Piacere di ascoltare musica

Da cosa dipende il piacere di ascoltare musica e perchè ci sono persone più sensibili al linguaggio musicale? Non tutto è legato alla formazione culturale estetica, ma potrebbe dipendere da una diversa conformazione del cervello

Il piacere di ascoltare musica è diverso in ogni persona. C’è chi si accosta al linguaggio musicale in modo superficiale accontentandosi di canzoni leggere o di generi semplici e ripetitivi che servono per ballare o divertirsi. Altri invece passano la vita a cercare di capire i misteri delle note e dell’armonia e hanno forti risposte emotive agli stimoli sonori. Approfondiscono, fremono ad ogni nota fino a provare brividi e nodi alla gola causati dall’interpretazione dell’artista.

Ma dietro al piacere di ascoltare musica cosa si nasconde ? La sfida affascina da sempre molti neuroscienziati. Perchè verrebbe da pensare che la capacità di emozionarsi davanti ad un’opera d’arte sia frutto di educazione e dell’ambiente in cui si è nati e cresciuti. Certo lo studio della musica dipende fortemente dalla tradizione familiare. Se i genitori suonano, lo fanno anche i figli. Ma non è detto che gli stessi figli d’arte siano talenti dotati di una particolare sensibilità musicale. Infatti questa spiegazione generazionale non basta e non convince del tutto gli studiosi.

C’è chi crede che la capacità di ascoltare musica dipenda da un diverso dna che arriva prima di tutto il resto. E se invece tutto dipendesse da una diversa conformazione del cervello? Il tentativo è comprendere come il sistema di ricompensa abbia influito nell’evoluzione dell’uomo anche da un punto di vista emozionale.

Sistema di ricompensa

Tutto sembra avere inizio nel sistema di ricompensa. Cos’è? Si tratta di un insieme di risposte cerebrali che permettono all’uomo di soddisfare dei bisogni. Alcuni bisogni primari vengono soddisfatti attuando determinati comportamenti che provocano piacere e quindi vengono ripetuti in modo naturale. Fanno parte di questa categoria alcuni piaceri sensoriali associati a cibo, sesso e droghe.

Ma il sistema di ricompensa si attiva anche nelle funzioni sociali. Ad esempio stiamo bene quando collaboriamo con qualcuno o troviamo una motivazione o uno scopo nel condividere le nostre esperienze. Provate a chiedervi perchè state controllando se qualcuno ha messo un like al vostro messaggio su Facebook. Chiedetevi anche come mai la gente controlla centinaia di volte al giorno il proprio smartphone rischiando una vera e propria dipendenza con il suo utilizzo. Si tratta di abbagli a cui cediamo volentieri.

Sarebbe meglio esserne consapevoli, perchè in realtà tutto sarebbe programmato per darci un vantaggio evolutivo e non per farci passare intere giornate su internet con i rischi del caso. In tutti questi casi entra in gioco la dopamina, un neurotrasmettitore che viene prodotto nel cervello in diversa quantità a seconda delle esperienze provate. L’uomo ne produce una quantità maggiore rispetto a scimpanzé e gorilla. Così gli esseri umani provano piacere anche in risposta a stimoli di ordine superiore ed estetici, che non danno un chiaro vantaggio evolutivo. Ad esempio si emozionano guardando un’opera d’arte o ascoltando della musica.

Piacere di ascoltare musica

Le risposte estetiche del cervello umano in relazione a stimoli sonori sono state studiate in modo molto approfondito in una ricerca pubblicata su Social, Cognitive and Affective Neuroscience, una famosa rivista di Neuroscienze americana. In pratica alcuni volontari sono stati sottoposti ad un test in cui la risposta fisiologica, conseguente all’esperienza estetica, è stata correlata alla scansione del cervello effettuata. Le analisi, effettuate con una speciale tecnica denominata Dti con sensore di diffusione, hanno confermato che le persone reagiscono agli stimoli sonori in modo molto diverso.

Il piacere di ascoltare musica sembra dipendere dal funzionamento del cervello. Sensazioni come brividi e formicolii lungo la schiena o sul cuoio capelluto sono infatti presenti in individui con un maggior volume della connettività della materia bianca. Sembra insomma che in determinate persone esistano connessioni più forti tra il sistema uditivo del cervello e le aree correlate alle emozioni. Ciò avviene indipendente da altri parametri educativi, comportamentali e psicofisiologici. Questa scoperta apre nuove prospettive sulle origini evolutive dell’estetica umana e forse offre una spiegazione sull’involuzione del linguaggio musicale odierno.