paul bley

Se n’è andato all’età di 83 anni il pianista canadese Paul Bley, uno dei musicisti più grandi e innovativi del jazz. In oltre 60 anni di carriera ha pubblicato più di 100 album collaborando con molte leggende della musica come Chet Baker, Lester Young, Sonny Rollins Charlie Haden, Paul Motian e Pat Metheny.

Nato a Montreal, Paul Bley si è avvicinato alla musica a 5 anni suonando il violino, ma due anni più tardi ha scoperto il pianoforte e non l’ha più abbandonato. Dai primi concerti nei club a 13 anni fino ad arrivare a suonare con il leggendario Oscar Peterson a 17 anni e a 20 anni con Charlie Parker, Charles Mingus e Art Blakey non è passato molto tempo.

Eppure Paul Bley non è così conosciuto e celebrato come altri pianisti, forse perchè fin da subito ha capito che la sua strada non doveva essere solo a base di reinterpretazioni di canzoni e standard. Lasciati i viali familiari del bebop alle spalle, Paul Bley è stato un musicista visionario ed ha sempre cercato una strada originale, a cominciare dalla collaborazione con l’ancora sconosciuto sassofonista 28enne Ornette Coleman, fino ai dischi realizzati con Carla Bley e Annette Peacock o ai lavori con pionieri del free jazz del calibro di Charles Mingus, Sonny Rollins e Albert Ayler.

Se alla fine degli anni ’60 è stato uno degli sperimentatori di spicco dell’elettronica e dei sintetizzatori Moog, anche dal punto di vista editoriale ha aperto una sua etichetta discografica per promuovere il proprio linguaggio. Questa sua famosa frase d’altronde la dice lunga su come il pianista intendesse la musica.

L’IMPROVVISAZIONE È IL CIBO PER IL CERVELLO DI CHI ASCOLTA”

A leggere la biografia di Paul Bley forse la sua caratteristica migliore – e oggi sempre più rara – è stato volere sfuggire dalle etichette, essere libero di creare una propria avventura interpretativa ed emozionale, esclusiva e senza nome. Uno spazio sicuramente poco spendibile anche in un mercato come quello della musica jazz che si reputa sempre troppo avventatamente pronto a tutto, ma molto intenso per chi avrà voglia di scoprire una ricerca stilistica non basata sulla meta, ma sul viaggio.