Le riviste di musica jazz più famose che hanno avuto un impatto significativo sulla storia e diffusione del genere. Dai magazine storici americani alle influenti riviste europee e italiane, scopriamo nomi e ruolo per musicisti e pubblico

Le riviste di musica jazz hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella diffusione di questo genere musicale. Dal fornire notizie sui nuovi artisti e sulle uscite discografiche, a fungere da piattaforma per critici e storici del jazz, fino a promuovere etichette ed artisti, questi periodici sono diventati una risorsa inestimabile per appassionati e professionisti.

Negli Stati Uniti, dove il jazz ha le sue radici, le riviste di musica jazz nei primi decenni del ‘900 sono diventate un mezzo per documentare e promuovere l’evoluzione musicale. In questo articolo, esploreremo le origini di queste pubblicazioni, quale ruolo hanno nel panorama musicale sia per il pubblico che per i musicisti, e le testate più famose e importanti in America, Europa e Italia, vendute in edicola e da leggere online.

Indice

Origini delle riviste di musica jazz

Le riviste di musica jazz hanno iniziato a emergere nel primo Novecento, parallelamente alla crescita di questo genere musicale. Il jazz, nato nei primi anni del XX secolo nelle comunità afroamericane di New Orleans, si è rapidamente diffuso negli Stati Uniti e oltre, grazie alla sua energia vibrante e alla sua capacità di fusione tra diversi stili musicali. Con l’aumento della popolarità, è emersa la necessità di magazine che documentassero e promuovessero questo nuovo e dinamico genere musicale.

Le prime pubblicazioni erano semplici bollettini o newsletter create da appassionati del genere, spesso distribuite a livello locale per promuovere concerti e artisti emergenti. Questi bollettini erano fondamentali per costruire una comunità attorno ai musicisti, fornendo informazioni sugli eventi e contribuendo a creare un senso di identità e appartenenza tra gli appassionati e per documentare l’evoluzione del genere.

Alcune di questi bollettini erano autoprodotti e distribuiti manualmente, dimostrando l’entusiasmo e la dedizione dei primi fans. Durante gli anni ’20 e ’30, il jazz si è evoluto rapidamente, passando dal Dixieland di New Orleans alla musica orchestrale delle big band di New York e Chicago. Le riviste di musica jazz hanno giocato un ruolo cruciale nel catturare questi cambiamenti, offrendo uno sguardo dettagliato sui nuovi sviluppi stilistici e sui principali protagonisti della scena.

Riviste di musica jazz americane

Una delle prime riviste di jazz americane a ottenere un riconoscimento significativo fu “DownBeat“. Fondata nel 1934 a Chicago, diventò rapidamente un punto di riferimento per musicisti, critici e appassionati di jazz. Questo magazine, ancora venduto in edicola, copriva tutti gli aspetti, dalla musica alle questioni socio politiche che spesso influenzavano gli artisti e il loro lavoro.

Grazie alle sue recensioni approfondite, interviste con artisti e articoli di opinione, DownBeat è stata particolarmente importante durante l’era del bebop negli anni ’40, documentando l’ascesa di jazzisti rivoluzionari come Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Un’altra pubblicazione americana influente in quegli anni fu “Metronome”, una rivista musicale con una storia che risale agli anni ’20.

Anche se Metronome parlava di musica in generale, la sua copertura del jazz era particolarmente apprezzata. La rivista ha contribuito a diffondere questo stile a un pubblico più ampio, fornendo recensioni, interviste e notizie sugli artisti e sulle tendenze emergenti. Metronome è stata un’importante piattaforma per critici influenti come Leonard Feather, che hanno aiutato a definire il discorso critico attorno al genere.

Durante questo periodo, altre riviste di jazz emersero, ognuna con il proprio focus e approccio unico. Ad esempio, “The Jazz Record“, fondata nel 1943, si concentrava principalmente sulle recensioni di dischi e sulle notizie relative alle registrazioni, diventando una risorsa inestimabile per i collezionisti. Un’altra pubblicazione storica è “JazzTimes“, che offre una copertura completa di tutto ciò che riguarda il jazz, dalle nuove uscite discografiche agli eventi live.

Anche “The Jazz Review“, attiva tra il 1958 e il 1961, ha lasciato un’impronta indelebile, essendo stata fondata da due dei più grandi critici, Nat Hentoff e Martin Williams. Infine è da citare AllAboutJazz, un sito di notizie sulla musica americana e internazionale con recensioni album, interviste, forum, gallerie fotografiche e ascolto di musica e video gratis.

Magazine jazz più importanti in Europa

In Europa, il jazz ha trovato terreno fertile, e numerose riviste hanno contribuito alla sua diffusione e al suo apprezzamento. Queste pubblicazioni hanno giocato un ruolo cruciale nel documentare la sua crescita nel continente, educando il pubblico, fornendo una piattaforma per la critica musicale e la discussione e promuovendo sia artisti locali che internazionali attraverso recensioni, interviste e articoli approfonditi.

In Francia, “Jazz Magazine” è una delle pubblicazioni più longeve e rispettate nel panorama musicale. Fondata nel 1954 da Eddie Barclay, Nicole Barclay e Jacques Souplet, la rivista ha svolto un ruolo pionieristico nel promuovere il genere in Europa, contribuendo significativamente alla diffusione del jazz francese. La rivista è nota per le sue recensioni dettagliate, le interviste approfondite con musicisti di fama internazionale e le sue splendide fotografie.

In Gran Bretagna, “Jazzwise” è diventata una delle principali fonti di informazione per gli appassionati. Fondata nel 1997, “Jazzwise” si è rapidamente affermata come una delle riviste di jazz più autorevoli, con una copertura che spazia dai grandi star internazionali agli artisti emergenti della scena britannica. La rivista offre recensioni di album, interviste, notizie sui concerti e articoli di approfondimento su una vasta gamma di stili e artisti e sulle ultime tendenze.

In Germania, “Jazzthetik” si distingue per la sua copertura approfondita e le sue analisi critiche. Fondata nel 1987, è conosciuta per i suoi articoli di qualità che trattano sia artisti locali che internazionali. La rivista offre una prospettiva unica, combinando recensioni di album, interviste e articoli di approfondimento con una forte attenzione alla fotografia artistica. “Jazzthetik” è particolarmente apprezzata per la sua capacità di affrontare temi complessi e per il suo impegno nel promuovere la diversità e l’innovazione.

In Spagna, “Cuadernos de Jazz” ha fornito una copertura approfondita del jazz iberico e latinoamericano, mentre nei Paesi Bassi, “Jazz Bulletin” è nota per la sua attenzione ai dettagli e per le sue recensioni critiche. Oltre a queste famose riviste, l’Europa vanta una serie di altre pubblicazioni online significative che contribuiscono alla diffusione e all’apprezzamento del genere.

Riviste di musica jazz italiane

Ogni rivista di jazz ha una propria identità e focus editoriale, ma tutte condividono l’obiettivo comune di promuovere e celebrare il genere. Queste pubblicazioni non solo offrono una piattaforma per i musicisti, ma educano il pubblico, contribuendo a mantenere viva la cultura musicale. Anche in Italia ci sono pubblicazioni che fungono da ponte tra musicisti e appassionati, creando una comunità che continua a sostenere e a celebrare la musica in tutte le sue forme.

Sulle maggiori riviste di jazz italiane si possono leggere notizie su artisti, recensioni di dischi, concerti e festival italiani e del mondo. Le versioni online dei magazine spesso contengono link ai brani da ascoltare gratis e video di jazzisti. Per gli appassionati sono disponibili le note biografiche che descrivono l’attività e la storia dei più famosi musicisti moderni e della storia.

Tra le riviste di musica jazz italiane famose, “Musica Jazz“, fondata nel 1945, è una delle più antiche e rispettate. Nota per le sue recensioni dettagliate e le interviste con musicisti di fama internazionale, da trent’anni organizza anche il premio TopJazz. “Jazzit” è un’altra pubblicazione importante, che offre una copertura completa del panorama jazzistico contemporaneo, con un’attenzione particolare agli artisti italiani, dei quali organizza sondaggi con varie categorie di artisti premiati.

Ruolo delle riviste: premi e awards

Le riviste non hanno solo documentato la storia della musica jazz, ma ne hanno anche influenzato l’evoluzione. Attraverso le recensioni e gli articoli critici, queste pubblicazioni hanno contribuito a plasmare l’opinione pubblica e a promuovere nuovi talenti. Oltre agli articoli e alle recensioni di dischi, alcuni musicisti hanno guadagnato visibilità grazie agli award organizzati dagli stessi editori.

Premi e award sono un riconoscimento importante per i nuovi talenti e i jazzisti di lunga data. Se la critica costruttiva spinge gli artisti a sperimentare e migliorare il loro lavoro, oltre alla soddisfazione personale, un premio può fare aumentare il prestigio e le quotazioni di un musicista sul mercato. Ciò significa più collaborazioni, sia in studio che live con musicisti sempre più famosi, ma anche maggiori opportunità di organizzare lezioni e seminari.

Chi vota i jazzisti? Down Beat per stilare le sue classifiche dei migliori album e musicisti si affida a sondaggi tra lettori ed esperti. TopJazz affida il compito ad una giuria di 80 nomi tra critici e addetti ai lavori. Jazzit invece affida il giudizio a due sezioni distinte: una giuria di esperti tra fotografi, giornalisti, direttori artistici, produttori discografici, fonici, jazz club, scuole di musica, distributori; l’altra composta dai lettori che esprimono le loro preferenze.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.