vita da rockstar

Quanto è spericolata la vita da rockstar? Gli artisti famosi vivono tra sacrifici, insidie e pericoli più che tra lusso, champagne e belle donne come scrivono i rotocalchi. Per i cantanti non è facile trovare l’equilibrio tra creatività, successo e salute

Sesso droga e rock’n’roll o benessere? Le tendenze salutistiche odierne poco hanno a che vedere con la vita da rockstar. Se il rapporto tra musica e medicina è sempre stato controverso, oggi vivere sulla ribalta nasconde ancora un sacco di insidie. Pur senza considerare la vita di molti jazzisti della storia del jazz che per condizioni di lavoro meno agiate é sempre stata più a rischio, i fatti mostrano che anche nella musica leggera non è tutto oro ciò che luccica.

L’industria musicale e le case discografiche da alcuni anni affrontano seriamente il problema della salute dei loro artisti. Molti protagonisti delle scene internazionali dello spettacolo soffrono infatti di varie patologie o disturbi psicologici che inducono l’abuso di sostanze e comportamenti poco virtuosi sul piano del benessere personale. A quali rischi e pericoli sono sottoposte le rockstar? Lo spiega una dettagliata ricerca realizzata in Inghilterrra.

Rockstar dalla vita difficile

Il Professor Mark Bellis del Centre for Public Health alla Liverpool John Moores University ha preso in considerazione 1489 musicisti famosi vissuti in 50 anni di storia della musica fino al 2012. Un campione statistico considerevole di celebrità e rockstar e cantanti ricchi e famosi che hanno raggiunto e mantenuto una posizione in classifica tra i Top 40 per cinque anni o più, vendendo milioni di dischi.

Considerando solo gli artisti americani, ben 137 rockstar sono scomparse ad una età media di 45,2 anni, contro i 39,6 anni di età degli artisti europei. A cinque anni dal raggiungimento della fama la probabilità di morte degli artisti famosi è doppia rispetto alla popolazione normale. La differenza di longevità diminuisce col passare del tempo fino a scomparire dopo 25 anni dal raggiunto successo.

Le rockstar hanno una vita più rischiosa per fenomeni auto distruttivi devastanti sul piano fisico e psicologico dovuti ad una condotta di vita che un dottore definirebbe poco sana e morigerata. Inutile negarlo, specie dopo avere raggiunto il successo, molti artisti tendono a sbroccare abusando di alcol e sostanze stupefacenti. La vera causa degli eccessi non sarebbero stress e ansia di mantenere o perdere la fama, ma piuttosto il vissuto passato.

Rabbia, creatività, genio e perseveranza capaci di portare al successo le rockstar più famose, spesso sono una rivincita di disastrose situazioni familiari. Ritmi di lavoro massacranti senza orari e pause, specie nei tour, fanno il resto. Fenomeni di burnout nei musicisti sono all’ordine del giorno e anche l’Università di Westminster ha verificato che circa il 70% dei musicisti è soggetto a depressione, stati di ansia e attacchi di panico.

Successo elisir di lunga vita

Se il successo delle rockstar può essere travolgente in senso negativo, per fortuna esistono anche allegri ultra 70 enni che cavalcano i palchi con l’energia di un vent’enne entusiasmando folle oceaniche. Poco importa l’età se gli artisti nei concerti hanno qualcosa di nuovo da dire o se riprendono i successi del passato. La musica è fatta anche di ricordi e nelle canzoni di arzilli vecchietti tutti possono ritrovare un pezzo di vita vissuta.

Guardando Mick Jagger saltare come un grillo sul palco ad oltre 70 anni di età, si potrebbe pensare che il successo sia un elisir di lunga vita. Paul McCartney dei Beatles è nato nel 1942, come Paul Simon, che con Art Garfunkel ha fatto la storia della musica americana, va ben oltre i 70 anni e riempie i concerti. Bruce Springsteen è del 1949 e suona sempre per tre ore filate negli stadi sold out di tutto il mondo. Bob Dylan è del 1941 e intorno ai 70 anni di età ci sono Roger Waters, Eric Clapton, Iggy Pop, Robert Plant, John Mayall, Pete Townshend, Ringo Starr.

Salute e industria musicale

Rimane il fatto che statisticamente parlando si rischia molto più cantando davanti a migliaia di persone, piuttosto che lavando i vetri in bilico su piattaforme di grattacieli alti centinaia di metri o domando leoni. Nel corso della storia tanti artisti famosi sono scomparsi prematuramente, da Elvis Presley a Jim Morrison fino a Amy Whitenouse, per non parlare della recente scomparsa di David Bowie o del cantante dei Linkin Park.

L’ecatombe di musicisti celebri e il numero di suicidi di musicisti famosi negli ultimi anni è talmente aumentato, che l’industria discografica è dovuta correre ai ripari. Per sostenere psicologicamente le rockstar in America e Inghilterra sono nati appositi servizi di fondazioni private o pubbliche, come la Light Hope Life di supporto ai tour sponsorizzata anche da LiveNation.

Per prevenire fenomeni depressivi di isolamento, abuso di sostanze e offrire supporto in caso di problemi di salute mentale o emotiva sono da citare associazioni come Sendmeafriend o l’inglese Musicsupport. In Italia non esistono organi ufficiali dell’industria musicale, ma per fronteggiare problematiche simili esiste la rete degli alcolisti anonimi. Infine non sono da dimenticare i casi di doping anche nella musica lirica.

Suonare con le rockstar

Sei vivere come una rockstar è un sogno ma anche un rischio, forse é preferibile vivere l’esperienza solo per una settimana. Rock’n’Roll Fantasy Camp è un campus dove trascorrere ore indimenticabili insieme a musicisti più o meno famosi, per poi tornare alla vita normale di universitari facoltosi, mariti innamorati o dirigenti in vacanza premio senza il rischio che tornino con qualche grillo nella testa troppo rischioso.

Gli organizzatori avvertono che non si tratta di una vacanza, ma di un percorso che consente di imparare a suonare raggiungendo elevati standard musicali. Ai partecipanti vengono forniti strumenti e tutto quel che serve per l’amplificazione, per dieci ore quotidiane di teoria e pratica. In più gli studenti hanno la possibilità di registrare un cd presso un importante studio di registrazione.

A rendere lo stage indimenticabile concorre il costo, non proprio accessibile a tutti, tanto che spesso sono le grandi aziende a regalare il corso ai dipendenti più meritevoli. Gli stages da rockstar a Londra e Liverpool costano poco più di 9.000 sterline (circa 14.000 euro). Fra i docenti di basso ci sono stati Jack Bruce, leggendario bassista dei Cream e Spencer Davis, autore della mitica Gimme Some Lovin’ per composizione, elementi dei Black Sabbath e degli Status Quo.