E’ un Samuele Bersani rilassato quello che incontriamo alla Sony di Milano alla presentazione del suo nuovo disco Nuvola numero nove, traduzione letteraria di ‘cloud nine’ (settimo cielo). L’ascolto dell’album uscito a quattro anni di distanza da ‘Manifesto abusivo’ in effetti rivela un artista meno cervellotico del solito, con meno asperità sia nella parte musicale che nei testi.

Non che si tratti di un disco banale, tutt’altro, ma sicuramente di un lavoro che fluisce con più linearità già ad un primo ascolto con basso e ritmica in bell’evidenza su un tappeto sonoro di rock acustico. Sarà che questa volta, contrariamente al passato, Samuele si assume interamente l’onere della scrittura e della produzione trovando il modo di raccontare il mondo che vedono i suoi occhi senza ulteriori filtri, salvo le collaborazioni con i musicisti. Sta di fatto che le storie piccole, grandi contenute nel disco sono un condensato di vita fatta di debolezze ma anche di forza, speranza e alla fine di sentimenti che vogliono diventare poesia.

Tra le novità del disco la collaborazione quasi causale di autori sconosciuti contattati sul web, scelti tra i tanti che inviano dischi con loro provini di canzoni, in memoria anche della sua storia: quella di ragazzo che alla fine di un concerto diede una cassetta con dei provini ad un artista appena sceso dal palco e che alla fine è riuscito a trasformare il suo sogno nella realtà che stiamo raccontando. Quell’artista si chiamava Lucio Dalla, nel cui studio il disco è stato registrato. C’è chi sostiene che in Samuele qualcosa di Lucio sia rimasto, magari nel modo di guardare il mondo alla finestra, dietro occhiali neri forse non a caso messi in bell’evidenza anche nella copertina di ‘Nuvola numero nove’.