Bambino fa compiti scuola a casa

Parlare di scuola a casa di questi tempi non è facile. Tutti conosciamo le difficoltà che la cosiddetta Dad, didattica a distanza, provoca in bambini, ragazzi, famiglie, insegnanti ed apparato scolastico. Per gestire l’emergenza Coronavirus il lockdown ha imposto nuovi ritmi e modalità di studio virtuali davanti al video spesso impossibili da sostenere. Tutt’altra cosa è l’educazione parentale o scuola familiare, di cui l’America è sempre stata la vera patria.

Già prima dell’emergenza Covid la percentuale di ragazzi chi facevano homeschooling era in continuo aumento, così come l’unschooling, ovvero l’educazione lasciata nella mani dei bambini. Cerchiamo di capire quali siano i motivi che spingono sempre più genitori a fare studiare bambini e ragazzi tra le mura domestiche, cominciando proprio a parlare della cosa più odiata da tutti in periodo pandemico: la didattica a distanza.

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Didattica a distanza per bambini

La Dad, acronimo di didattica a distanza, è una forma di istruzione online utilizzata in periodo pandemico da milioni di ragazzi e bambini delle scuole di ogni grado, obbligati a collegarsi in video con maestra e compagni attraverso servizi di videochat come Zoom o Google Meet. Le differenze con la scuola in presenza in questo caso sono sostanziali e a chiarirle sono innanzitutto gli studenti.

Il progetto Ora di futuro, realizzato da Generali Italia ha chiesto a cinquantamila bambini e pre adolescenti di 3500 classi italiane cosa ne pensassero della didattica a distanza. La cosiddetta generazione Alpha che frequenta le scuole elementari, pur utilizzando i dispositivi tecnologici come smartphone, tablet e computer per giocare, ha compreso perfettamente che nell’educazione e nella didattica sono necessarie e fondamentali forme di contatto, scambio e relazione umane.

Per i bambini delle elementari e delle medie la didattica a distanza è davvero una forma innaturale di apprendimento. Il Ministero dell’Istruzione ha dato alcune linee guida con gli orari minimi di lezione giornaliera, mentre il resto viene gestito da ogni scuola secondo situazioni differenti che si presentano in ogni contesto. Per alcune famiglie non è stato semplice tenere i figli davanti al monitor per diverse ore al giorno e poi segurli nei compiti.

Dad nella scuola superiore

Per i ragazzi più grandi le cose non sono andate molto meglio. Nell’indagine Ipsos sulla Dad condotta da Parole O_Stili e Istituto Toniolo su 3.500 studenti della scuola secondaria di secondo grado, in particolare le difficoltà della scuola a distanza sembrano riguardare l’attività di studio per il 40% dei ragazzi, ma anche rapporti con insegnanti e amici ne uscirebbero duramente provati da circa il 30% dei ragazzi.

Per il 65% con la Dad è peggiorata la capacità di seguire le spiegazione dei professori. Alle difficoltà di relazioni e alla mancanza di empatia del mezzo elettronico, si aggiunge il fatto che il 96% degli alunni chatta più o meno abitualmente durante le lezioni, l’89% visita i social media e l’88% mangia. I docenti in compenso sono stati promossi per competenze tecnologiche da quasi tutti gli studenti. A seguito del periodo prolungato di didattica a distanza la percentuale di abbandoni sarà superiore del 50% alla norma.

La Dad ha fatto anche enormemente crescere le disparità a livello socio economico. Pur tuttavia sia studenti che insegnati auspicano che in futuro ci sia un maggior utilizzo del mezzo digitale, ad esempio per seguire lezioni in assenza, conoscere iniziative della scuola o rimanere in relazione con i compagni. Se stare insieme ed interagire con i compagni e le maestre è imprescindibile, perchè qualcuno dovrebbe studiare da solo con l’educazione parentale?

Chi sceglie la scuola a casa?

Salvo cause particolari fare scuola a casa in Italia non avrebbe ragione di esistere, specialmente con una educazione statale di buon livello. Purtroppo non sempre si ha la fortuna di capitare in buoni istituti con presidi, maestri e professori adeguatamente preparati ed appassionati. Lo stesso discorso vale per la scuola privata, non necessariamente migliore e che in ogni caso non tutti si possono permettere per costi di accesso troppo elevati. Ma questo non è l’unico motivo che porta alcuni genitori a scegliere l’educazione parentale anche in Italia.

Sono i problemi dell’educazione scolastica pubblica il primo motivo che spinge un numero sempre maggiore di genitori negli Usa ma anche in tutto il mondo, a scegliere l’homeschooling per educare i propri figli. Mamma e papà decidono di trasformarsi in maestri principalmente per la scarsa qualità dell’offerta didattica, ma non solo. Possono desiderare di trasmettere ai figli una educazione particolareme religiosa, oppure temono fenomeni di violenza e bullismo di cui spesso sono vittima i ragazzi, specie nelle zone periferiche e malfamate.

Oltre a fuggire dal bullismo e da un ambiente scolastico negativo per la formazione dei ragazzi, i genitori scelgono l’homeschooling per offrire una formazione scolastica non solo di migliore qualità, ma che possa offrire altre attività formative extra scolastiche. Un discorso a parte meritano i bambini con difficoltà di apprendimento, dislessia o handicap fisici, che ovviamente nell’educazione parentale possono godere di percorsi di insegnamento calibrati e maggiore assistenza. Infine studiare a casa può essere una necessità di lavoro: c’è chi è obbligato a trasferte continue e deve scegliere un programma di istruzione per i figli flessibile.

Pro e contro scuola a casa

Tutti oramai sappiamo che fare studiare i figli a casa non è semplice e può avere anche un costo economico elevato. Gli svantaggi rispetto ad una formazione tradizionale sembrerebbero superare i vantaggi. C’è chi ritiene che l’home schooling non sia una scelta saggia perchè la scuola è il primo e unico luogo di confronto per i figli nella difficile arte di arrangiarsi e di adattarsi alla vita. Se isolare i bambini non è lo scopo, il rischio è tenerli sotto una campana di vetro troppo a lungo. Per questo c’è chi fa homeschooling condiviso facendi lezioni di gruppo private con altri ragazzi.

I genitori che fanno scuola a casa in realtà, più che chiudere gli orizzonti ai figli, vogliono apire gl orizzonti ai propri figli, offrendo una educazione il più attenta e più ampia possibile, oltre le convenzioni di tutti i giorni. Ognuno a casa propria è libero di sperimentare percorsi alternativi alla classica istruzione accademica, senza contare che spesso sono gli stessi insegnanti a scegliere questo percorso scolastico per i propri figli. Certamente esistono vantaggi e svantaggi: tra i pro e i contro si possono elencare alcuni punti.

VANTAGGI SCUOLA A CASA

  • Insegnamento religioso Libertà di stabilire tempi e modi secondo la cultura familiare
  • Più tempo da dedicare ai figli e di approfondire i legami con la propria famiglia
  • Stabilità emotiva I figli sono messi al riparo da bullismo e competitività esasperata
  • Orari flessibili In poche ore a casa si ottengono risultati che a scuola richiedono giorni. Il resto del tempo è dedicato a gioco, sport o a imparare altre materie come la musica

SVANTAGGI HOMESCHOOLING

  • Lavoro genitori Mamma o papà di chi sceglie la scuola a casa non può lavorare: stare a casa ad insegnare ai figli è di per sè un lavoro
  • Costi elevati Anche se non si paga la scuola privata, dedicare tutta la giornata al figlio è sicuramente un onere anche dal punto di vista economico
  • Sport a scuola Chi fa homeschooling non può entrare a far parte di circoli sportivi e gruppi scolastici con cui sicuramente possono nascere amicizie e legami
  • Diffidenza gente Il diverso fa un pò paura. Molti genitori non accettano di buon grado le scelte di famiglie che educano i bambini a casa, con tutto ciò che ne deriva a livello di vita sociale e rapporti umani.

Homeschooling in Italia e nel mondo

Sta di fatto che malgrado tutti i pro e i contro visti, l’home schooling in America é una vera alternativa alla scuola tradizionale e riguarda già circa 2 milioni di bambini fanno scuola a casa con mamma, papà e tutor seguendo programmi didattici dettati dalle autorità. Secondo il National Home Education Research Institute il numero di questi studenti è più che raddoppiato in soli 10 anni. La tendenza a forme alternative di insegnamento si sta allargando anche all’Europa e anche in Italia la scuola a casa è un fenomeno in crescita.

Secondo le stime studiano con i genitori 70 mila studenti in Inghilterra, 60 mila in Canada, 3 mila in Francia e 2 mila in Spagna. In Italia l’educazione familiare non è ancora così diffusa e forse c’è da rallegrarsene. Per ora riguarda un migliaio di ragazzi, ma già stanno nascendo i primi gruppi desiderosi di divulgare la nuova filosofia. Tra questi controscuola e il gruppo di educazione domestica e libertaria sono nati per condividere insieme ad altre famiglie percorsi ed esperienze diverse.

Apprendimento spontaneo: unschooling

Il modello della scuola a casa ha anche una forma più estrema. Si chiama unschooling, che si potrebbe tradurre come apprendimento spontaneo. In cosa consiste? In pratica si tratta semplicemente di non mandare i figli a scuola e nemmeno di farli studiare a casa. Semplicemente si inseriscono naturalmente nei contesti sociali in modo che possano automaticamente apprendere le regole, senza forzature. Si tratta indubbiamente di una scelta di istruzione parentale estrema che comunque delega alla famiglia un ruolo educativo fondamentale.

Quali risultati ha l’apprendimento spontaneo a breve e lungo termine? Secondo alcuni studi svolti da Alan Thomas e Harriett Pattison dell’Università di Londra, l’unschooling non darebbe particolare problemi a livello didattico. Tra i 5 e i 9 anni di età i bambini sarebbero in grado di apprendere quasi spontaneamente sia le principali regole matematiche che l’abilità nella lettura e nella scrittura.

Gli unschooler svilupperebbero anche maggiore creatività, empatia e capacità di concentrazione e perfino università prestigiose come Yale o Harvard, destinano loro una quota di iscrizioni. Per chi volesse saperne di più sulle basi scientifiche e pedagogiche, c’è un libro che tratta l’agomento. Si intitola Io imparo da solo: l’apprendimento spontaneo e la filosofia dell’unschholing. E’ scritto da Elena Piffero, mamma che ha adottato questa filosofia, sembra con buoni risultati.