Salviamo la musica è una iniziativa che parte dall’America per fare riflettere sull’importanza del suonare uno strumento a partire dalla scuola

Il luogo dove la presenza di musica continua a calare nell’indifferenza generale? La scuola. Se ancora qualcuno pensa che lo svilimento del valore della cultura musicale sia un problema tutto italiano in realtà si sbaglia. Anche nel resto del mondo e in America i finanziamenti alle attività musicali nelle scuole scarseggiano.

Ma mentre da noi si ode solo qualche isolato lamento di musicisti e maestri – per altro totalmente inascoltati da una classe politica presa in tutt’altre faccende – altrove si cerca di fare qualcosa. ‘Salviamo la musica’ è una fondazione americana no profit che promuove campagne di sensibilizzazione e organizza eventi per raccogliere fondi e acquistare strumenti musicali nuovi da donare alle scuole e ripristinare così l’insegnamento della musica laddove rischia di essere eliminato a causa dei tagli ai bilanci.

Fondata nel 1997, Save the music ha già donato strumenti musicali per 47 milioni di dollari a 1.750 scuole pubbliche in 100 città, influenzando la vita di oltre 1,6 milioni di bambini.

Finalità di save the music

L’industria discografica è tutta presa nel tentativo di uscire dalla crisi sfruttando i nuovi canali online e il diffondersi di sistemi come lo streaming e il cloud computing per inondare il mondo di musica e sviluppare il mercato. Questo sembra l’unico modo per favorire la ricerca e gli investimenti in nuovi talenti. Ma il problema parte più da lontano. Negli ultimi anni per aiutare la fondazione si sono mosse star della musica come Alicia Keyes, Donna Summer, Rod Stewart, Joss Stone e molti altri big, unendo i loro appelli in concerti realizzati proprio per stimolare nella gente comune la consapevolezza dell’importanza che la musica ha per i più giovani.

Per chi fosse poco convinto sull’utilità dello studio della musica anche in tempi di congiunture economiche sfavorevoli, guerre, cataclismi e tsunami, ecco cosa si legge sul sito: “è dimostrato che lo studio della musica sviluppa il pensiero critico e l’abilità nell’autodisciplina, migliora la capacità di apprendere e di lavorare in gruppo dei bambini. …i bambini impegnati nell’educazione musicale hanno più facilità nel diplomarsi e di frequentare il college e sono meno coinvolti in attività di criminalità giovanile ed abuso di stupefacenti”.

Certo, il rischio è che un bambino, imparando a suonare uno strumento, poi negli anni si appassioni. E che passando ore e ore davanti ad un pianoforte o con una chitarra in mano o addirittura con un violoncello tra le gambe, tolga tempo prezioso allo studio “serio” e alla noia. Crescendo poi magari arriverà perfino a spegnere la tv e a perdersi film con gente che si spara, piuttosto che reality show, partite di calcio sulla poltrona o pomeriggi passati al centro commerciale. E’ vero, il rischio esiste: ma impegnamoci tutti, anche nel nostro piccolo e tra le mura domestiche, affichè questo rischio possa sopravvivere a lungo.