Il Real Book è un’opera fondamentale per i musicisti e gli appassionati di jazz. Scopriamo la sua storia e come questa raccolta di standard jazz autentici ha contribuito a creare un linguaggio comune tra i musicisti diventando parte della musica dal vivo

Il Real Book è un famoso libro che rappresenta una sorta di bibbia per i musicisti di jazz. Si tratta di una collezione di spartiti diventata un punto di riferimento essenziale per coloro che desiderano suonare i classici del genere. Gli standard jazz, ovvero i brani che sono diventati famosi e sono stati reinterpretati da molti musicisti nel corso degli anni, sono qui scritti in forma semplificata con melodia, accordi e ritmo di un brano.

Il Real Book è uno strumento fondamentale per i musicisti perché permette di studiare, suonare e improvvisare sui brani più celebri del genere. In questo articolo esploreremo la sua storia ed importanza nel mondo della musica jazz, sottolineando l’influenza che ha avuto sui musicisti di tutto il mondo. Scopriremo come si è evoluto nel corso degli anni, passando dalle versioni illegali a quelle ufficiali e digitali disponibili oggi.

Indice

Storia del Real Book

La storia del jazz ha una lunga tradizione che comincia dal blues per poi evolversi verso forme più complesse. Oggi il jazz si studia nei Conservatori, ma all’inizio i musicisti che suonavano questo genere, nelle big band o nelle jam session improvvisate, potevano trovare le melodie e gli accordi dei brani da eseguire solo nei Tune-dex, piccoli libricini che cominciarono a circolare tra la fine egli anni quaranta e l’inizio dei cinquanta.

I cosiddetti fake books contenevano melodie ed accordi di centinaia di canzoni americane, ma spesso erano pieni di errori o vi si trovavano versioni troppo semplificate dei brani. Le big band potevano provare a lungo prima di esibirsi, ma la diffusione di jam session estemporanee nei locali dove si suonava jazz, rendeva necessario che i musicisti sul palco avessero una traccia più affidabile da seguire. Nel frattempo il jazz si cominciò a studiare anche nelle scuole di musica.

Non fu quindi un caso se l’idea di realizzare un libro che contenesse tutti i brani più importanti e difficili da reperire, fu di un gruppo di studenti della Berklee College of Music di Boston, una delle migliori scuole di musica al mondo. Questi giovani musicisti desideravano avere a disposizione una risorsa più affidabile per studiare gli standard ed eseguire i brani durante le jam session dal vivo.

Negli anni ’70 nacque così il Real Book, stampato in modo artigianale e venduto sotto banco, senza alcuna autorizzazione dei detentori dei diritti d’autore. Un libro considerato illegale e pericoloso, tanto che chi lo possedeva doveva nasconderlo o camuffarlo. Nonostante questo, o forse proprio per il fascino clandestino, ebbe un enorme successo e si diffuse rapidamente tra i musicisti di tutto il mondo, diventando un riferimento imprescindibile per tutti i musicisti jazz.

Caratteristiche del Real Book

Il Real Book si presenta come un grosso volume a spirale, con le pagine in carta sottile e la copertina nera con il titolo in bianco. Il formato è quello di un quaderno A4, per facilitare la lettura sul leggio. Ogni libro contiene circa 400 brani, scelti tra i più rappresentativi del jazz di varie epoche e stili. Si va dal bebop al cool jazz, dal hard bop al free, dal latin jazz alla fusion. Tra gli autori presenti ci sono nomi come Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane, Thelonious Monk, Duke Ellington, Bill Evans, Herbie Hancock, Chick Corea e molti altri.

Ogni brano è scritto in forma di lead sheet, ovvero con la melodia in notazione standard e gli accordi scritti sopra il pentagramma. La melodia e gli accordi consentono ai musicisti di arrangiare il brano a piacimento e di improvvisare sull’armonia. Nel jazz la melodia viene suonata solo all’inizio e alla fine del brano, mentre nel mezzo si improvvisa seguendo gli accordi. Il Real Book non contiene indicazioni precise sul ritmo o sullo stile del brano, lasciando al musicista la libertà di interpretarlo a suo piacimento. Non contiene nemmeno le parole dei brani cantati, ma solo la melodia vocale.

Evoluzione del Real Book

Negli anni successivi alla sua creazione il Real Book ha subito diverse evoluzioni. Innanzitutto non è un libro unico, ma ne esistono diverse versioni e più volumi. La più famosa è la cosiddetta “versione B”, che fu la prima a circolare negli anni ’70. Successivamente, sono state create altre versioni, come la “versione C” e la “versione D”, che contengono brani diversi o aggiuntivi. Nel corso degli anni sono stati pubblicati altri libri simili come il “New Real Book”, il “Real Easy Book” e il “Real Vocal Book”.

Da libro autoprodotto e distribuito illegalmente solo in forma cartacea, il Real Book è stato poi pubblicato in diverse edizioni ufficiali, ottenendo le necessarie autorizzazioni dai detentori dei diritti delle canzoni. Questo ha permesso una diffusione più ampia e ha reso possibile l’accesso a un repertorio più completo di brani. Le edizioni successive hanno anche cercato di correggere eventuali errori o imprecisioni presenti nelle prime versioni, offrendo una risorsa ancora più affidabile per i musicisti di jazz.

Con l’avvento delle tecnologie digitali il Real Book è diventato ancora più accessibile e pratico. Oltre alle edizioni cartacee, sono state sviluppate versioni digitali disponibili per dispositivi come tablet e smartphone. Le versioni digitali offrono una maggiore flessibilità e portabilità consentendo ai musicisti di avere gli spartiti sempre a portata di mano durante le esibizioni o le sessioni di studio. Il digitale consente anche di aggiungere note e segni sui brani, semplificando ulteriormente il processo di apprendimento e interpretazione degli standard jazz.

Importanza del libro nel jazz

Il Real Book ha avuto un impatto significativo sulla comunità dei musicisti di jazz. Prima della sua pubblicazione, gli standard jazz suonati dal vivo nelle jam session venivano trasmessi principalmente attraverso la tradizione orale. I musicisti imparavano i brani a memoria ascoltando le registrazioni e ricreavano le melodie e gli accordi grazie al loro orecchio musicale. Questa metodologia andava molto bene per i brani più semplici.

Per gli standard jazz più complessi non avere una partitura certa poteva creare variazioni e le interpretazioni personali davano luogo ad una certa incertezza durante le esecuzioni con altri musicisti. Il Real Book ha fornito una base solida e unificata per l’esecuzione dei classici americani stabilendo versioni standardizzate che tutti i musicisti possono seguire. Questo ha migliorato le jam session, le esibizioni dal vivo e gli scambi tra musicisti che hanno potuto concentrarsi su altri aspetti e sull’improvvisazione.

Errori e curiosità del volume

Il Real Book è un libro molto particolare, che nasconde alcune curiosità interessanti e aneddoti che testimoniano la sua origine clandestina e la sua diffusione capillare. Anche se nasce come bibbia dei musicisti infastiditi da spartiti musicali troppo semplificati e non corretti, contiene anch’esso molti errori, sia di stampa che di trascrizione, dovuti alla fretta e alla scarsa qualità della produzione.

Alcuni errori sono diventati famosi tra i musicisti più esperti di teoria musicale, come ad esempio il “mi bemolle” al posto del “re diesis” nel brano “Donna Lee” di Charlie Parker, o il “sol diesis minore” al posto del “sol minore” nel brano “Blue Bossa” di Kenny Dorham. Può capitare che i brani siano modificati rispetto all’originale o trascritti in tonalità diversa da quella originale, forse per renderli più facile da suonare. Alcuni errori sono stati corretti nelle edizioni successive, altri sono rimasti e sono diventati parte della tradizione.

Il Real Book non contiene solo standard jazz della tradizione americana, ma altri brani che sono stati inseriti dagli autori forse per errore o addirittura per scherzo. C’è ad esempio il brano “Feelings” di Morris Albert, una canzone pop molto melensa e decisamente lontana dallo spirito dei jazzisti. Oppure il brano “I Will Survive” di Gloria Gaynor, una canzone disco che è stata trasformata in una versione jazzistica.

Altri brani inseriti nel Real Book potebbero invece rappresentare la varietà di stili e l’influenza del jazz nella musica moderna. Alcuni esempi di canzoni non propriamente jazzistiche sono “Yesterday” dei Beatles, “Imagine” di John Lennon e “Black Orpheus” di Luiz Bonfá. Questo aspetto del libro potrebbe confermare la sua importanza nell’avere anticipato le forme attuali del jazz che subiscono ogni forma di contaminazione.

Come usare il Real Book

In questo articolo abbiamo visto come dalla sua creazione il Real Book abbia subito un’evoluzione significativa, passando dalle versioni illegali a quelle ufficiali e digitali, offrendo sempre più risorse e informazione per gli artisti di tutto il mondo. Oggi il libro rimane un indispensabile compagno per i tutti i musicisti e gli studenti dei corsi di jazz che desiderano esplorare e suonare il repertorio classico degli standard con autenticità e coerenza.

Pur essendo uno strumento molto utile per gli appassionati di jazz, va usato con criterio e consapevolezza. Non si tratta infatti di una bibbia infallibile, ma di una raccolta di spartiti che possono contenere errori, imprecisioni o interpretazioni personali. Inoltre non fornisce tutte le informazioni necessarie per suonare un brano, ma solo le linee guida essenziali. Per usare bene il Real Book, bisogna quindi seguire alcuni consigli.

Ascoltare le versioni originali dei brani è la prima regola, dato che il libro non sostituisce l’ascolto attento e critico dei brani, ma lo integra e facilita. Ascoltando le varie interpretazioni degli standard suonati dai grandi jazzisti si possono apprezzare tutte le sfumature, intenzioni e scelte stilistiche e confrontarle con le indicazioni del Real Book. In questo modo, si può capire meglio il senso e il contesto di ogni brano, e arricchire la propria cultura musicale.

Verificare gli accordi e le melodie con altre fonti, come altri spartiti, video tutorial o software musicali, permette di correggere errori o discrepanze rispetto alle versioni originali dei brani, sia per quanto riguarda gli accordi che le melodie. Trascrizioni errate o eccessive semplificazioni possono risultare negative nel caso si faccia una jam session dando per scontato la versione imparata a memoria sul libro.

Il Real Book non è un manuale da seguire alla lettera, ma un punto di partenza per esplorare e creare la propria musica. Il jazz è un genere basato sull’improvvisazione e sulla libertà espressiva, che richiede fantasia, creatività e personalità. Usando il libro come guida, si possono sperimentare diverse combinazioni di accordi, melodie, ritmi, improvvisando variazioni e inserendo nuove idee che rendono unico lo stile e il gusto musicale di ogni musicista.

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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un imprenditore online, musicista, produttore e blogger. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. È il fondatore di Bintmusic.it, si occupa di comunicazione e scrive articoli di musica e dintorni, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.