recto verso

Pensare al retro di un quadro come al vero elemento di interesse di un’opera. Si intitola Recto Verso la nuova mostra tematica della Fondazione Prada di Milano che presenta opere di artisti che offrono un nuovo spunto di riflessione sul significato di opera d’arte.

Guardare il retro di un qualunque quadro è sicuramente un’esperienza molto interessante: analizzare da vicino un telaio che a prima vista è solo legno bianco sporco o beige, può fare scoprire scritte, etichette, francobolli che rivelano molte informazioni su un’opera d’arte, sul suo stato di conservazione, ma anche sull’età e sull’origine del dipinto, piuttosto che sul tempo impiegato dall’artista per completarlo. Inoltre le etichette possono mostrare la storia espositiva nei musei e nelle gallerie. Quelle sul retro dei quadri sono quindi informazioni importanti anche se quasi sempre destinate agli addetti ai lavori: ma siamo sicuri che ciò che è nascosto non possa dire anche dell’altro?

La mostra tematica Recto Verso concepita dal Thought Council per la Fondazione Prada suggerisce l’esistenza di un modo non convenzionale di intendere il retro di un’opera, non come elemento da nascondere, ma come vero protagonista del quadro. Lo fa presentando opere di artisti attivi negli ultimi due secoli nel campo della pittura come Louis-Léopold Boilly, Roy Lichtenstein e Luca Bertolo, della fotografia come Thomas Demand, Philippe Gronon o nelle installazioni di Gerard Byrne, Matts Leiderstam e Ian Wallace.

Il Verso di un quadro può così diventare un muro per scrivere slogan espliciti come nel caso dell’opera esposta di Gastone Novelli contro la Biennale di Venezia nel 1968, può essere il vero punto da osservare come nelle opere di Llyn Foulkes e di Giulio Paolini, o diventare un elemento che completa il Recto come nei lavori di Alberto Burri. Ma la commistione tra Recto e Verso può essere anche il vero significato dell’opera che perde il piano bidimensionale acquistando una nuova dimensione tridimensionale attraverso cui comunicare.