Ragazza suona la chitarra creando un paesaggio sonoro su un fiume

In ogni istante della vita siamo immersi in un paesaggio sonoro, che spesso ignoriamo, dato che oggi è la vista, e non l’udito, il senso più sviluppato. Ma ciò che ascoltiamo influenza noi, la terra e l’ambiente più di quanto crediamo

Il termine Landscape, paesaggio, viene solitamente collegato alla pittura. La vista però non è l’unico senso stimolato dall’ambiente in cui viviamo, così come le arti visive non sono sole a raccontare la storia di un luogo. Città, strade, piazze, natura possono essere rivelati anche da rumori e suoni a costituire un vero e proprio paesaggio sonoro: il Soundscape. Perchè allora non riflettere anche sulla pervasività del suono nelle nostre vite e negli spazi in cui viviamo?

Il nostro abituale paesaggio sonoro, spesso è un incubo fatto di frastuono, traffico di automobili, lavori stradali, ristrutturazioni del vicino. Il suono delle città è un vero bombardamento che elimina ogni traccia di silenzio, da qualcuno ritenuto oramai, a ragione, insieme al tempo da dedicare a sè stessi, l’unico vero lusso. Non a caso negli ultimi decenni la nostra società sta lentamente acquisendo nuove sensibilità sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, soprattutto per quel che concerne l’aspetto visivo e bio-chimico.

Significato di paesaggio sonoro

I primi studi sul paesaggio sonoro risalgono agli anni ’70 con il compositore canadese Murray Schafer e il suo World Soundscape Project. In seguito sono continuati con alcuni musicisti di soundscape composition, composizioni musicali elettroacustiche che mirano a creare un ritratto sonoro di un ambiente. Allontanandosi dall’ambito prettamente musicale e artistico, in realtà sono molteplici le discipline coinvolte in queste esperienze.

Il rapporto tra suono e uomo riguarda da vicino acustica e musicologia, ma poi a livello percettivo entrano in ballo medicina, filosofia, pedagogia, psicologia. La sonorizzazione degli spazi ha a che fare con architettura, ingegneria, urbanistica o con materie come design, geografia, scienze della comunicazione, diritto, linguistica e ancora riguardano storia, etnologia, antropologia, estetica, sociologia. Pensiamo ad esempio alla possibilità creare una storiografia degli ambienti sonori, ricostruendo i suoni dei secoli scorsi, oppure al fatto di preservare i suoni moderni, affinchè non siano perduti per sempre.

Paesaggio sonoro come arte

Ecco perchè il paesaggio sonoro interessa da sempre artisti e scienziati di ogni parte del mondo. Tra i gruppi attivi in questa particolare forma di ascolto spicca in Italia il collettivo di artisti dell’Aisp (Archivio Paesaggi Sonori) che da molti anni raccoglie, registra e archivia centinaia di suoni per realizzare la mappatura sonora di vari luoghi italiani. Certo non si tratta di un lavoro facile: anche i cacciatori di suoni devono fuggire dal caos metropolitano cercando oasi e riserve in cui isolare i suoni dell’uomo e della natura da un incessante sottofondo di rumori.

In particolare questa ricerca è possibile nei parchi e nei centri storici delle città, dove risulta ancora possibile cogliere il vociare dei cortili e dei mercati. Il risultato? Un mondo di composizioni che parte della musica di ricerca ambient elettroacustica italiana, i cui protagonisti sono contemporaneamente compositori, esecutori e ascoltatori. Certo, sarebbe bello se un giorno potessero tornare a casa a mani vuote, senza nessuna registrazione. Purtroppo non è questo che succede.

Il suono della città di Milano

Le città sono invase dai rumori a tal punto che il nostro orecchio si è abituato ad un sottofondo costante sopra cui scorrono indifferenti le nostre vite. Eppure ogni metropoli ha una suo paesaggio sonoro specifico, spesso solo fastidioso, ma magari anche segno di una unicità ambientale e storica. Qualcuno a Milano lo ha trasformato in un progetto artistico intitolato ‘Audioscan. The Sound of the City’.

Audioscan è una installazione interattiva basata sulla mappatura sonora dell’intera città di Milano di cui sono state campionate tutte le 1580 vie e piazze contenute all’interno del perimetro della circonvallazione esterna della metropoli lombarda. L’opera ideata da Giorgio Sancristoforo, oltre che una operazione di incontro e scambio tra arte contemporanea e musica, era un modo per trasformare un prodotto di scarto della società tecnologica, il rumore, in opera d’arte. Un modo per meditare sulla dimensione uditiva dell’esperienza umana, sia dal punto di vista estetico, che di benessere sociale.

Il battistero che suona

Di altra natura il paesaggio sonoro creato da un capolavoro dell’architettura italiana: il battistero di Piazza dei Miracoli di Pisa, il monumento ai lati della Torre Pendente. Dopo studi scientifici durati un decennio, nel 2006 il battistero è stato protagonista di un esperimento concerto della durata di 12 minuti sotto la super visione del professor Leonello Tarabella, responsabile del Computer ArtLab del Cnr di Pisa.

E’ stato proprio il battistero a vibrare come uno strumento e a creare un suono. Il miracolo è dovuto alle risonanze suscitate dai dispositivi elettro-acustici controllati da un computer. All’interno del monumento tutti i suoni vengono amplificati e l’effetto surround è assicurato. In particolare la cupola, sollecitata da particolari amplificatori dislocati nei punti nevralgici dai ricercatori del Cnr, si è comportata come un particolare dispositivo di accumulo di suoni trasformati in altri più suggestivi anche con l’aiuto di apparecchiature informatiche.

Sonificazione dei fenomeni naturali

Se l’attenzione all’ambiente è diventata una priorità dei tempi moderni, non manca chi utilizza il paesaggio sonoro dei suoni della natura per scopi divulgativi o di ricerca. In questo caso, più che di soundscape si parla di sonification (sonificazione). In pratica un processo che unisce musica e matematica e che consiste nel rappresentare e rendere percepibili attraverso dei suoni, fenomeni altrimenti non udibili o non rappresentabili in forma abbastanza chiara.

Utilizzano ad esempio questa tecnica il Cern di Ginevra per tradurre in musica le debole vibrazioni dei vulcani, oppure i ricercatori che controllano gli ambienti antartici. Il processo di sonificazione è anche particolarmente efficace nel rappresentare i cambiamenti climatici come dimostra il video del progetto della Planetary bands, warming world realizzato da uno studente dell’università del Minnesota.