Pianto neonato con la mamma

Il pianto del neonato è il primo vero banco di prova per i genitori che tornano a casa con il nuovo arrivato dopo il parto in ospedale. Dopo qualche notte insonne la domanda è sempre la stessa: perchè piange? Avrà fame, sete, caldo o le coliche? O forse sarà malato e bisogna preoccuparsi? Gli studi realizzati dagli scienziati per analizzare il suono di pianti e capricci dei bambini hanno lo scopo di aiutare i genitori a gestire meglio i propri figli.

Il pianto di un neonato pur disperato, inconsolabile o insopportabile che sia, è comunque un suono. E sia la musica che il ritmo hanno una grande importanza nei bambini anche durante la gravidanza. Tutto parte dalla semplice considerazione che ogni bambino ha una propria musicalità. Volume, timbro, ritmo, melodia del pianto possono essere analizzati dagli scienziati anche da un punto di vista musicale come insieme di frequenze.

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Suono pianto del neonato

Chi ha avuto occasione di ascoltare il pianto di un neonato avrà potuto apprezzarne l’intensità, ma sono soprattutto le mamme e i papà a diventare più sensibili allo stimolo sonoro dei pianti. Il loro suono è quello meglio percepito dal nostro cervello anche in caso di difficoltà dell’udito, ma non solo. Secondo uno studio dell’università di Los Angeles sia nell’uomo che nella donna dopo la nascita di un figlio aumenterebbe la produzione di testosterone e prolattina per migliorare la sensibilità dell’udito dei genitori.

Ciò permetterebbe innanzitutto di riconoscere il proprio figlio tra altri, ma anche di distinguere le varie tonalità del suono del pianto di un neonato per arrivare a comprenderne i bisogni. La ricercatrice Daniela Lenti Boerio, docente di psicobiotica e psicologia fisiologica all’università della Valle d’Aosta, ha realizzato uno studio insieme ad un gruppo di musicisti per analizzare le caratteristiche dei pianti dal punto di vista musicale, cercando di svelarne i misteri espressivi per poterli interpretare nel più utile e migliore dei modi.

Tipi di pianto neonato

La ricerca ha preso in esame pianti e vagiti di cento bambini appena nati, alcuni registrati direttamente presso l’ospedale San Paolo di Milano in vari momenti della giornata, altri registrati tra le mura domestiche. I ricercatori hanno registrato il pianto dei bambini neonati in varie situazioni: dolore (in seguito ad un prelievo), sorpresa (sottoponendoli ad un movimento brusco durante esami neurologici) e fame (30 minuti prima della poppata).

I ricercatori hanno scoperto che i pianti dei bambini hanno suoni e caratteristiche uniche e ben distinguibili, ognuno diverso da quello degli altri neonati. Si tratta di suoni molto sgradevoli e disarmonici, non solo per gli estranei, ma anche per le neo mamme che a volte possono trovarli insopportabili. Esistono casi limite di genitori esasperati che reagiscono in modo inspiegabilmente violento al pianto dei loro figli.

Distinguere i vari tipi di pianto di un neonato può invece essere il primo passo per capire il significato dei pianti e sapere come comportarsi in ogni occasione. Esiste infatti un pianto differente per ogni richiesta: fame, dolore, stanchezza, noia. Il pianto della fame è sospirato, piccoli singhiozzi accompagnati da movimento labbra. Il vagito del dolore è un vero urlo, difficile da fraintendere (vedi coliche). Il lamento della stanchezza è crescente, un piagnucolio che diventa lamento. Il pianto della noia è intermittente.

Consolare neonato che piange

I neo genitori imparano presto e bene che nei primi giorni di vita il pianto del neonato rappresenta circa il 97% dei suoni emessi dal bebè. Gridare e fare versi è l’unico modo di esprimersi e comunicare dei bambini appena nati, purtroppo e molto spesso anche di notte. I pianti dei piccoli uomini possono essere di una intensità assordante e creare stanchezza per notti insonni, insieme a qualche ansia più o meno giustificata.

Il bambini che piangono sono un vero cruccio di tutte le neo mamme e papà: come farli smettere? Per calmare i neonati e dare sollievo alle orecchie dei genitori c’è un solo sistema infallibile: le coccole. Coccolare, cullare e tenere tra le braccia il piccolo uomo è davvero l’unica soluzione, senza paura di viziarlo. E’ scientificamente dimostrato come i bimbi coccolati e rassicurati crescono più equilibrati, con maggiore coscienza di sè, diventando caratterialmente più forti e stabili. Crescendo smetteranno anche prima degli altri di piangere, perché non è detto che i capricci riguardino solo i piccoli.

Capricci dei bambini

Distinguere, interpretare e capire i tipi di pianti è un lavoro che può continuare anche più avanti con l’età, quando mamme e papà di bambini inconsolabili e magari un pò viziati, sono alle prese con quel misto di vocalizzi e urla tanto naturali quanto insopportabili da ascoltare. Quando i bambini crescono, i pianti si trasformano in altri suoni più o meno fastidiosi e in grado di comunicare emozioni.

La natura ha dotato i bambini di un metodo infallibile per farsi notare da chi si deve prendere cura di loro. Proprio il suono dei vocalizzi è stato oggetto di uno studio di tre studiosi americani (James A. Green, Pamela G. Whitney e Michael Potegal) desiderosi di classificare tutti i modelli di capricci dei bambini anche per aiutare i genitori a gestire più efficacemente le loro esplosioni emotive. Non è stata una impresa facile, non certo per mancanza di materiale, ma per le modalità di registrazione delle emissioni acustiche.

I bambini non funzionano a comando, quindi per realizzare la ricerca gli studiosi hanno dovuto inventarsi speciali tutine equipaggiate con microfoni wireless. In questo modo hanno potuto registrare e campionare centinaia di ore di capricci, pianti grida e piagnucolamenti vari di 1300 bimbi preda di attacchi di rabbia e tristezza. Pensate quale pazienza e nervi d’acciaio sono serviti per gestire tutto questo materiale! Alla fine ne è uscito il più completo modello acustico sui capricci mai esistito.

I capricci dei bambini si distinguono fondamentalmente in cinque categorie: urla, grida, pianti, lamenti e mugolii. Urla e pianti sono manifestazioni di rabbia, mentre pianti, lamenti e mugolii vedrebbero il pargolo in preda ad un momento di tristezza. Le fasi di tristezza arrivano quasi sempre dopo il picco di rabbia e sono più facilmente consolabili e gestibili. Il consiglio ai genitori affinchè lo ‘strazio’ finisca prima, è aspettare pazientemente che il bambino esaurisca naturalmente i capricci più intensi e arrabbiati senza fare nulla. Dopo potranno arrivare le coccole capaci di consolare la sua tristezza e dare il meritato sollievo alle orecchie e ai nervi di mamma e papà.

App pianto neonato

Interpretare il pianto del neonato come abbiamo visto richiede qualche sforzo di comprensione e molto affetto e dedizione. I genitori dovrebbero servire a questo. Ma in un’era frenetica e iper tecnologica come la nostra, ovviamente non poteva mancare uno strumento per rendere il tutto più semplice. Si tratta di una App per smartphone realizzata da una ricercatrice americana, che alla specializione in matematica e statistica, unisce la propria esperienza come mamma di quattro bambini.

Chatterbaby confronta il pianto del neonato con i suoni di un database composto da vagiti che hanno riconosciute caratteristiche dovute a dolore da coliche, fame, ansia o paura. Grazie ad algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, in questo modo indica alla mamma quale sono le cause delle grida, segnalando eventuali problematiche che potenzialmente potrebbero preoccupare. Le mamme possono concorrere ad aumentare la dimensione del database di confronto, dando il loro consenso all’invio dei suoni dei loro figli, ovviamente nel rispetto delle norme sulla privacy.

L’app sul pianto del neonato è stata creata anche in collaborazione con l’università della California, inizialmente come supporto ai genitori sordi. Utilizzando i dati sulle grida dei bambini, i ricercatori stanno conducendo ulteriori ricerche per capire l’eventuale correlazione tra alcuni tipi di vagiti e le probabilità di sviluppare patologie come l’autismo o la meningite.