smartphone con cuffie

Sarà anche vero che con la musica è sempre più difficile vivere e che anche i grandi artisti fanno i calcoli con ciò che potranno ancora guadagnare nell’era dello streaming, ma se produrre dischi e canzoni sembra avere sempre meno valore da un punto di vista economico, ogni giorno acquistano maggiore importanza servizi, reti e dispositivi per ascoltare quella musica, a cominciare dagli smartphone.

Sembra un paradosso ma mentre la musica, intesa come filiera che parte dalla testa dell’artista e arriva fino alle orecchie del fan, arranca in cerca di una collocazione economica sostenibile nell’era dello streaming, dall’altra parte servizi o prodotti come Spotify, smartphone, tablet e tutto ciò che serve per ascoltare musica, sembrano avere un futuro, anzi addirittura lo rappresentano. Com’è possibile?

L’argomento era già stato affrontato molte volte ai tempi del peer to peer quando sembrava assurdo che dal traffico di mp3 copiati illegalmente alla fine gli unici veri vincitori fossero i gestori delle reti internet ed eventualmente i produttori di lettori mp3 e iPod riempiti di musica illegale. Non a caso Microsoft con il suo Zune aveva accettato di pagare alla Universal Music Group una piccola quota di 1$ per ogni dispositivo venduto, a parziale risarcimento.

La questione torna di vitale importanza oggi con lo streaming e le nuove tecnologie per ascoltare e distribuire musica, tanto che una associazione di categoria tra le più importanti al mondo come la Bpi (British Phonographic Industry) ha fornito alcuni dati che affermano come tra il 2008 e il 2012 il consumo di musica nel Regno Unito sia stato un driver per un florido mercato hardware di 11 miliardi di sterline spese tra smartphone (8,4 miliardi) tablet (2,5 miliardi), lettori mp3 (384 milioni) e 74 milioni spesi dai fans per acquistare hi-fi connessi via wifi.

Secondo alcune analisi effettuate, all’aumento di un 1% di domanda di musica, corrisponde un 1,4 per cento di aumento di vendite di smartphone. Cosa significa? Evidentemente che in futuro sarà forse da studiare una qualche forma di tassazione ai produttori di hardware a vantaggio di chi si occupa di contenuti musicali, ovvero musicisti, artisti, produttori editori e case discografiche senza i quali iPhone, tablet e galaxy e tutti gli altri dispositivi e gadget elettronici più belli e trend del mondo sarebbero solo scatole vuote.