potere della radio

Un vivace dibattito circa il potere delle radio e dei dj che decidono programmazione, playlist delle canzoni e musica trasmessa e le ripercussioni che ha sui gusti del pubblico e sul mercato discografico.

Stiamo parlando di grandi network radiofonici che, grazie a dati di ascolto quasi televisivi, proponendo un artista piuttosto che un altro possono decretarne il successo e influenzare le vendite. Ma il discorso vale anche per le piccole emittenti, obbligate a trasmettere i brani più conosciuti per non perdere ascoltatori. Tutto nasce dalla notizia riportata da un quotidiano, del rifiuto di un dj radiofonico di programmare un brano dell’ultimo album acustico di Pino Daniele. Mi “rovina l’umore” (della radio..) avrebbe detto. Il caso non è isolato, casomai è la consuetudine. Anche a noi è capitato, più di una volta, che il discografico di turno ci dicesse (prima di vedere sparire il provino nelle tenebre di un cassetto..): “bravi ragazzi, fantastico, complimenti, davvero un bel pezzo, belle le parole e notevole la musica…ma con la radio come la mettiamo..?”

Nel rimpallo di responsabilità tra case discografiche ed emittenti radiofoniche, qual’è la situazione reale? Se da una parte Riccardo Clary (Presidente Emi italiana) si lamenta del potere della radio come puro veicolo commerciale, dall’altra Claudio Coccoluto (dj) da la colpa alla discografia che produce solo canzoni commerciali per far soldi; poi c’è Ringo (dj) che parla di canzoni come di spot pubblicitari in una logica commerciale fuori controllo e infine Angelo De Robertis (Direttore artistico Radio 105) che se la prende con la missione della radio commerciale: una sola. Fare soldi, o ci sei o non ci sei. Il potere della radio sono i soldi?