Ricordi legati ad una canzone

I ricordi legati ad una canzone ci portano indietro nel tempo facendoci provare autentici piaceri ed emozioni del passato. Tra musica e memoria nel cervello c’è un rapporto speciale che è senza età ma ci può curare quando siamo anziani

I ricordi legati ad una canzone non sono fatti solo di parole e note. Quando ascoltiamo una brano musicale il nostro cervello elabora una serie di collegamenti con ciò che stiamo vivendo. Nella musica ci sono atmosfere, odori e colori, un mondo di emozioni che vengono sempre memorizzati dalla nostra mente, ma ancora di più in particolari momenti della nostra vita.

I ricordi legati ad una canzone coinvolgono tutti sensi e riguardano le persone di tutte le età. Ma negli adulti a volte bastano poche note di un brano musicale per venire catapultati indietro di decenni, come se si fosse in una macchina del tempo. In effetti il rapporto tra musica e memoria è davvero speciale. Forse anche perchè riguarda una fase della vita giovanile e adolescenziale in cui per la prima volta vengono provate importanti esperienze emotive. Non a caso sono molti anni che gli studiosi di psicologia cognitiva provano a cercare un modo per risvegliare la memoria degli anziani, utilizzando le canzoni nella cura di patologie degenerative e della demenza senile.

Tutto parte dal rapporto tra musica e emozioni che nell’uomo ha anche un ruolo evolutivo. Gli scienziati vogliono però capire come sono proprio le sensazioni ad essere immagazzinate e recuperate nel tempo più facilmente che i fatti reali.

Cos’è la memoria dell’uomo

La memoria è la capacità dell’uomo di recuperare informazioni di esperienze vissute che tutti viviamo nel corso della vita. Tutti oggi siamo fin troppo concentrati sul presente tra un flusso infinito di informazioni, stimoli e immagini che arrivano da tv, smartphone e dispositivi tecnologici. Eppure per fortuna sono volti, luoghi, situazioni, cose ed esperienze della vita reale ad influenzare le nostre azioni e condizionare le nostre scelte, nel bene e nel male. Dovremmo ripetercelo quando abusiamo degli hard disk dei nostri dispositivi: senza memoria non c’è apprendimento, identità personale e consapevolezza di sé. Lo sanno purtroppo i tanti figli di anziani malati di demenza senile.

Per conservare la memoria il cervello utilizza vari sistemi che comunque possono essere tenuti in allenamento. Agli anziani viene suggerito di tenere allenata la mente imparando cose nuove, coltivando interessi, utilizzando i sensi. Serve abbinare ai ricordi immagini, luoghi e situazioni familiari. Uno dei migliori modi per tenere la mente in forma è suonare uno strumento, ma anche il semplice ascoltare musica è importante. La memoria funziona con associazioni, per questo alle volte ascoltare una determinata canzone risveglia in noi mille emozioni, come si trattasse di un tuffo nel passato.

Cervello canzoni e memoria

Il cervello per immagazzinare ricordi li collega ai sensi, in particolare all’udito e quindi ai suoni e alla musica. È parte dell’evoluzione dell’uomo ricordarsi i pericoli dai suoni, mentre oggi la musica evoca esperienze tipicamente positive. Utilizziamo questo sistema da migliaia di anni. Prima dell’invenzione della scrittura anche la memoria delle storie epiche veniva affidata alle tradizioni orali attraverso i versi cantati.

La musica aiuta la memorizzazione di informazioni perché fornisce al cervello altri elementi e spunti che vengono collegati a testo e immagini tramite il ritmo e la rima. Ma perchè quando ascoltiamo una vecchia canzone proviamo delle forti emozioni? Nell’uomo esistono due tipi di memoria che coinvolgono parti diverse del cervello. Una memoria esplicita, più basata sui fatti, e una implicita e inconscia che fa riferimento alle emozioni. Il primo tipo di memoria è quello che viene danneggiato dalle malattie degenerative come la demenza senile e il morbo di Alzheimer. E’ possibile risvegliare l’altro?

Canzoni e ricordi negli anziani

I ricercatori dell’Università di Leeds e della British Association for Advancement of Science negli scorsi anni hanno realizzato un test online sui ricordi legati alle canzoni dei Beatles. Hanno partecipato migliaia di persone provenenti da 69 differenti nazioni con un’età dai 17 agli 83 anni. I visitatori dovevano fornire le proprie esperienze e i propri ricordi in relazione alle più famose melodie del gruppo di Liverpool.

Ecco alcuni esempi: “Ero in vacanza nell’estate 1990, un cantante da piano bar cantava la canzone storpiando le parole”. “Avevo 6 o 7 anni. Mi ricordo un 33 giri di Yesterday e questa canzone malinconica sul primo giradischi che ho imparato ad usare nella mia vita”. “Il primo pezzo che ho ascoltato dei Beatles mi ricorda mia nonna che diceva fosse una canzone dolce. Mentre la prima volta che ho ballato con un ragazzo fu su Abbey Road nel 1970.

Quasi sempre sono descritti ricordi positivi e precisi di colori, suoni, sapori, odori. Esperimenti di questo tipo realizzati su anziani affetti da demenza senile hanno dato risultati sorprendenti. I ricordi legati ad una canzone hanno addirittura risvegliato pazienti da un torpore che durava da molti anni. Alcuni di questi studi si possono guardare nel film documentario Alive Inside che ha poi stimolato la nascita della associazione musicandmemory che fa propri questi concetti.

Come il cervello lega musica e ricordi

Ma i ricordi legati ad una canzone funzionano solo con gli anziani? In un altro esperimento l’Universita’ di Davis in California ha coinvolto un gruppo di studenti universitari. I ricercatori hanno selezionato le 100 piu’ famose canzoni del periodo in cui i ragazzi avevano fra 8 e 18 anni. Mentre venivano fatti ascoltare ai volontari 30 di questi brani, è stata analizzata l’attività celebrale con la risonanza magnetica funzionale.

I ricercatori hanno poi chiesto di indicare quali fossero le canzoni più familiari e piacevoli ed eventualmente di descrivere i ricordi legati a certe melodie. Ogni giovane ha riconosciuto mediamente 17 delle 30 canzoni proposte, mentre all’incirca 13 canzoni hanno risvegliato anche ricordi personali. Solo in questo caso le risonanze hanno rilevato un aumento dell’attivita’ della corteccia prefrontale mediana.

Musica e ricordi in pratica sono immagazzinati nella stessa regione del cervello, che poi è anche quella che si deteriora piu’ lentamente. Questa scoperta conferma molti studi nel campo della musicoterapia. La musica è un importante stimolo celebrale per la cura dell’Alzheimer e di altre malattie degenerative e può aiutare pazienti gravemente cerebrolesi a richiamare ricordi personali.