reale e immaginario

Viviamo immersi in un flusso continuo di stimoli, informazioni, immagini, video. La differenza tra reale e immaginario, apparenza ed essenza non è mai stata così labile. Ma gli affascinanti concetti di visibile e invisibile esistono da sempre e trovano nuove forme in ambito filosofico e artistico

Dovremmo pensarci sempre quando ci connettiamo in rete con i nostri moderni smartphone. Crediamo di arrivare a chissà quale verità ma la nostra visione del mondo è centrata su un punto di vista soggettivo e limitato della realtà. I nostri sensi hanno una percezione solo parziale di ciò che esiste e la nostra mente distorce questa percezione limitata attraverso abitudini e convenzioni della cultura di appartenenza. Ma c’è di più.

Il modo in cui percepiamo il mondo va ben oltre il reale dei sensi e dipende da una nostra predisposizione interiore. Questa antica intuizione, elaborata da mistici e sciamani, è confermata da recenti studi di epistemologia, la scienza che studia i processi di conoscenza. L’aspettativa va oltre l’effettiva conformazione dell’oggetto osservato. Come dire che quello che ci aspettiamo di vedere ci influenza a tal punto da organizzare in quella direzione gli impulsi ottici ricevuti dal cervello. Sono ovvie le ripercussioni su tutto ciò che ci circonda e sul nostro rapporto con il mondo.

Contemplazione della realtà

L’utilizzo incondizionato della tecnologia odierna non fa altro che allontanare ancora di più l’uomo da se stesso, dagli altri e dalla natura.

Ma allora la realtà non esiste? Certo il reale non è qualcosa di rigido e immutabile, ma ha bisogno del nostro contributo per delinearsi. Secondo alcuni studiosi esistono due realtà. C’è una realtà oggettiva, apparentemente condivisa come mondo esterno, e una realtà soggettiva che appartiene al mondo interiore. Il mondo interiore ha la stessa importanza del mondo esteriore. O forse di più. Ma come fare per farla emergere ritrovando noi stessi?

Contro il frastuono e l’agitazione della vita quotidiana esiste la via della contemplazione. Si tratta di riattivare uno stato ricettivo, la capacità di guardare il mondo con occhi nuovi. A mente sgombra, con diversi livelli di osservazione, a partire dalle piccole cose. Senza fare niente, in silenzio. La natura è viva, ascolta e a volte risponde con immagini, suoni, movimenti e segnali.

Reale e immaginario, visibile invisibile

Filosofi, pensatori e artisti affrontano da sempre questi argomenti. Il lavoro di Sara D’Uva, art director, fotografa e videoartista ci ricorda questa profonda connessione. Il suo ultimo progetto si chiama The Unseen (L’invisibile). Si tratta di una ricerca che recupera la cultura sciamanica della Foresta Amazzonica. Qui l’artista entra in contatto con gli alberi attraverso la mediazione, aprendo un dialogo profondo con la natura misteriosa.

Il risultato sono fotografie e video che svelano cose solitamente invisibili all’occhio, ma non per questo meno reali di ciò che appare. L’attenzione è rivolta allo spirito, alle entità nascoste nella foresta. Entrano in gioco la sfera onirica, l’immaginazione magica e poetica della realtà come insieme di forze vitali responsabili del ciclo vitale della natura. La contrapposizione tra reale e immaginario, visibile e invisibile, si gioca sulla negazione del pensiero logico razionale in base al quale esiste solo ciò che è visibile.

Tra apparenza ed essenza siamo noi a decidere come interpretare i segnali ricevuti dalla natura per vivere un rapporto più profondo con l’ambiente. Si tratta di ritrovare la connessione con tutto ciò che ci circonda. E se oggi è sempre più difficile mantenere la capacità di dialogare interiormente, la meditazione può aiutare. Significa ascoltare il proprio corpo, le emozioni e i sentimenti e farli fluire. In questo modo è possibile aprirsi e riconoscere il ruolo della natura. La Madre che ci genera e unica vera maestra di vita.

Sara D’Uva espone le sue opere dal 5 al 23 giugno 2017 a Roma presso la Galleria Bruno Lisi di Via Flaminia. La mostra è a cura di Paola Lagonigro.