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Dati impressionanti ci dicono che in tutto il mondo si buttano nella spazzatura tonnellate di cibi. Cosa fare per arginare questo fenomeno che si consuma prevalentemente tra le mura domestiche? Da oltre oceano arrivano le novità che puntano sulle modalità di conservazione, sul contenitore appunto.

E mentre in Europa e nel mondo si cerca di arginare il fenomeno dello spreco di cibo cercando nuove tecnologie, in Italia sono 8,7 miliardi di euro che in un anno se ne vanno nella spazzatura secondo il centro studi Waste watcher, l’osservatorio sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane. In pole position si trovano i cibi freschi con frutta, verdura e formaggi, mentre tra quelli cotti è la pastasciutta che più facilmente si getta via.

Lo sguardo dei ricercatori e degli addetti ai lavori è puntato sulla confezione che regola le modalità di conservazione del prodotto, tra sensori e spie luminose che avvisano quando il prodotto sta scadendo o ha subito cambi repentini di temperatura. Questo solo per iniziare, si possono addirittura ritardare i tempi di maturazione di frutta ed anche modificare le modalità di conservazione per verdura e in genere tutti i prodotti freschi tramite particolari contenitori capaci di assorbire ossigeno o eliminare l’umidità.

Soluzioni di questo genere esistono già negli Stati Uniti, Giappone e Australia dove in molti stanno adottando questo nuovo tipo di tecnologia anti-spreco capace di allungare la vita del cibo e dare informazioni dettagliate sul prodotto. All’università di Harvard si parla anche di creare packaging commestibili giusto per essere sostenibili fino in fondo.

L’Italia è ancora lontana da questo genere di tecnologia che comunque necessita di costi elevati, mentre registra, come tendenza immediata, l’eco-packaging con l’addio definitivo alla plastica e il vuoto a rendere.