vendita cd

Tra chi sostiene che scaricare a sbafo musica faccia diminuire le vendite, c’è chi addirittura pensa che la condivisione di file e mp3 reperiti in modo gratuito su internet tramite p2p e software di file sharing, alla fine porti pure benefici all’industria dei contenuti.

Quando si parla di pirateria e di crisi della musica ci si trova davanti a due fazioni che non riusciranno mai a mettersi d’accordo: chi ha ragione, la stragrande maggioranza di artisti, produttori e discografici o i giovani downloader? E non si tratta solo di giovani pirati, ma anche di studiosi ed economisti. Michael D. Smith, professore di informatica e di marketing presso la Carnegie Mellon University fa parte della prima schiera ed è convinto che sia proprio la pirateria a danneggiare le vendite in modo incontrovertibile portando danni di milioni, se non di miliardi di dollari all’intero settore.

Secondo lo studioso infatti ci sono solo 3 ricerche che affermano che la pirateria non danneggia le vendite favorendo gli acquisti e la diffusione di contenuti a pagamento a fronte di 25 studi che hanno dimostrato l’esatto contrario. In particolare ci sarebbero dati inconfutabili su Megaupload: dopo la sua chiusura c’è stato un aumento statisticamente significativo delle vendite digitali. Secondo i dettagli analizzati da MediaBistro, ogni riduzione dell’1% dell’utilizzo di Megaupload ha portato un incremento delle vendite digitali tra il 2,6 e il 4,1%. Non è noto quanto l’effetto possa durare nel tempo e se valga la pena per i governi spendere milioni di dollari per chiudere sistemi che dopo vengono riaperti sotto altro nome o tecnologia aggirando la legge: forse proprio come il caso di Mega di Dotcom?