Dopo il disco solo What’s It All About uscito lo scorso anno, Pat Metheny torna nei negozi on line e tradizinali con l’album Unity Band realizzato con una nuova band acustica che vede al suo interno musicisti nuovi e collaboratori di lunga data.

Si tratta di un quartetto con il sassofonista Chris Potter, il batterista Antonio Sanchez e Ben Williams al contrabbasso che suonano 9 nuove composizioni di Pat Metheny, come sempre alle chitarre, alcune presentate nel video qui a lato.

Per la prima volta dall’album 80/81 uscito nel 1980 e dopo collaborazioni con sassofonisti come Dewey Redman e Michael Brecker, Pat Metheny torna quindi ad inserire nei suoi dischi un sassofono tenore che si affianca ad una robusta ritmica disegnata dal consueto Antonio Sanchez alla batteria e dal talentuoso Ben Williams al contrabbasso. Unity Band è il 14 esimo album in studio di Pat Metheny: 30 anni di carriera costellata di successi, non solo in ambito prettamente jazzistico, con 19 Grammy Awards vinti in 12 diverse categorie. Pat Metheny sarà in tour con la Unity Band nella prossima estate con alcune date nelle città italiane.

Abbiamo incontrato Pat Metheny presso gli uffici della Warner per una breve intervista

Fulvio Binetti (Direttore Bintmusic): “Pensi che la struttura standard del jazz che si ritrova in questo album Unity Band (tema, assoli, tema, coda) sia un limite o uno stimolo in più per la tua musica?”

Pat Metheny: “In tanti anni di carriera ho fatto decine di dischi di tutti i tipi da quelli più sperimentali (basti pensare ad Orchestrion) a quelli più tradizionalmente jazz, passando per la musica senza confini del Pat Metheny Group al free jazz, con formazioni di tutti i generi. Ho registrato brani in cui lo spazio per gli assolo era limitato e c’era una parte compositiva più importante, altri in cui mi sentivo libero di improvvisare dall’inizio fino alla fine. In questo momento avevo voglia di fare un disco di questo tipo che, come dici giustamente tu, ricalca nella stesura dei brani il modo di suonare jazz standard. Ma la cosa fondamentale che voglio ottenere con la mia musica è soprattutto comunicare emozioni e fino ad ora spero di esserci riuscito.”

Fulvio: “Dopo tanti anni di carriera ti senti un artista libero nelle tue scelte artistiche o sei condizionato da scelte di marketing o di comunicazione imposti dalla discografia o dal mercato?”

Pat: “Ogni volta che faccio un disco è come se dovessi venire eletto, ed ogni volta c’è tanta gente che fortunatamente mi elegge comperando i miei dischi. In giro per il mondo ho circa un milione di appassionati che mi seguono. Anche se quando faccio un disco che ottiene molto successo sembrerebbe ovvio provare a farne subito dopo uno simile, questo fatto mi da comunque la possibilità di fare il disco successivo senza che debba rendere conto a nessuno. Sì, penso proprio di essere un artista fortunato in questo senso…”

Fulvio: “Lo penso anch’io… in fondo sei sempre stato il mio mito, forse anche per la folta chioma.”

Alla fine di questa breve intervista non ho resistito nel fargli vedere sul cellulare un video in cui suono con mia figlia Stella, tre anni…

Pat: “Anch’io ho una figlia di tre anni. Ehi ma la tua sembra suoni davvero, sembra sapere quello che fà con la chitarra in mano!”

Fulvio: “Faccio del mio meglio come insegnante di chitarra… D’altronde tu con i tuoi dischi sei il mio maestro da più di 30 anni senza neanche saperlo: qualcosa avrò pure imparato…”