Microfoni registrano paesaggio sonoro

C’è un paesaggio sonoro che comprende musica, rumori e suoni che spesso ignoriamo. Oggi la vista è il senso più sviluppato e inflazionato, ma cosa più della sonificazione definisce il rapporto tra territorio, uomo, natura e animali?

Si parla raramente di paesaggio sonoro forse perchè spesso è un incubo fatto di frastuono, traffico di automobili, lavori stradali, ristrutturazioni del vicino. Il suono delle città è un vero bombardamento che elimina ogni traccia di silenzio, da qualcuno ritenuto oramai un vero lusso. Ma non sarà un caso se negli ultimi decenni la nostra società sta lentamente acquisendo nuove sensibilità sui temi dell’ambiente, dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, soprattutto per quel che concerne l’aspetto visivo e bio chimico.

La vista però non è l’unico senso stimolato dall’ambiente in cui viviamo, così come le arti visive non sono sole a raccontare la storia di un luogo. Città, strade, piazze, natura possono essere rivelati anche da rumori e suoni a costituire un vero e proprio paesaggio sonoro: il Soundscape. Perchè allora non riflettere anche sulla pervasività del suono nelle nostre vite nella natura e negli spazi in cui vive l’uomo e gli animali?

Significato di paesaggio sonoro

L’idea di paesaggio viene solitamente collegato alla pittura o alla letteratura ma è nella fotografia che la descrizione di un ambiente raggiunge vari livelli, più o meno banali o poetici. Dai tramonti postati su Facebook al dare un senso a ciò che si vede e si ascolta, c’è tutto un mondo fatto di diverse sensibilità, tecniche e clichè che vanno oltre l’ideale di bellezza condivisa alla ricerca di un senso del territorio e della sua storia che comprende anche la musica e i rumori.

Il paesaggio sonoro è quindi importante da un punto di vista artistico, scientifico e sociale. L’uso del suono per generare emozioni ha origini antiche se non preistoriche. E’ grazie all’evoluzione della tecnologia, a cominciare dal fonografo, che i rumori hanno iniziato a raccontare storie, ad esempio a teatro, al cinema o nei videogiochi. Per non parlare di compositori visionari che con la musica del rumore hanno fatto un balzo in avanti, arrivando a comporre musica con il suono di elicotteri mescolati a quartetti d’archi.

Evoluzione del paesaggio sonoro

I primi studi sul paesaggio sonoro risalgono agli anni ’70, quando il compositore canadese Murray Schafer sviluppa il progetto World Soundscape Project. In seguito questi esperimenti continuano con alcuni musicisti di soundscape composition, composizioni musicali elettroacustiche che mirano a creare un ritratto sonoro di un ambiente. In realtà sono molteplici le discipline coinvolte in queste esperienze che a volte si allontanano dall’ambito prettamente musicale e artistico.

Il rapporto tra suono e uomo infatti riguarda da vicino acustica e musicologia, ma poi a livello percettivo entrano in ballo medicina, filosofia, pedagogia, psicologia. La sonorizzazione degli spazi ha a che fare con architettura, ingegneria, urbanistica o con materie come design, geografia, scienze della comunicazione, diritto, linguistica e ancora riguardano storia, etnologia, antropologia, estetica, sociologia. Pensiamo ad esempio alla possibilità creare una storiografia degli ambienti sonori, ricostruendo i suoni dei secoli scorsi, oppure al fatto di preservare i suoni moderni, affinchè non siano perduti per sempre.

Paesaggio sonoro come arte

Il paesaggio sonoro interessa da sempre artisti e scienziati di ogni parte del mondo. Tra i gruppi attivi in questa particolare forma di ascolto spicca in Italia il collettivo di artisti dell’Aisp (Archivio Paesaggi Sonori) che da molti anni raccoglie, registra e archivia centinaia di suoni per realizzare la mappatura sonora di vari luoghi italiani. Certo non si tratta di un lavoro facile: anche i cacciatori di suoni devono fuggire dal caos metropolitano cercando oasi e riserve in cui isolare i suoni dell’uomo e della natura da un incessante sottofondo di rumori.

In particolare questa ricerca è possibile nei parchi e nei centri storici delle città, dove risulta ancora possibile cogliere il vociare dei cortili e dei mercati. Il risultato? Un mondo di composizioni che parte della musica di ricerca ambient elettroacustica italiana, i cui protagonisti sono contemporaneamente compositori, esecutori e ascoltatori. Certo, sarebbe bello se un giorno potessero tornare a casa a mani vuote, senza nessuna registrazione. Purtroppo non è questo che succede.

Suono della città di Milano

Come sappiamo le città sono oramai invase dai rumori di ogni genere, a tal punto che il nostro orecchio si è talmente abituato ad un sottofondo costante, su cui scorrono le nostre vite, da rimanerne indifferente. Eppure ogni metropoli ha una suo paesaggio sonoro specifico, spesso solo fastidioso, ma magari anche segno di una unicità ambientale e storica. Qualcuno a Milano lo ha trasformato in un progetto artistico intitolato ‘Audioscan. The Sound of the City’.

Audioscan è una installazione interattiva basata sulla mappatura sonora dell’intera città di Milano di cui sono state campionate tutte le 1580 vie e piazze contenute all’interno del perimetro della circonvallazione esterna della metropoli lombarda. L’opera ideata da Giorgio Sancristoforo, oltre che una operazione di incontro e scambio tra arte contemporanea e musica, era un modo per trasformare un prodotto di scarto della società tecnologica, il rumore, in opera d’arte. Un modo per meditare sulla dimensione uditiva dell’esperienza umana, sia dal punto di vista estetico, che di benessere sociale.

Il battistero che suona

Di altra natura è invece il paesaggio sonoro creato da un capolavoro dell’architettura italiana: il battistero di Piazza dei Miracoli di Pisa, il monumento ai lati della Torre Pendente. Dopo studi scientifici durati un decennio, nel 2006 il battistero è stato protagonista di un esperimento concerto della durata di 12 minuti sotto la super visione del professor Leonello Tarabella, responsabile del Computer ArtLab del Cnr di Pisa.

E’ stato proprio il battistero a vibrare come uno strumento e a creare un suono. Il miracolo è dovuto alle risonanze suscitate dai dispositivi elettro-acustici controllati da un computer. All’interno del monumento tutti i suoni vengono amplificati e l’effetto surround è assicurato. In particolare la cupola, sollecitata da particolari amplificatori dislocati nei punti nevralgici dai ricercatori del Cnr, si è comportata come un particolare dispositivo di accumulo di suoni trasformati in altri più suggestivi anche con l’aiuto di apparecchiature informatiche.

Biblioteca di suoni

In un discorso che riguarda il paesaggio sonoro non poteva mancare la biblioteca di suoni più grande del mondo conservata in America nel National Recording Registry. Si tratta di un patrimonio di registrazioni di musica e parole di inestimabile valore storico, sociale e culturale che contiene 132 milioni di documenti di ogni genere. Ci sono milioni di articoli, libri, fotografie, mappe e manoscritti, ma anche e soprattutto registrazioni sonore in cui è contenuta la storia dell’America. Figurano discorsi e registrazioni musicali che coprono un periodo di ottantacinque anni, dal 1903 al 1988, alcune delle quali sembrano primitive dato che arrivano dai primi del ‘900, quando non erano stati ancora inventati i microfoni.

I suoni venivano registrati attraverso fonografi a cilindro che incidevano le vibrazioni su un disco di cera rotante. Dal 2000 vengono selezionate ogni anno una cinquantina di registrazioni da inserire nel registro della National Recording Registry. Non è facile scegliere le new entry, cercando di accontentare e rappresentare tutto il popolo americano tra musica, sottofondi di eventi importanti o rumori. Nella musica si va da rare incisioni del Metropolitan Opera, agli arpeggi ipnotici dei Sonic Youth. Negli ultimi anni sono stati aggiunti brani di jazzisti famosi come John Coltrane o Nat King Cole, ma anche artisti come Jimi Hendrix, Frank Zappa, Stevie Wonder, Santana, Billy Joel e Metallica

Per  ascoltare i suoni di questo paesaggio sonoro storico basta collegarsi ad un Jukebox virtuale che contiene documenti audio che hanno fatto la storia. Ci sono i discorsi di Martin Luter King, oppure gli assolo di chitarra di Jimi Hendrix, passando dalle registrazioni di musica blues, jazz, popolare e classica. C’è il programma radiofonico della Guerra dei mondi di Orson Welles o la colonna sonora di Guerre stellari. Ma non si può dimenticare la prima conversazione ufficiale che nel 1927 avvenne tra il presidente della compagnia telefonica americana e il segretario inglese delle poste e telegrafi.

Sonificazione di fenomeni naturali

Lasciando perdere clacson, rumori del traffico ed elicotteri, per chi ama le sonorizzazioni in ambito prettamente naturalistico e i versi di animali, non manca chi utilizza il paesaggio sonoro e i suoni della natura per scopi divulgativi o di ricerca. In questo caso, più che di soundscape si parla di sonification (sonificazione). In pratica un processo che unisce musica e matematica e che consiste nel rappresentare e rendere percepibili attraverso dei suoni, fenomeni altrimenti non udibili o non rappresentabili in forma abbastanza chiara.

Utilizzano ad esempio questa tecnica il Cern di Ginevra per tradurre in musica le debole vibrazioni dei vulcani, oppure i ricercatori che controllano gli ambienti antartici. Il processo di sonificazione è anche particolarmente efficace nel rappresentare i cambiamenti climatici come dimostra il video del progetto della Planetary bands, warming world realizzato da uno studente dell’università del Minnesota.

Ecologia del paesaggio sonoro

Dal punto di vista artistico c’è anche una nuova frontiera del sound design sembra ispirarsi alla natura e ai versi di animali, forse come tentativo di avvicinarsi all’ecologia e all’ambiente, si spera per averne maggior rispetto. Bernie Krause è un ricercatore bioacustico e musicista statunitense che ha cominciato la sua attività come musicista nell’ambito della sperimentazione elettronica affascinato da compositori d’avanguardia che utilizzavano i rumori come Karlheinz Stockhausen. Dopo aver collaborato nel 1979 con Francis Ford Coppola alla colonna sonora del film del Apocalypse Now, con The Doors e Van Morrison, ha unito l’esperienza su musica e rumori con la passione per la natura diventando uno dei pionieri nel campo della soundscape ecology.

L’ecologia del paesaggio sonoro è una disciplina della bioacustica di conservazione dei suoni naturali che svolge anche un importante ruolo di controllo dell’inquinamento umano. Dopo 40 anni di lavoro l’archivio di questo biologo musicista comprende complessivamente più di 5.000 ore di registrazioni realizzate in 2.000 habitat differenti che includono i versi di animali di circa 15.000 specie. Purtroppo metà degli ambienti naturali e delle specie di questa raccolta non esistono più e sono molti gli animali ad essere a rischio estinzione in molte zone.

Grande orchestra degli animali

Per dimenticarsi almeno un attimo del rumore del traffico quotidiano, basta chiudere gli occhi e ascoltare i diversi ambienti della Grande Orchestra degli animali, il titolo di un suo interessante progetto, anche in versione multimediale online, realizzato anni fa per la Fondazione Cartier di Parigi. Tutti questi versi di animali e suoni di habitat naturali registrati prendono il nome di biophony e sono stati registrati, raccolti e catalogati a partire dal 1968. Si va dal suono della foresta pluviale amazzonica alla barriere coralline dell’Oceano Pacifico, dai versi delle balene fino agli elefanti. Per ogni paesaggio sonoro ascoltato sul sito, una cartina mostra il luogo di provenienza

Elefanti africani, lupi del nord America, uccelli della la tundra sono solo alcune delle specie minacciate da inquinamento e riscaldamento globale. La grande orchestra degli animali è un disco che purtroppo perde anno dopo anno alcuni elementi. Ecco perchè questi versi di animali non rappresentano solo un momento di meditazione estetica uditiva sul regno animale, ma sono un monito alle generazioni presenti e future perchè riflettano sui rischi ambientali di un mondo moderno che non vuole più ascoltare.

Rumore delle api

Se il paesaggio sonoro naturale può diventare un’esperienza sensoriale vicina all’arte, anche il suono degli insetti come il rumore delle api può venire codificato e diventare musica?  Chris Watson e Marcus Davidson tempo fa hanno realizzando “The Bee Sinfonia”, un progetto andata in scena nella cattedrale di Bergen in Norvegia e ideato per esplorare la possibilità di unire armonie vocali umane al rumore delle api.

Le api in volo muovono le ali ad una velocità di 250 – 300 battiti al secondo, generando un suono ad una frequenza una ottava sotto ai 440 hz, quindi compatibile con il canto umano. Questa nota varia a seconda del loro umore e delle attività svolte nell’alveare. Il musicista elettronico e sound designer Richard Devine ha addirittura registrato il rumore prodotto dall’attività di 12mila api divise in 4 arnie, un numero tale da generare un suono a volte armonioso e fluido, ma a volte inquietante, al punto che questa carica emotiva rumoristico musicale probabilmente finirà per sonorizzare un videogioco.