valore economico della musica

Milioni di brani disponibili: download, streaming, musica gratis. Se c’è una cosa in cui la rivoluzione digitale è riuscita perfettamente, è l’avere annullato totalmente la percezione del valore economico della musica nelle masse.

Senza cd, con la fine dell’mp3 e lo streaming gratis la musica non vale quasi più niente da un punto di vista economico. Eppure se ne ascolta molta: anzi sempre di più. Il problema non è da poco per l’industria musicale, artisti compresi, tanto che è stato affrontato da un recente articolo su Forbes. Non è un problema di canzoni belle o brutte.

I suoni rimangono al centro dell’uomo. Secondo gli esperti, dall’avvento degli mp3 ad oggi, la gente non ha smesso di considerare la musica come una priorità personale. Chi acquistava i cd, magari oggi in parte spende soldi su iTunes per scaricare album o canzoni. Molte persone acquistano biglietti dei concerti e altre si abbonano ai servizi di streaming. Si passano ore ascoltando musica da smartphone, pc, radio e televisione. Ma anche se i servizi di streaming continuano a crescere di pubblico e quest’anno, proprio grazie a Spotify e compagnia, si registra una crescita di fatturato in tutto il mondo dopo anni di crisi nera, rimane un dubbio grosso come una casa.

Che fine ha fatto il valore economico della musica agli occhi delle masse? Si tratta anche di capire come la percezione del valore economico si possa tradurre in processo decisionale. Gli studiosi si domandano perchè la gente dovrebbe scegliere di acquistare un abbonamento ad un servizio di streaming piuttosto che un altro prodotto.

Come spendono i soldi i giovani?

E qui arrivano i dolori. Ci sono molti ragazzi che spendono 7 euro al giorno per un aperitivo. Una pizza e una birra costano 20 euro, per un paio di scarpe da ginnastica fabbricate in Cina servono oltre 150 euro. Eppure i giovani non sentono l’esigenza di spendere 10 euro al mese. Non solo per ascoltare in streaming decine di milioni di brani, ma specialmente quelli dell’artista preferito con il quale hanno legami fortissimi. Certo non sanno che con questa cifra potrebbero aiutare un sacco di artisti a campare e a produrre musica con cui continuare ad emozionarsi. Se gli artisti guadagnano poco non è affare loro.

Percezione del tutto gratis

Lo streaming ha il merito di avere rubato spazio alla pirateria. Il problema è che per convincere il pubblico, ha usato i suoi stessi metodi: ‘Gentile ascoltatore, appassionato consumatore, molla il p2p, pratica da nerd che fa perdere un sacco di tempo per scaricare musica illegale. Da noi la musica gratis è legale‘. Messaggio talmente semplice e a suo modo devastante, tanto che di musica in giro se ne ascolta sempre di più. Anche se bisognerebbe capire in che modo, dato che fare zapping compulsivamente saltando da un brano all’altro sembra sia il risultato di questa nuova bulimia musicale.

Cosa c’entra in tutto questo l’industria della musica? E’ vero, da che mondo è mondo, nessuna industria si è mai preoccupata più di tanto di qualità del consumo piuttosto che di quantità. Per l’industria musicale però la sfida è più grande: si tratta di trasformare la quantità gratis in consapevolezza a pagamento. In questo potrebbe giocare un ruolo fondamentale non solo la qualità dei servizi offerti, ma anche quella della musica. Insomma quando si parla di valore economico della musica, non si tratta solo di un affare per artisti e etichette. Siamo sicuri che il pubblico sia pronto a comprendere questa trasformazione?