevoli del ruolo dell’attività fisica su corpo e mente dei giovani.

In Italia invece ginnastica, sport, così come musica, arte e cultura in generale, sono attitudini familiari. Se i genitori fanno sport anche i figli lo praticano regolarmente, altrimenti è molto difficile per i bambini essere motivati ad intraprendere attività sicuramente più faticose e meno appaganti dei videogiochi elettronici. D’altronde non è semplice educare i figli a camminare se il papà utilizza l’auto per fare pochi chilometri.

In mancanza della scuola, l’unico baluardo a difesa dello sport sono le società sportive a cui viene demandato ogni tipo di formazione. Quali corsi sportivi frequentano i bambini italiani? Oltre i 3 anni di età sono in testa nuoto e sport acquatici (43,9%), seguiti da calcio (23,2%), danza, fitness e arti marziali. Il problema è che le società sportive hanno un approccio agonistico e competitivo che non aiuta a sviluppare una passione duratura nel tempo.

Bambini fanno poco sport

Il 16% dei bambini italiani sono totalmente sedentari ma solo il 41% delle mamme ne è consapevole. Tra 6 e 10 anni il 20% dei ragazzi non pratica nessuno sport, mentre le percentuali di inattività scendono al 15% tra gli 11 e i 14 anni e salgono a quasi il 20% tra i 15 e i 17 anni. Il 18% fa sport solo un’ora a settimana e solo il 25% va a scuola in bici o a piedi. Tra le cattive abitudini il 42% dei bimbi guarda la Tv in camera o gioca ai videogiochi più di 2 ore al giorno o utilizza gli smartphone fino a cadere in varie forme di dipendenza.

L’infanzia dovrebbe essere il momento in cui si pratica più sport, dato che dopo negli adolescenti le abitudini cambiano e anche i ragazzi più sportivi spesso abbandonano qualsiasi attività per dedicarsi alla pigrizia completa. Ma anche se dopo i 12 anni le priorità cambiano, studio e nuovi interessi richiedono più tempo, ciò non giustifica la mancanza di motivazione dei ragazzi italiani rispetto al resto d’Europa. Nella classifica dei paesi europei  sullaa partecipazione sportiva diretta, l’Italia si classifica al 27 esimo posto.

Svezia, Danimarca e Olanda sono le nazioni più virtuose dal punto di vista del movimento fisico, dove il 90% dei cittadini si dice soddisfatto delle strutture sportive, contro il 54% degli italiani. Inutile dire che anche in questo campo c’è molto da fare, specie nelle regioni del sud e del centro dove il problema della sedentarietà dei ragazzi è maggiore. Se i giovani fanno poco sport e sono troppo sedentari anche le loro prestazioni atletiche stanno peggiorando notevolmente negli ultimi decenni.

Secondo una ricerca realizzata in Norvegia dall’Università di Stavanger su un campione di 5000 alunni, la forma fisica dei bambini di oggi è decisamente inferiore rispetto alle generazioni precedenti. I livelli di resistenza e le capacità fisiche delle giovani generazioni sono rimaste stabili fino alla fine degli anni 1980, per poi peggiorare drasticamente, fino al 10% in meno, a partire dal 1990. Per correre 3000 metri i ragazzi oggi impiegano una media di un minuto e 20 secondi in più rispetto alle generazioni precedenti, mentre le ragazze un minuto in più.

Ovviamente i record sportivi c’entrano poco, ma questo peggioramento delle prestazioni giovanili suona come un campanello d’allarme. La scarsa attività fisica dei bambini avrà conseguenze a lungo termine sulla loro salute. Per questo motivo anche l’Unesco ha stilato un codice di comportamento con i diritti e doveri dei giovani sportivi in una visione guidata dai principi del rispetto, uguaglianza, onestà, equità, integrità e professionalità.

Sedentarietà e pigrizia

La pigrizia spesso è causa di sedentarietà che alla lunga può provocare problemi cardiovascolari e diabete, oltre a diminuire il tono dell’umore e il benessere psicologico favorendo ansia, depressione e apatia. Ma cos’è la pigrizia? Oltre al significato negativo del termine sottointende mancanza di volontà, si tratta di un fenomeno di difesa psicologica che ha origini evolutive. Tutti gli animali amano oziare per non consumare energie, perché l’uomo dovrebbe stare sempre in movimento?

La pigrizia dell’uomo non offre gratificazioni e quindi il nostro cervello la ritiene inutile, a meno che i valori di dopamina, un neuro trasmettitore che influenza la volontà ad agire, siano squilibrati. C’è poi chi si attarda sul divano perchè non sa valutare il tempo a disposizione e chi non si muove perchè ha paura del fallimento. Tra mancanza di gratificazione e paura, l’unico modo per non cadere nella sedentarietà è l’autodisciplina.

In una società che deve produrre e consumare vorticosamente per esistere, c’è anche chi dice che l’ozio possa essere più produttivo. Lo sostengono varie filosofie e alcuni economisti che cominciano a sostenere come il troppo lavoro sia dannoso e non solo per la salute. Sta di fatto che troppa inefficienza potrebbe avere gravi conseguenza anche sul benessere. La pigrizia non va affrontata dopo i 40 o 50 anni, quando lo stress aumenta facendo sorgere problemi di salute.

La sedentarietà è un fattore di rischio importante per il benessere delle persone ad ogni età. Le ripercussioni su massa grassa e salute sono immediate, ma i danni dovuti alla mancanza di attività fisica crescono con l’aumentare dell’età. Prevenzione è la parola magica e nel tentativo di attrarre i Millennials, molte palestre stanno creando allenamenti che prevedono una sorta di gamification capace di mescolare fitness, ballo e gioco anche in ambiente virtuale.

Sedentarietà sovrappeso obesità

Problemi di sovrappeso e obesità indotti dalla sedentarietà riguardano tutte le nazioni occidentali, ma in Italia ne soffre addirittura un bambino su tre. Il 23% dei bambini è in sovrappeso e più del 10% a rischio obesità. I genitori purtroppo sono i principali responsabili dei comportamenti errati dei figli in particolare quando usano televisione, smartphone e computer come baby sitter. Rendere i genitori consapevoli dei rischi che corrono i figli è fondamentale anche per ristabilire un rapporto equilibrato con il cibo.

Una alimentazione dei bambini corretta fin da piccoli riduce i fattori di rischio. Invece il 25% dei bambini italiani non consuma frutta o verdura tutti i giorni, mentre il 18% pratica sport o fa attività fisica solamente per 1 ora alla settimana. Tra le abitudini alimentari sbagliate si trascura l’importanza della colazione, per qualcuno addirittura inesistente. Così nell’arco della giornata si tendono a privilegiare snack e merendine confezionate ricche di grassi e zuccheri consumati magari davanti alla televisione o al computer.

A peggiorare la situazione e l’accumulo di grasso contribuiscono pizze, panini imbottiti, patatine e bibite gassate frazionati durante il giorno e persino alla sera. Se l’attività fisica regolare è scarsa o assente, dal problema della sedentarietà si passa direttamente all’obesità infantile che in Italia allarma sempre più esperti e pediatri. Secondo gli ultimi dati sono sovrappeso o obesi circa 1 milione di bambini che nel 60% dei casi si trascineranno il problema anche da adulti.

Obesità infantile in Italia e mondo

In Italia la percentuale di bambini obesi aumentano in modo considerevole al sud, tanto che in Campania risulta essere sovrappeso un bambino su due nella fascia 8-9 anni. Le cause sono chiare: troppe calorie ingerite con bevande, cibi sbagliati e poco sport. Su mass media, giornali o al supermercato sembra ci sia sempre maggiore consapevolezza per una giusta alimentazione, ma non è così.

L’obesità infantile in Italia è un problema che riguarda circa il 21% di bambini maschi e il 14% delle femmine, ma le percentuali arrivano al 42% e al 38% se consideriamo anche i sovrappeso. I dati rilevati dall’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, vedono l’Italia con i paesi del sud Europa in testa alle classifiche insieme a Cipro e Grecia. Danimarca, Francia, Irlanda, Lettonia e Norvegia sono invece le nazioni dove la forma fisica dei bimbi è migliore.

L’obesità infantile è un indicatore importante dello salute pubblica di una nazione e non è solo un problema italiano. Nella classifica che mette in fila 188 paesi del mondo per standard di salute e stili di vita pubblicata sulla rivista Lancet, il sovrappeso degli italiani, insieme al fumo di sigaretta, è uno dei motivi che fanno precipitare l’Italia al 20 esimo posto. Prima è l’Islanda davanti a Singapore e Svezia, ma davanti a noi nella lista ci sono praticamente quasi tutti i paesi europei.

Se l’obesità infantile riguarda oltre il 20% dei bambini italiani, in Asia i bambini sovrappeso o obesi sono il 50% e in Africa il 25%. Anche in Cina la trasformazione della società, da rurale ad industriale, sta cambiando le abitudini alimentari con enormi problemi che riguardano il cambiamento in peggio delle abitudini alimentari. In Italia non siamo a questi livelli ma si tratta si modificare un modo di mangiare e uno stile di vita sbagliato oramai consolidato in molte famiglie.

Sovrappeso e obesità in America

Nel libro The end of the obesity epidemic, il ricercatore americano Michael Gard sostiene che se il problema dell’obesità se non affrontato potrebbe portare ad una crisi sanitaria globale di tutte le società occidentali. Se l’alimentazione eccessiva e di cattiva qualità è uno dei grandi problemi dei paesi occidentali, in America il sovrappeso è una vera epidemia anche se i tassi di obesità si sono stabilizzati o sono diminuiti e grazie alle campagne di sensibilizzazione sui pericoli per la salute.

Se i bambini sovrappeso tra i 2 e 5 anni sono scesi in dieci anni del 43%, più di un terzo degli adulti e il 17% dei giovani americani sono obesi. Sotto accusa c’è sempre il junk food e le bevande zuccherate spesso assunte dalle fasce della popolazione più povera. Un recente studio dello Houston Methodist Center condotto su 165 mila adulti e pubblicato su Obesity, sostiene che i fattori sociali come istruzione, contesto familiare e reddito incidano fino al 70% nel favorire obesità grave e del 50% di sovrappeso moderato. 

Oltre allo svantaggio sociale esistono grandi disparità a seconda del gruppo etnico di appartenenza e dell’età. L’82% delle donne afro americane e il 77% di quelle ispaniche sono in sovrappeso o obese, contro il 63% delle donne bianche. Se il problema del junk food è molto sentito, ci sono film come Sausage Party – Vita Segreta di una Salsiccia, che tra battute dissacranti e un linguaggio non proprio alla portata di bambini, mette alla berlina alcuni comportamenti alimentari e di consumo.

Il film si svolge all’interno del supermercato Shopwell (anche il nome non è casuale) dove vivono i personaggi come scatole, barattoli e generi alimentari colorati. Tutti come fossero essere umani con occhi, bocca e veri sentimenti. Ognuno disposto nella propria corsia con le proprie certezze, paure e incomprensioni su ciò che li attende “al di là”. L’unica salvezza sarà fuggire? Certamente i bambini sono i primi a dovere essere informati ma spesso i cattivi comportamenti alimentari sono indotti dai genitori.

Cause obesità infantile

Gli ultimi dati di Okkio alla salute del ministero italiano mettono in luce le principali cause di obesità dei bambini che corrispondono ai principali errori che i genitori dovrebbero evitare per non rovinare la salute dei figli. Eccesso di cibo e poca attività fisica spesso si associano al poco sonno. Un bambino italiano su quattro non consuma nemmeno una dosa di frutta o verdura al giorno, molti non fanno colazione e bevono bevande zuccherate. Solo un bambino su quattro in Italia va a scuola a piedi o in bici.

I bambini italiani guardano troppa televisione. Un bambino su tre rimane seduto davanti alla televisione, ai videogiochi o con lo smartphone in mano per più di due ore giornaliere anche a pranzo cena o in camera da letto. I comportamenti errati vanno evitati già dalla primissima infanzia: è da evitare assolutamente la tv prima dei due anni d’età e successivamente mai più di due ore al giorno e mai prima di andare a letto.

C’è una connessione diretta tra ore di televisione e obesità infantile. Tra tablet, smartphone e tutto il resto, i bambini fanno sempre meno attività fisica e poi mangiano troppo, in Italia e in tutta Europa. Studi compiuti su un un campione di 8000 bambini scozzesi e 8000 giapponesi, hanno scoperto che per ogni ora in più di televisione guardata dai 5 anni d’età, il rischio di diventare adulti obesi cresce del 7%.

L’80,2% delle famiglie italiane ha questa abitudine sbagliata, contro il 40% di quelle tedesche e il 34% degli spagnoli. Complice la diffusione della tecnologia e l’offerta di canali sempre più ampia con la tv in streaming, il fenomeno sta peggiorando negli ultimi anni e le persone pesano sempre di più. Nel 1980 un maschio di 10 anni pesava 34 kg contro i 37 kg attuali e le femmine 33 kg contro i 38 kg attuali. Insomma le persone stanno ingrassando di 1,5 kg ogni dieci anni.

Obesità e tecnologia

La tecnologia spesso è causa di sedentarietà, sovrappeso e obesità. Secondo una ricerca del Pew Research Center, il 95% degli adolescenti ha uno smartphone e il 45% è costantemente connesso. Oltre a guardare video e social piuttosto che giocare all’aria aperta, spesso gli influencer più seguiti su YouTube, Instagram, Snapchat o Facebook a milioni di click, inducono comportamenti completamente sbagliati a livello alimentare, a volte sponsorizzati dai produttori di junk food ad insaputa dei ragazzini.

I disturbi legati all’alimentazione si legano a depressione e all’ansia. Per prevenire obesità, sovrappeso e anoressia in Svezia è stato sviluppato un dispositivo come parte di un programma della Ue per la prevenzione delle malattie. Il dispositivo si chiama Mandometer e registra peso del cibo e velocità di consumo. Si appoggia il piatto su una bilancia e il gioco è fatto. Il computer registra il peso dei cibi e anche la velocità con cui si mangia. L’Università di Bristol lo ha già sperimentato su centinaia di pazienti obesi con risultati positivi.

Il tempo impiegato per consumare il cibo risulta molto importante nella definizione di una corretta alimentazione. Un messaggio vocale viene inviato automaticamente se si sta esagerando con le dosi o se si sta mangiando troppo in fretta: “Per favore, mangia più piano”, recita una voce registrata. Si, perchè forse si tende a dimenticare l’importanza di mangiare lentamente: oltre ad assaporare i cibi e favorire la digestione masticare bene i cibi fa scattare un meccanismo di sazietà che riduce la voglia di ingerire cibo in eccesso.