Ragazzo al pc fa stream ripping

La pirateria musicale è scomparsa con lo streaming? Dallo stream ripping alle app craccate fino ai nuovi sistemi usati dai pirati, l’industria dei contenuti alle prese con il diffuso concetto del tutto gratis che riguarda l’ascolto di canzoni

Da quando esistono i servizi di streaming nessuno parla più di pirateria musicale: ma è davvero scomparsa? Dopo averle tentate tutte da un punto di vista tecnologico e legale, l’industria della musica sembra essersi arresa all’evidenza: il web è un’enorme piazza incontrollabile in cui trovare tutto, anche gratis. Se a nulla sono valse le campagne per educare i consumatori sul significato di proprietà intellettuale e sul rispetto dei diritti d’autore, tant’è offrire canzoni a poco prezzo in modo legale con le piattaforme on the cloud.

Lo streaming ha sbaragliato mp3 e supporti fisici adeguandosi al concetto base della pirateria musicale. La speranza è che il desiderio di consumo gratuito facile e comodo, ostacolato dalla pubblicità presente sui servizi free, convinca sempre più utenti a sborsare qualche euro per abbonarsi alle versioni premium. Meno di dieci euro al mese, paragonati al costo di un solo disco o cd di vecchia memoria, sono una miseria. La stessa in cui stanno finendo i piccoli artisti e le persone più o meno dotate di talento che vogliono vivere vendendo musica.

Pirateria musicale e streaming

Abbagliati dal tutto gratis e da servizi eccellenti e comodi, gli ascoltatori se ne infischiano se dietro allo streaming ci sono logiche di mercato veicolate da operazioni finanziarie che riducono il valore economico della musica a zero. Musicisti, artisti, produttori, creatori di contenuti ed etichette purtroppo sono sempre più consapevoli che investire in talento e creatività sia un azzardo spesso del tutto inutile. Il motivo è noto ma forse conviene ripeterlo: per ottenere la stessa remunerazione economica di 1 download di mp3 servono 1000 ascolti in streaming.

Insomma vendere musica oggi non è più conveniente e chi vuole fare il musicista al tempo dei social deve sapersi rinnovare o cambiare lavoro. Offrire al pubblico la possibilità di ascoltare legalmente canzoni gratis inframezzata da spot è sempre stato considerato il male minore per sconfiggere la pirateria musicale e i download illegali. Pur sapendo che lo streaming retribuisse poco o nulla gli artisti, l’industria discografica alla fine vi si è adeguata sperando che almeno la pirateria non avrebbe più avuto ragione di esistere, ma ciò non è realmente avvenuto.

Sarà per questo che Apple ha messo in discussione lo streaming gratis e non è detto che prima o poi l’unica possibilità disponibile per gli utenti di tutte le piattaforme musicali in streaming sarà abbonarsi a servizi a pagamento. Mentre si discute sulla sostenibilità della musica nell’era dello streaming e si pone anche il problema di quanto guadagnano gli artisti, in rete c’è chi cerca applicazioni che aggirano il problema.

Pirateria musicale è scomparsa?

Malgrado la musica costi sempre meno, sono sempre più le persone che cercano uno Spotify craccato o qualche sistema alternativo per ascoltare canzoni gratis. E se non possono più farlo si indignano. Internet sembra davvero il terreno ideale per il perpetuarsi della storia del gatto che insegue il topo. L’industria dei contenuti veicolata dalle multinazionali del web sta facendo di tutto per rendere il sistema della distribuzioni della musica online economicamente sostenibile, ma dall’altra parte c’è sempre qualcuno che cerca e trova il modo di aggirare gli ostacoli.

Scaricare musica e film senza pagare non è una abitudine dimenticata, ma è un fenomeno in aumento. Pochi ne parlano, ma malgrado tutte le battaglie legali e non fatte in questi ultimi anni contro la pirateria, crescono i BitTorrent e tante altre piattaforme e sistemi dove utenti di mezzo mondo sempre più scaltri si scambiano file gratis. Per ascoltare o scaricare musica gratis non utilizzano solo un sistema, ma adottano una vera strategia a 360 gradi per trovare la fonte migliore. L’importante è che evidentemente tutto si possa trovare gratis, sia che si tratti di download o streaming.

Chi sono i pirati?

Proprio in Svezia dove è nato Spotify, a suo tempo i pirati hanno fondato anche un partito politico. Il PiratPartiet prese oltre il 7% di voti incassando la maggioranza assoluta di voti tra gli elettori dai 18 ai 30 anni di età e mandando un suo rappresentante al parlamento Europeo. Certo adesso le cose si direbbero cambiate ma non del tutto. La pirateria musicale in nazioni come la Svezia, dove Spotify è nato, effettivamente è diminuita costantemente nel corso degli anni. Ma ciò non è avvenuto nel Nord America, il più grande mercato musicale al mondo e in molti altre nazioni, come la nostra.

Secondo una recente indagine di Cisco, il file sharing basato sul peer to peer per effettuare download illegali, negli Usa dal 2008 ad oggi è aumentato del 44%. Alcuni report di MusicWatch dicono che gli americani che frequentano siti pirata sono 57 milioni, il 20% della popolazione. La previsione è che in futuro aumenteranno ancora. Secondo gli ultimi dati della Ifpi (International Federation of the Phonographic Industry), sono illegali circa un terzo terzo degli ascolti sul web (38%).

L’attrazione del tutto gratis può più di ogni legge morale, il problema di trasformare la musica online in un mercato con regole certe e condivise non sembra davvero semplice nemmeno in tempi di streaming. Se i musicisti faticano a trovare una dimensione economicamente sostenibile, chi si è adeguato molto rapidamente allo streaming sono i pirati che sul web vanno alla ricerca di canzoni gratis. Di questi il 32% utilizza lo stream ripping, il 23% il peer to peer, ed una percentuale minore i download da altri sistemi.

Pirateria musicale più usata

Il fenomeno dello stream ripping è in aumento negli ultimi anni e spaventa non poco le case discografiche. In pratica si tratta di estrarre canzoni, da scaricare in formato digitale, direttamente dai video in streaming che si vedono su servizi come YouTube. Ci sono siti, software e app che consentono di salvare le canzoni che si stanno ascoltando in modo molto semplice e incontrollabile. Questo modo di ascoltare musica è illegale ed è stato affrontato in sede legale con la chiusura di siti come YouTube mp3 converter che però non ha risolto il problema.

Altri servizi simili sono disseminati sul web e come si vede nel grafico rippare canzoni da YouTube, Spotify, Pandora, Apple Music o dagli altri servizi sembra essere una pratica molto diffusa a tutte le età, come si vede nel grafico.

pirateria musicale ad ogni età

Spotify craccato

La pirateria musicale è sempre in evoluzione nella speranza di trovare sistemi sempre più semplici per ascoltare musica gratis. Qualcuno è riuscito persino a craccare l’applicazione o il software utilizzato per collegarsi con il servizio di streaming di Spotify. Cosa non banale, ma evidentemente in tutto il mondo esistono hacker capaci di aggirare qualsiasi ostacolo. In breve tempo come per magia il web si è popolato App modificate per consentire anche agli account gratuiti di aggirare le restrizioni. D’altronde da molti anni in rete c’è un’ampia e documentata letteratura che permette di scoprire come fare.

Craccare Spotify ovviamente è illegale, ma su internet quando si parla di musica il limite tra ciò che è lecito e non sembra scomparire. Il punto è che Spotify oramai è un big della finanza quotato in borsa e non può tollerare che la pirateria vada ad inficiare il valore di un servizio finanziato dagli azionisti. La DMCA (Digital Millennium Copyright Act) ha eliminato alcune di queste App illegali, costringendo gli sviluppatori ad eliminarle dal web. Inoltre gli utenti beccati ad utilizzare App di Spotify craccato sono stati avvertiti con una email informativa su non precisate “attività anomale” effettuate con i loro account.

La reazione di alcuni utenti non è tardata ad arrivare: c’è chi si è lamentato parlando di furto, truffa e addirittura ladrocinio. I commenti indignati di chi è stato beccato si possono leggere nelle app store devono far riflettere su quanto la pirateria musicale sia entrata nell’immaginario collettivo come fatto naturale e totalmente legittimo. C’è chi dice: “Pago già la connessione ad internet, perchè devo pagare anche i contenuti?” Un pò come se andando al supermercato qualcuno dicesse: “Pago già il gas dei fornelli, perchè dovrei pagare anche la pasta?”.

Costo pirateria musicale

Le big company stanno investendo centinaia di milioni di dollari nello streaming musicale, considerato l’unica alternativa legale alla pirateria. Perchè moltissimi giovani e non continuano a desiderare di ascoltare musica gratis illegalmente? Dall’arrivo degli mp3 dopo Napster è cambiata la mentalità del pubblico in nome della gratuità. Eppure inseguire al ribasso le esigenze della gente offrendo musica gratis, oltre a uccidere il download a pagamento e il lavoro degli artisti, potrebbe non essere stata una buona idea.

Secondo un recente rapporto della Riia la pirateria costa ancora alla sola industria musicale americana 12,5 miliardi di dollari con una perdita di oltre 70 mila posti di lavoro e 422 milioni di dollari di entrate fiscali a beneficio della collettività. In Europa le stime sono simili, anche perchè il costo economico della pirateria non è quantificabile solo in dischi venduti in meno. Esiste una filiera della musica e di lavoratori che vengono in qualche modo coinvolti dalla musica illegale che attrae in particolare la generazione dei 18 – 34 enni. Ma alla fine di chi è la colpa?

Valore dei pirati

Non è facile trovare un colpevole. I cattivi questa volta non sono le case discografiche anche se un qualche ruolo lo hanno avuto nel non sapere gestire la rivoluzione dalla musica tradizionale al digitale. Ugualmente non è colpa nemmeno dei giovani fans che continuano a scaricare musica gratis infischiandosene dei guadagni scarsi dei loro musicisti preferiti o di quelli che potrebbero mettersi in luce regalando emozioni a tutti, se solo avessero la possibilità di farsi sentire.

C’è anche chi sostiene che la pirateria favorisce gli artisti perchè è un modo per diffondere canzoni ad un pubblico più ampio. Può darsi, ma pirateria musicale e stream ripping in realtà condividono un concetto base: la scomparsa della percezione del valore della musica. Mentre i giganti del web costruiscono piattaforme sempre più accattivanti per attrarre abbonati poco sensibili alle lamentele degli artisti, forse i veri vincitori della rivoluzione digitale sono i pirati. Nessuno parla più di loro ma godono di ottima salute e i loro click fanno gola a tutti.