L’importanza di monitorare la qualità dell’aria in Italia è cruciale per preservare la salute pubblica e l’ambiente. La questione dell’inquinamento atmosferico è un tema preoccupante, con dati rilevanti che richiedono una riflessione approfondita

L’aria che respiriamo è una risorsa preziosa e indispensabile per la vita, ma purtroppo sempre più minacciata dall’inquinamento. L’Italia è uno dei Paesi europei con i livelli più alti di smog, soprattutto nelle grandi città e nelle aree industriali. Questo fenomeno ha gravi conseguenze non solo sull’ambiente, ma anche sulla salute delle persone, aumentando il rischio di malattie respiratorie, cardiovascolari e tumorali.

Lo smog a cause e conseguenze riconosciute a livello scientifico. Quali sono i dati più recenti sulla qualità dell’aria delle città italiane e le fonti principali dell’inquinamento atmosferico nel nostro Paese? In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande, basandoci sui dati ufficiali forniti dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) e dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Indice

Qualità dell’aria in Italia

L’Italia è uno dei paesi europei più colpiti dall’inquinamento dell’aria, sia per la sua conformazione geografica che per le sue attività produttive e di trasporto. Secondo il rapporto 2020 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), l’Italia ha registrato nel 2018 circa 60.000 morti premature attribuibili all’esposizione a particolato fine (PM2.5), ozono (O3) e biossido di azoto (NO2), tre dei principali inquinanti atmosferici.

L’Italia supera i limiti di legge imposti dall’Unione Europea per il PM10, il PM2.5 e il NO2 in diverse aree del territorio, soprattutto nelle grandi città e nelle zone industriali. Molte città italiane superano nel giro di pochi mesi i limiti di sicurezza annuali imposti dalla Unione Europea per la concentrazione di polveri inquinanti. Purtroppo i cambiamenti climatici peggiorano le cose e allungano i periodi in cui domina l’alta pressione e non ci sono precipitazioni.

I report di Legambiente Mal’aria edizione speciale certificano una situazione pessima dei livelli di polveri sottili e biossido di azoto. Le pagelle sulla qualità dell’aria stilata in base a 5 anni di osservazioni in 97 città danno solo al 15% dei centri urbani la sufficienza. Gravemente insufficienti con zero in pagella sono Como, Milano, Palermo, Roma e Torino. Fanno meglio Sassari, Macerata, Enna, Campobasso Catanzaro, Nuoro, Verbania, Grosseto e Viterbo.

Il livello di Pm10 scende sotto la soglia consigliata dall’Oms solo nel 20% delle città italiane, quello di Pm2,5 solo nel 6%. Nella classifica delle città europee con l’aria migliore redatta dall’EEA molte province occupano gli ultimi posti, eppure nessuno sembra in grado di affrontare seriamente la situazione. L’inquinamento dell’aria è un fenomeno complesso che richiede una collaborazione tra tutti i livelli di governo e una partecipazione attiva della società civile.

Dati inquinamento aria in Italia

La qualità dell’aria è un indicatore fondamentale per valutare lo stato di salute del nostro pianeta e delle persone che lo abitano. Per monitorare la situazione in Italia e in Europa, esistono diversi parametri che misurano la concentrazione di sostanze inquinanti nell’atmosfera, come le polveri sottili (PM10 e PM2.5), l’ozono (O3), il biossido di azoto (NO2) e il biossido di zolfo (SO2).

Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nel rapporto Air quality in Europe l’Italia registra regolarmente valori medi annui di inquinamento superiori ai limiti stabiliti dalla normativa europea e dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In particolare, il nostro Paese supera i limiti per le polveri sottili PM10 (40 µg/m3) e PM2.5 (25 µg/m3), per l’ozono (120 µg/m3) e per il biossido di azoto (40 µg/m3).

A livello europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi con la peggiore qualità dell’aria, insieme a Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca e Romania. Al contrario, i Paesi nordici, come Svezia, Finlandia, Islanda e Norvegia, presentano i livelli più bassi di inquinamento atmosferico, grazie a una maggiore attenzione alla tutela ambientale e a una minore dipendenza dai combustibili fossili.

Città italiane più inquinate

La qualità dell’aria nelle città italiane è un problema che riguarda milioni di abitanti, esposti quotidianamente a livelli di inquinanti superiori ai limiti stabiliti dall’Unione Europea e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo il rapporto dell’ISPRA, basato sui dati delle centraline di monitoraggio del 2022, il 55% della popolazione urbana respira aria inquinata che supera i limiti di legge per almeno uno dei principali inquinanti: PM10, PM2.5, NO2, O3 e SO2.

Tra le città italiane più inquinate, spiccano Torino, Milano, Brescia, Napoli e Roma, che solitamente registrano picchi di smog soprattutto nei mesi invernali, quando le condizioni meteorologiche sfavorevoli favoriscono l’accumulo di sostanze nocive nell’aria. Anche le aree rurali non sono esenti dal problema, soprattutto se vicine a zone industriali o alle grandi infrastrutture di trasporto.

Secondo i dati ISPRA, nel 2023 le città che hanno superato più spesso i limiti di legge per il PM10 sono state Torino (139 giorni), Milano (118 giorni), Brescia (113 giorni), Padova (108 giorni) e Venezia (106 giorni). Per il PM2.5 le città più critiche sono state Torino (67 giorni), Milano (66 giorni), Brescia (64 giorni), Bergamo (62 giorni) e Bologna (61 giorni). Per il NO2 le città più colpite sono state Torino (365 giorni), Milano (365 giorni), Roma (365 giorni), Napoli (365 giorni) e Genova (365 giorni).

Per l’O3 le città più esposte sono state Palermo (69 giorni), Catania (66 giorni), Bari (64 giorni), Cagliari (63 giorni) e Napoli (62 giorni). Per lo SO2 le città più problematiche sono state Taranto (16 giorni), Brindisi (9 giorni), Genova (7 giorni), Trieste (6 giorni) e Venezia (5 giorni).

Cosa inquina l’aria in Italia

L’inquinamento atmosferico è causato principalmente dall’emissione di sostanze nocive nell’aria, come particolato, ossidi di azoto, ozono, monossido di carbonio, biossido di zolfo e composti organici volatili. Queste sostanze possono derivare da diverse fonti, sia naturali che antropiche, ma le più rilevanti sono quelle legate alle attività umane. Tra queste, le più importanti sono:

  • Traffico veicolare è responsabile di circa il 40% delle emissioni di ossidi di azoto e di circa il 20% delle emissioni di particolato. Le auto, i camion, i bus e i motorini contribuiscono a generare smog soprattutto nelle aree urbane, dove la circolazione è più intensa e la dispersione delle sostanze inquinanti è ostacolata dalla conformazione del territorio e dalle condizioni meteorologiche.
  • Attività industriali Sono responsabili di circa il 30% delle emissioni di ossidi di azoto e di circa il 15% delle emissioni di particolato. Le fabbriche, le centrali termoelettriche, i cementifici, le acciaierie e gli altri impianti produttivi emettono sostanze nocive nell’aria a causa dei processi di combustione dei combustibili fossili o dei materiali utilizzati.
  • Riscaldamento domestico Responsabile di circa il 15% delle emissioni di ossidi di azoto e di circa il 40% delle emissioni di particolato. Le caldaie, i camini, le stufe e gli altri sistemi di riscaldamento utilizzano combustibili come gasolio, legna, pellet o carbone, che producono fumi e cenere che si disperdono nell’aria.
  • Agricoltura Causa circa il 10% delle emissioni di ossidi di azoto e circa il 10% delle emissioni di particolato. Le attività agricole generano inquinamento atmosferico a causa dell’uso di fertilizzanti chimici, dei processi di fermentazione degli animali da allevamento, delle pratiche di bruciatura delle stoppie e dei residui vegetali.
  • Altre fonti minori Sono responsabili del restante 5% delle emissioni di ossidi di azoto e di particolato. Tra queste ci sono le attività di trasporto marittimo e aereo, le attività di estrazione e lavorazione dei minerali, le attività di trattamento dei rifiuti, le attività di verniciatura e solventi, le attività di incendio