persone attraversano una strada

La denatalità in Italia sta diventando un problema e negli ultimi anni si sta aggravando in modo maggiore rispetto ad altri paesi occidentali. Secondo i recenti censimenti Istat la popolazione italiana diminuisce: nel 1952 nascevano 2337 bambini ogni mille donne, nel 2004 solo 1.331 bambini, 696 dei quali (52,3%) figli unici. Oggi l’Italia ha il tasso di natalità più basso in Europa con 1,27 figli per donna, contro una media europea di 1,9 figli.

Secondo uno studio dell’università di Trento non è il desiderio di diventare mamme a mancare, ma i soldi. In una società sempre più attenta alla qualità della vita, la paura delle giovani coppie è non potere garantire un adeguato livello economico alla famiglia. Procreare in età avanzata espone a problemi di sterilità e quando arrivano i figli unici sono quasi la norma. Non certo un obbligo come in Cina quando è stato davvero obbligatorio avere un solo figlio da 1979 al 2013.

Popolazione italiana invecchia

Il crollo demografico della popolazione italiana è testimoniato dai dati: se nel del 1971 per ogni bambino c’erano 1,1 anziani, nel 2011 gli anziani erano diventati 3,8 e nel 2020 oltre 5. In alcune regioni come la Liguria ci sono 7,6 anziani per bambino e anche le regioni del sud tradizionalmente più prolifiche frenano e sono a livello di Lombardia e Lazio con circa 4,9 anziani per bambino.

Mentre l’aspettativa di vita aumenta superando gli 84 anni per le donne e gli 80 per gli uomini, le culle sono sempre più vuote con un saldo molto negativo tra nascite e decessi. L’età media della popolazione italiana è già oltre i 45 anni, gli over 65 superano il 23% e in pochi anni potrebbero arrivare ad un terzo degli italiani. Se la società invecchia il sistema pensionistico entrerà in crisi e le nuove generazioni andranno in pensione più tardi e con meno soldi.

Il declino demografico non potrà che svuotare ulteriormente i piccoli paesi mentre le città diventeranno sempre più abitate e costose. La pandemia ha peggiorato la recessione demografica con oltre il 20% di coppie non fanno figli. Se il trend continuerà nel 2050 la popolazione italiana scenderà dagli attuali 60 a 54 milioni circa di persone e nel 2070 a 48 milioni di abitanti.

Denatalità problema sociale

Le nazioni dove si vive meglio sono anche quelle più prolifiche. Nella classifica della prosperità Legatum prospery index l’Italia si aggira attorno al 30 esimo posto su un totale di 167 nazioni, preceduta da tutti i paesi occidentali. Il declino delle nascine segue quello economico e sociale ed è legato al calo degli indicatori macroeconomici che misurano rapporti sociali, credibilità delle istituzioni e partecipazione civile.

Per le donne scegliere tra famiglia e lavoro purtroppo non è solo un fatto di maggiore libertà o emancipazione. Se la maternità non è più considerata sinonimo di realizzazione femminile, è anche vero che nei paesi nordici dove la percentuale di donne che lavorano é alta, si fanno più figli e la società è in generale più ricca ed evoluta. Il problema é che in Italia avere figli significa avere meno opportunità sul lavoro.

Secondo le statistiche il 25% di donne italiane alla nascita del figlio lascia la professione. Il risultato è che una donna su cinque ritarda il momento del concepimento fino ad oltre 30 anni, un record in tutta Europa. Se anche Papa Francesco ha affermato che una società senza figli è “contro il futuro”, fa re figli ha a che vedere anche con la soddisfazione personale e la qualità della vita .

Quanto costa avere un figlio?

Non avere figli è la conseguenza dei nuovi stili di vita e della mancanza di politiche per la famiglia. Ma quanto costa avere un figlio? Secondo uno studio realizzato in America, una famiglia di reddito medio, che guadagna tra i 60 mila e i 100 mila dollari, spende 235 mila dollari (224 mila euro) nei primi 18 anni di vita del proprio figlio. Se il reddito è superiore la spesa può arrivare a quasi 390 mila dollari, ma non scende mai sotto i 170 mila dollari.

Una tipica famiglia con due genitori spende circa 15 mila dollari all’anno per ogni bambino. Le spese per la casa occupano il 30% del costo totale fino all’età di 18 Anni. Seguono cura ed educazione dei figli (18%) e le spese alimentari che si prendono il 16% delle finanze familiari. Se in Italia le cose vanno meglio per l’assistenza sanitaria, in alcuni paesi europei esistono vari supporti economici per i genitori che non devono spendere decine di migliaia di dollari nemmeno per iscrivere i figli all’università come in America.

Negli ultimi 50 anni la spesa per crescere un figlio in ogni caso è cresciuta moltissimo relativamente al reddito. Fino a qualche anno fa baby sitter e salute rappresentavano circa il 4% dei costi totali per allevare un bambino: oggi le cifre sono più che raddoppiate. Dopo i 18 anni le cose non migliorano, anzi. In America chi vuole frequentare le migliori università deve aspettarsi di spendere altri 200 mila dollari, e non è finita qui.

Per il Wall Street Journal, ai circa 400 mila dollari fin qui raggiunti per il mantenimento dei figli, i genitori prima di vederli entrare nel mondo del lavoro devono affrontare altre rinunce personali in termini economici e di carriera professionale. Aggiungiamo pure un aiutino per acquistare casa? Insomma per crescere un figlio alla fine servirebbero oltre un milione di dollari.

Figli unici sono avvantaggiati?

Oltre alla denatalità c’è da considerare l’aumento di figli unici: una opportunità o un problema?Generalizzare è impossibile, ma se figlio unico era anche Leonardo da Vinci, i dati dicono che l’80% di chi è ammesso nelle prestigiose università americane non ha fratelli. In Italia Daniela Del Boca, che si occupa di economia politica all’università di Torino e dirige il centro inter universitario Child, avanza però dei dubbi sul fatto che i figli unici “all’italiana” abbiano più successo a scuola.

Il dubbio nasce dal fatto che i ragazzi italiani in generale si rivelano tra i peggiori studenti su 56 paesi in fatto di competenze linguistiche e abilità matematiche. Analoghi studi condotti in Cina e America sostengono però che i figli unici abbiano migliori risultati a scuola. E se una ricerca dell’Ocse ha trovato ripercussioni positive anche sul quoziente intellettivo dei 15 enni in 57 nazioni, una ricerca dell’università di Essex realizzata su 2.500 giovani inglesi sostiene che i figli unici siano mediamente più soddisfatti di chi ha fratelli.