Dischi in vinile e album come playlist

Dopo cd e download, anche gli album sembrano destinati a scomparire dal vocabolario della musica. Playlist in streaming e condivisione di singoli il futuro. Come cambierà il modo di fare canzoni degli artisti?

C’era una volta il possesso. Così potrebbe intitolarsi la storia della musica che stiamo vivendo negli ultimi anni. La rivoluzione dell’ascolto che non si tocca con mano – mp3 – e nemmeno si possiede – streaming – è solo agli inizi: molte sono e saranno le ripercussioni sul mercato ma anche sulla società dei contenuti e sulla creatività degli artisti. Ad esempio vi siete mai chiesti che fine faranno gli album?

Il cambiamento di abitudine degli ascoltatori è stato davvero rapido. Il 2013 è il primo anno in cui i download di mp3 calano a livello globale: – 5,7% i singoli e – 0,1% gli album. Ma già un anno dopo, nel 2014, il calo è stato rispettivamente del 12,9% e dell’11,5%. Ora siamo ben oltre. La crisi del concetto di possesso nel frattempo non ha riguardato solo la musica, si è estesa ad ogni altro settore dei contenuti: nel cinema con i film in streaming, nell’editoria con gli ebook e nei giochi.

Fine dei cd è quella degli album

Oggi non serve più avere le cose, basta usarle. Il trend, specialmente nel settore musicale, anno dopo anno è diventato sempre più ovvio. Così come era scontata la fine del regno di iTunes degli albori come sistema chiuso di distribuzione di mp3 in accoppiata con l’iPod, la stessa fine sembra la faranno i supporti fisici. Le vendite di cd sono destinate a diminuire ancora molto nei prossimi anni, rendendo forse superflui anche gli album: che senso avranno se tutta la musica si ascolterà in streaming?

Quale musica verrà prodotta senza album? La risposta come sempre la darà il mercato. Ma qui entra in gioco anche la creatività. Come non ricordarsi i concept album rock degli anni ’60 e ’70? Erano dischi a tema che contenevano una storia da guardare e ascoltare. Si tratta di Lp memorabili come Freak Out! di Frank Zappa, anche se il caso più conosciuto riguarda Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles o tanti altri di rock progressive. Oltre all’aspetto artistico e alla capacità di narrazione, i concept album sono stati anche fantastici nel creare identità attorno alle note. Un valore, anche economico che sembra oramai perso.

Playlist e singoli contro album

Da cosa verranno sostituiti gli album? Dalle playlist. Un recente rapporto della Music Business Association dice anzi che le playlist hanno già superato gli album: rappresentano il 31% degli ascolti contro il 22% degli album. L’ascolto di singoli si prende quindi la fetta più grande: il 46%. Sono stati fatti studi che dicono come in questo caso si tratti di ascolti frammentati: si salta da un brano all’altro. Nulla a che vedere con il vecchio modo di ascoltare un album intero. Quasi un libro da sfogliare con amorevole passione. Invece i singoli in streaming non creano identità e nemmeno valore di lungo termine.

Le playlist hanno questa capacità identitaria? E’ ciò che sperano le etichette discografiche. A dir la verità ciò che lega i brani di queste raccolte è un pò meno efficace e poetico rispetto ai cd. Anche il legame con l’ascoltatore non è basato su vere identità, concetti ideali, voli astratti, ma piuttosto su uno stato d’animo o su una attività. Non c’è una narrazione definita e unitaria di una storia, piuttosto c’è un filo conduttore che unisce tra loro i brani.

Si ascoltano playlist divise per generi o che vanno bene per ogni momento della giornata, per fare qualcosa o per come ci sentiamo. Sport, relax, studio, lavoro: ce n’è per tutti i gusti, fino all’ora di cena e anche per il dopo. Gli artisti nell’era delle playlist non devono nemmeno più preoccuparsi di fare dischi di un’ora per riempire un cd. Per qualcuno è anche meglio: registrare 12 brani di cui 10 mediocri e 2 belli non serve. Basta un singolo bello e il successo è assicurato, o quasi. Fino al prossimo tormentone da milioni di click.