Pianto di un neonato

Come capire e calmare il pianto del neonato disperato nei primi giorni o mesi di vita e quando cresce? Sapere ascoltare e interpretare il suono di pianti e capricci di bambini di ogni età per farli smettere evitando di preoccuparsi

Il pianto del neonato è il primo vero banco di prova per i genitori che tornano a casa con il nuovo arrivato dopo il parto in ospedale. Dopo qualche notte insonne la domanda è sempre la stessa: perchè piange? Avrà fame, sete, caldo o le coliche? o forse sarà malato e quando preoccuparsi? Si tratta di distinguere, interpretare e capire cosa fare anche più tardi con l’età, quando mamme e papà di bambini inconsolabili e magari un pò viziati, sono alle prese con quel misto di vocalizzi e urla tanto naturali quanto insopportabili da ascoltare.

Analizzare il suono del pianto dei neonati e i capricci dei bambini significa aiutare i genitori a gestire meglio i propri figli, ed è lo scopo di alcuni studi realizzati qualche tempo fa ma sempre attuali. Tutto parte dalla semplice considerazione che ogni bambino ha una propria musicalità espressa da volume, timbro, ritmo, melodia e può essere analizzato da un punto di vista musicale nell’insieme delle sue frequenze.

Capire pianto del neonato

Il pianto del neonato è il vero cruccio di tutte le neo mamme e papà. I neo genitori imparano presto e bene che nei primi giorni di vita i vagiti dei neonati rappresentano circa il 97% dei suoni emessi dai bebè. Gridare e fare versi è l’unico modo di esprimersi e comunicare dei bambini appena nati, purtroppo e molto spesso anche di notte. I pianti dei piccoli uomini possono essere di una intensità assordante e creare stanchezza per notti insonni, insieme a qualche ansia più o meno giustificata. Non a caso questi rumori sono diventati oggetto di varie ricerche per cercare di interpretarli.

Uno studio sul pianto del neonato è stato realizzato recentemente dalla ricercatrice Daniela Lenti Boerio, docente di psicobiotica e psicologia fisiologica all’università della Valle d’Aosta, insieme ad un gruppo di musicisti. Il motivo di questa collaborazione è semplice, dato che l’obiettivo era prendere in oggetto le caratteristiche di questi suoni dal punto di vista musicale, cercando di svelarne i misteri espressivi interpretandoli nel più utile e migliore dei modi.

La ricerca è durata oltre 20 anni fa e ha preso in esame i vagiti di cento bambini neonati. Alcuni registrati direttamente presso l’ospedale San Paolo di Milano in vari momenti della giornata, mentre altri dieci neonati sono stati registrati nella loro casa. I ricercatori hanno registrato il pianto dei bambini neonati in varie situazioni: dolore (in seguito ad un prelievo), sorpresa (sottoponendoli ad un movimento brusco durante esami neurologici) e fame (30 minuti prima della poppata).

Come suona pianto neonato?

La prima cosa che hanno scoperto i ricercatori è che ogni pianto del neonato ha un suono con caratteristiche uniche e ben distinguibili, diverso da quello degli altri neonati. In secondo luogo si possono considerare come di rumori molto sgradevoli e disarmonici, tanto che per qualche mamma può anche diventare insopportabile. Lo dimostrano certi casi limite di genitori che reagiscono in modo inspiegabilmente violento al pianto dei loro figli.

Distinguere i vari tipi di lamento? Può essere opportuno cercare di capire il significato del suo suono per sapere come comportarsi in ogni occasione. Esiste infatti un pianto differente per ogni richiesta: fame, dolore, stanchezza, noia.

  • Pianto della fame è sospirato, piccoli singhiozzi accompagnati da movimento labbra.
  • Vagito del dolore è un vero urlo, difficile da fraintendere (vedi coliche).
  • Lamento della stanchezza è crescente, un piagnucolio che diventa lamento.
  • Pianto della noia è intermittente.

Come calmare pianto neonato? Per calmare i neonati che piangono, dando sollievo anche alle nostre orecchie, c’è un solo sistema infallibile: le coccole. Coccolare, cullare e tenere tra le braccia il piccolo uomo è davvero l’unica soluzione, senza paura di viziarlo. E’ anche scientificamente dimostrato che i bimbi più coccolati e quindi rassicurati, crescono più equilibrati, con maggiore coscienza di sè, diventando caratterialmente più forti e stabili. Crescendo smetteranno anche prima degli altri di piangere.

Interpretare suono dei capricci

Quando i bambini crescono, i pianti si trasformano in altri suoni più o meno fastidiosi e in grado di comunicare emozioni. La natura ha dotato le piccole pesti di un metodo infallibile per farsi notare da chi si deve prendere cura di loro. Proprio il suono di questi infallibili vocalizzi è stato oggetto di uno studio di tre studiosi americani (James A. Green, Pamela G. Whitney e Michael Potegal) desiderosi di classificare tutti i modelli di capricci dei bambini anche per aiutare i genitori a gestire più efficacemente le loro esplosioni emotive.

Non è stata una impresa facile, non certo per mancanza di materiale, ma per le modalità di registrazione delle emissioni acustiche. I bambini non funzionano a comando, quindi per realizzare la ricerca gli studiosi hanno dovuto inventarsi delle speciali tutine equipaggiate con microfoni wireless. In questo modo hanno potuto registrare e campionare centinaia di ore di capricci, pianti grida e piagnucolamenti vari di 1300 bimbi preda di attacchi di rabbia e tristezza. Pensate quale pazienza e nervi d’acciaio sono serviti per gestire tutto questo materiale! Alla fine ne è uscito il più completo modello acustico sui capricci mai esistito.

Le caratteristiche acustiche dei capricci si distinguono fondamentalmente in cinque categorie: urla, grida, pianti, lamenti e mugolii. Urla e pianti sono manifestazioni di rabbia, mentre pianti, lamenti e mugolii vedrebbero il pargolo in preda ad un momento di tristezza. Le fasi di tristezza arrivano quasi sempre dopo il picco di rabbia e sono più facilmente consolabili e gestibili. Il consiglio ai genitori affinchè lo ‘strazio’ finisca prima, è aspettare pazientemente che il bambino esaurisca naturalmente i capricci più intensi e arrabbiati senza fare nulla. Dopo potranno arrivare le coccole capaci di consolare la sua tristezza e dare il meritato sollievo alle orecchie e ai nervi di mamma e papà.

App pianto neonato

Interpretare il pianto del neonato come abbiamo visto richiede qualche sforzo di comprensione e molto affetto e dedizione. I genitori dovrebbero servire a questo. Ma in un’era frenetica e iper tecnologica come la nostra, ovviamente non poteva mancare uno strumento per rendere il tutto più semplice. Si tratta di una App per smartphone realizzata da una ricercatrice americana, che alla specializione in matematica e statistica, unisce la propria esperienza come mamma di quattro bambini.

Chatterbaby in pratica confronta il pianto del neonato con i suoni di un database composto da vagiti che hanno riconosciute caratteristiche dovute a dolore da coliche, fame, ansia o paura. Grazie ad algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, in questo modo indica alla mamma quale sono le cause delle grida, segnalando eventuali problematiche che potenzialmente potrebbero preoccupare. Le mamme possono concorrere ad aumentare la dimensione del database di confronto, dando il loro consenso all’invio dei suoni dei loro figli, ovviamente nel rispetto delle norme sulla privacy.

L’app sul pianto del neonato è stata creata anche in collaborazione con l’università della California, inizialmente come supporto ai genitori sordi. Utilizzando i dati sulle grida dei bambini, i ricercatori stanno conducendo ulteriori ricerche per capire l’eventuale correlazione tra alcuni tipi di vagiti e le probabilità di sviluppare patologie come l’autismo o la meningite.