Il piacere della musica e la capacità di parlare direttamente al nostro cuore e alla nostra mente. I meccanismi evolutivi, biologici e psicologici che trasformando l’esperienza estetica personale in uno straordinario rifugio emozionale indipendente da tutto

La musica ha una magia intrinseca che può incantare, consolare, ispirare e persino trasformare. È un linguaggio universale che supera le barriere culturali e linguistiche, toccando le corde più profonde dell’animo umano. Ma perchè non tutti amiamo lo stesso genere e da cosa rimaniamo incantati? Il piacere della musica è un fenomeno complesso che coinvolge una vasta gamma di emozioni, esperienze e aspetti psicologici ed estetici.

C’è chi si accosta alla musica in modo semplice o superficiale per ballare o divertirsi e chi passa la vita ad approfondire i misteri delle note e dell’armonia. Chi la ascolta distrattamente e chi prova forti risposte emotive agli stimoli sonori. Oltre a dover stabilire il significato di opera d’arte, è necessario porsi una domanda: cos’è il piacere della musica? Rispondere è una sfida che affascina anche la scienza.

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Cos’è il piacere della musica?

La musica, in tutte le sue forme e generi, funge da mezzo di espressione universale per le persone di ogni cultura e epoca. Dai ritmi tribali primitivi alle complesse sinfonie orchestrali, la ha il potere di comunicare emozioni e concetti al di là delle parole. La sua capacità di evocare sentimenti e trasmettere messaggi universali la rende un potente strumento di comunicazione e connessione umana. Quindi è una questione esclusivamente naturale? Non proprio.

Esistono diversi modi di provare piacere dalla musica che in parte dipendono dalla cultura musicale di ognuno. Chi ha studiato musica e suona uno strumento può apprezzare maggiormente il mondo delle note nella sua varia complessità. Ma la scienza ha dimostrato che anche il solo ascolto della musica attiva diverse parti del cervello, influenzando le emozioni, la memoria e persino il comportamento.

Ci sono diversi fattori che entrano in gioco nel suscitare piacere. Le caratteristiche della musica, (ritmo, melodia, armonia, timbro, volume e durata). Le associazioni personali che abbiamo con la musica, legate ai nostri ricordi, alle nostre esperienze, ai nostri gusti e alle nostre aspettative. Il contesto in cui ascoltiamo la musica, che può influire sul nostro umore e sulle nostre reazioni emotive.

Le note melodiche possono innescare reazioni neurochimiche che portano a sensazioni di gioia, nostalgia, calma o persino eccitazione. Ascoltare musica può agire come un’anestesia emotiva, lenendo le ferite dell’anima e rinvigorendo lo spirito. Se il piacere della musica è indipendente da tutto, cosa la rende diversa dal rumore e che rapporto hanno l’altezza delle note, la voce, il ritmo con i battiti del cuore o ancora più in là con i nostri neuroni?

Sistema di ricompensa nella musica

Secondo gli studiosi gli effetti della musica sul cervello sono quelli del sistema di ricompensa che permette di soddisfare i bisogni. I bisogni primari rispondono ai comportamenti che provocano piacere e vengono ripetuti in modo naturale. Ad esempio i piaceri sensoriali associati a cibo, sesso e droghe. Ma il sistema di ricompensa si attiva anche nelle funzioni sociali, quando collaboriamo con qualcuno o troviamo una motivazione o uno scopo nel condividere le nostre esperienze.

Proviamo piacere anche controllando decine o centinaia di volte al giorno lo smartphone per vedere se qualcuno ha messo un like ad un messaggio su Facebook. Sono abbagli a cui l’uomo cede volentieri rischiando una vera e propria dipendenza da cellulare non inferiore a quella delle sostanze stupefacenti. Siamo programmati per avere un vantaggio evolutivo dai nostri comportamenti, anche se in alcuni casi non ci portano da nessuna parte.

Quello che può confonderci è la dopamina. Un neurotrasmettitore prodotto nel cervello in diversa quantità a seconda delle esperienze provate. L’uomo ne produce di più rispetto a scimpanzé e gorilla. Per questo motivo gli esseri umani provano piacere anche in risposta a stimoli di ordine superiore ed estetici, che non danno un chiaro vantaggio evolutivo. Ad esempio si emozionano guardando un’opera d’arte e provano piacere dalla musica.

Piacere della musica evolutivo

Il piacere della musica può essere strettamente connesso all’attaccamento ai genitori o a un gruppo. Si comincia ascoltando ninne nanne cantate dalla mamma per aumentare l’attaccamento al bimbo, fino alle musiche e alle danze tribali. Questo aspetto però non è l’unico a determinare il rapporto ceh sviluppiamo con la musica nel corso della vita. Oltre alle esperienze d’ascolto potrebbe esistere un tratto biologico scritto nel patrimonio genetico che va oltre l’appartenenza sociale e all’ambiente in cui viviamo.

Recenti studi genetici hanno dimostrato che oltre all’educazione c’è una certa dose di familiarità ad esempio nell’essere stonati piuttosto che nell’avere l’orecchio assoluto o una particolare musicalità e predisposizione a suonare o comporre musica. Che esista un meccanismo innato che va oltre l’educazione del gruppo di riferimento sembrano dimostrarlo i risultati di uno studio condotto dal professor Irma Järvelä del Dipartimento di genetica e biologia molecolare dell’Università di Helsinki.

La ricerca ha analizzato i comportamenti di 437 individui dagli 8 ai 93 anni, scelti a caso tra musicisti professionisti o dilettanti, e persone senza alcuna istruzione musicale. Per definire le abitudini nell’ascoltare musica è stata analizzata sia l’attitudine all’ascolto attivo e attento, che a quello passivo di musiche di sottofondo, avvenuta in contemporanea all’analisi del DNA. Innanzitutt si è riscontrato una media di 4,6 ore di ascolto attivo e 7,3 ore di ascolto passivo.

Poi è stata verificata un’associazione tra il recettore del vasopressore arginina (AVPR1A), un aminoacido essenziale alle funzioni dell’organismo, e la propensione individuale all’ascolto della musica. Ciò suggerisce un contributo biologico alla percezione del suono e all’ascolto musicale e fornisce una prova molecolare sul ruolo della musica nella comunicazione sociale e nell’evoluzione della specie umana.

Piacere della musica soggettivo

Il piacere della musica è un fatto soggettivo indipendente dal punto di vista estetico. Non solo le persone hanno gusti musicali diversi, ma hanno risposte emotive diverse quando ascoltano le canzoni preferite. Queste risposte sono state studiate in modo approfondito in una ricerca pubblicata su Social, Cognitive and Affective Neuroscience, una famosa rivista di neuroscienze americana.

Il piacere della musica in particolare sembra dipendere da soggettivi meccanismi del cervello. I volontari in questo caso sono stati sottoposti ad un test in cui la risposta fisiologica avvenuta nel cervello, conseguente all’esperienza estetica, è stata scansionata. Una speciale tecnica denominata Dti con sensore di diffusione, ha confermato che le persone reagiscono agli stimoli sonori in modo molto diverso.

Sensazioni come brividi e formicolii lungo la schiena o sul cuoio capelluto sono presenti in individui con un maggior volume della connettività della materia bianca. Sembra insomma che in determinate persone esistano connessioni più forti tra il sistema uditivo del cervello e le aree correlate alle emozioni. Ciò avviene indipendente da altri parametri educativi, comportamentali e psicofisiologici.

Piacere della musica sociale

La musica è in grado di suscitare una vasta gamma di emozioni intense e variate, che possono andare dalla gioia alla tristezza, dalla paura all’euforia, dall’ansia alla calma. Le emozioni che proviamo ascoltando la musica non sono solo un fenomeno psicologico, ma hanno anche delle conseguenze sul nostro benessere fisico e mentale. La musicoterapia ne sfrutta gli effetti per ridurre lo stress e l’ansia, indurre una sensazione di piacere e ridurre il dolore.

La musica non solo ci fa stare bene, ma ci fa anche diventare più intelligenti. Numerosi studi hanno dimostrato che la musica ha effetti positivi sulle capacità cognitive. L’attenzione e la memoria vengono potenziate dalla stimolazione auditiva e dalla ripetizione di schemi musicali. Il linguaggio e la comunicazione ma anche il ragionamento e la creatività vengono migliorati dalla musica, in quanto richiede l’uso di processi logici, analitici e intuitivi.

Il piacere della musica non è solo un fenomeno individuale, ma anche sociale e culturale. Infatti può riflettere la nostra personalità, valori, interessi ed emozioni. Può influenzare il modo in cui ci presentiamo agli altri e come comunichiamo con gli altri, creando legami e condividendo esperienze, sentimenti e opinioni. La musica può anche favorire la cooperazione e l’empatia tra le persone, armonizzando e coordinando i comportamenti e trasmettendo valori, tradizioni e storie di una comunità.

Musica e sessualità

Se parliamo di ‘piacere’ forse anche in questo campo la musica può aiutare. Ascoltare la propria musica preferita come abbiamo visto preferita libera dopamina, un neurotrasmettitore prodotto anche quando si mangiano cibi particolarmente invitanti o durante i rapporti amorosi. Ansia da prestazione o calo del desiderio? Alcuni ritmi musicali hanno il potere di modificare i movimenti e la chimica del corpo, il respiro e il battito cardiaco.

E poi, al pari di un rapporto di coppia, un duetto musicale si svolge con una fase di eccitazione, un picco e una quiete. Ascoltare musica incoraggia l’espressione di sentimenti bloccati rendendo più sciolte le relazioni tra partner e sciogliendo le inibizioni. Quale genere migliore? La musica classica è una potente alleata, come la bossanova, le canzoni romantiche o la musica soft.

Sembra che nei giovani la musica rock ad alto volume, oltre a rovinare l’udito, possa abbassare i freni inibitori. Perfino Spotify ha effettuato uno studio con sofisticati algoritmi per trovare una playlist perfetta per aumentare il piacere sessuale. Analizzando 28 milioni di brani ha scoperto che sono proprio gli uomini, nella maggioranza dei casi, a creare playlist a tema romantico.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti, fondatore di Bintmusic.it, è un imprenditore online, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.