Scrittura a mano libera

Scrivere su un foglio usando la scrittura a mano libera in corsivo nell’epoca dei dispositivi touch screen vuol dire andare contro corrente, ma a volte invertire la rotta può essere di grande aiuto. Ai giovani prima di tutto, troppo abituati a digitare sui tasti dello smartphone per fermarsi e interrogarsi sul valore di una tradizione e di un’abilità dai molti vantaggi. Comunicare su internet solo con il linguaggio dei simboli rischia di impoverirci con idee e contenuti standardizzati.

La scrittura a mano in corsivo sta scomparendo? Dov’è finita la personalità dell’autore e la bellezza del gesto insieme allo strumento che lo accompagna? Di certo anno dopo anno i giovani perdono sempre più questa abitudine che lega da millenni linee e pensieri con ritmo e musicalità, donando forma ai pensieri. Con l’abbandono del corsivo anche la creatività in generale sembra sminuita, livellata a semplice segno senza identità. Sarà vero? Scopriamolo in questo articolo partendo dall’inizio.

Storia scrittura a mano libera

La pratica della scrittura a mano libera si perde nella notte dei tempi quando circa 6000 anni fa si cominciarono ad utilizzare i simboli e un sistema di segni per comunicare. Nel corso dei millenni si sono scritti documenti che hanno stabilito patti, guerre, invenzioni, mappe e studi che hanno fatto progredire la società. Esistono diversi stili calligrafici, ma lo stile d’eccellenza è il corsivo: la prima calligrafia da eseguire per imparare a scrivere a mano correttamente seguendo un tipo di tratteggio veloce e inclinato che unisce le lettere.

Oggi il corsivo cosiddetto Italico è il più utilizzato, si presta a moltissime varianti e nel quotidiano si identifica come metodo migliore di scrittura veloce. Scrivere in corsivo nel corso dei millenni è diventato un segno di identità personale. A cominciare dai Sumeri 6000 anni fa che crearono le prime scuole per insegnare scrittura senza alfabeto, passando dai papiri dell’antico Egitto all’alfabeto greco fino ad oggi.

Una buona calligrafia è da sempre sintomo di eleganza e viene associata con l’intelligenza e tante virtù. Un bambino a scuola deve scrivere con bella calligrafia per essere ordinato o educato. Scrivere a mano bene non è semplice e innato, ma è frutto di educazione e impegno che solo l’istruzione può fornire: impugnare nel modo giusto la penna aiuta a non affaticarsi oltre a consentire un tratto pulito e controllato.

Importanza scrittura a mano

Scrivere a mano vuol dire dedicare del tempo a se stessi e riscoprire i lati sensibili e intimi della propria personalità. Ma sapere scrivere è stato anche un modo per distinguersi. Uno status che fino a pochi secoli o decenni fa era riservato a persone ricche e benestanti (solo nel 19 esimo secolo la scuola è un ente pubblico obbligatorio). Oggi la rivoluzione tecnologica digitale ha rivoluzionato la scrittura privilegiando il rapporto del dito sugli smartphone e sulle tastiere QWERTY, ma molto tempo prima, nel 1874, è stata la prima macchina da scrivere e la pratica della dattilografia a cambiare le carte in tavola.

Oggi la scrittura in bella grafia è un fatto superato dalla automaticità cognitiva. La capacità di pensare e fare fluire i pensieri il più velocemente possibile sembra il traguardo liberatorio indotto dalla tecnologia. In realtà c’è una relazione molto stretta tra pensiero e scrittura. Un bambino che impara a scrivere a mano libera correttamente e in bella grafia ha anche maggiore consapevolezza comportamentale e maggiore manualità. Ma i vantaggi esistono anche e soprattutto per gli adulti.

Scrittura e personalità

Il modo in cui fermiamo le parole su un foglio o in un messaggio su Facebook, influenza anche i contenuti e le idee: aiuta a memorizzare e a selezionare gli argomenti più importanti. Proprio per questo motivo alcuni professori impongono agli studenti di prendere appunti con carta e penna piuttosto di utilizzare smartphone e tablet. In Cina c’è una vera e propria scuola di pensiero e anche in Italia ci sono associazioni come lo Smed o l’Associazione Calligrafica Italiana che propongono corsi ed eventi sulla scrittura a penna.

La Grafologia è una tecnica che presume attraverso l’analisi del segno grafico di indagare sull’aspetto psicologico delle persone, la personalità del soggetto. Ha origini antiche, nasce da una branchia della fisiognomica che con Cesare Lombroso ha il suo massimo esponente nel 1800. Malgrado gli studi non si è giunti a validarla scientificamente, altro è la perizia calligrafica fondamentale quando si vuole validare un documento. In Italia uno dei massimi esponenti é Girolamo Moretti che ha coniato un metodo originale per interpretare i segni della scrittura in maniera precisa e definire la personalità dell’autore. L’Associazione Calligrafica Italiana cerca di tenerla viva proponendo corsi ed eventi sulla scrittura a penna per gli appassionati.

Scrivere fa bene al cervello

Oggi si privilegia la scrittura con la tastiera per motivi pratici, negarlo è impossibile: penne digitali e applicazioni per scrivere hanno sostituito i tradizionali strumenti di scrittura ad inchiostro e matita. Eppure c’è un abisso che separa un testo scritto in corsivo a mano da uno digitato al computer, sia da un punto estetico che dei contenuti. Perdere la manualità e dimenticare addirittura la modalità di scrittura a mano è un vero peccato. L’impegno è minimo e bastano semplici strumenti come carta e penna per esprimersi liberamente con rapidità ed efficacia.

Scrivere a mano libera secondo gli esperti non è solo importante da un punto di vista storico culturale, ma influenza anche la mente in positivo. La scrittura a penna fa bene: il solo gesto lega da millenni linee e pensieri con ritmo e musicalità, donando leggerezza e personalità ai pensieri. Non è solo una questione di eleganza o lessico, ma è un vero esercizio che necessita di una certa destrezza. La pressione della penna esercitata sul foglio fin dall’infanzia sviluppa capacità motorie, scioltezza ma anche creatività.

Se non bastassero le questioni sociali, estetiche e culturali, esistono anche molti studi recenti che sottolineano la scrittura a mano fa bene al cervello. Utilizzare una penna su un foglio di carta aumenta la concentrazione, favorisce la creatività e migliora l’utilizzo del linguaggio. E non solo. Scrivere a mano allontana lo stress, libera la mente e obbliga a riflettere su quello che si vuole scrivere. E’ proprio l’atto di scrivere che aiuta a seguire un tracciato personale, a riversare sulla carta le proprie sensazioni a chiarire la situazione del momento: l’esempio del diario su cui annotare quotidianamente pensieri e sensazioni è significativo.

Quale futuro per la scrittura a mano?

I gesti armoniosi che accompagnano la creazione di una pagina di calligrafia non hanno nulla a che vedere con i dittafoni di Google. Il problema della mancata importanza dell’esercizio di scrittura esiste già nelle scuole secondarie. Con cosa sostituire lo sviluppo cognitivo legato al gesto della scrittura? In Italia le attività manuali alternative sono poche e già a metà percorso scolastico primario, la bella scrittura si considera sempre meno, con la conseguente perdita di abilità manuale. Anche genitori ed insegnanti l’hanno dimenticata ma soprattutto non la considerano davvero importante.

Cosa succede all’estero? Molti Paesi dell’Europa si sono resi conto del pericolo culturale legato alla perdita della capacità di scrivere nelle scuole e sono ricorsi a misure preventive. Nello stato americano dell’Illinois per esempio è obbligatorio imparare a scrivere a mano in corsivo e in Gran Bretagna alcuni istituti hanno ripreso ad usare la penna stilografica per costringere gli studenti a imparare la scrittura in corsivo.

In Francia negli istituti superiori si assiste a una riabilitazione del dettato per gli studenti che dimenticavano di accentare molte parole. Il problema legato all’uso della grafia è sentito anche in Germania, mentre in Finlandia l’abbandono della scrittura a penna è stato sostituito da attività manuali come disegno, scultura e musica. Scrivere a penna sembra essere diventato un lusso in cui lentezza, pazienza e dedizione faticano ad emergere.