ascoltare musica a pagamento

E’ accettabile scaricare gratis musica da internet, malgrado praticamente tutti i lavoratori della musica, dalle case discografiche agli stessi artisti di ogni ordine e grado, ritengano il peer to peer un vero furto oltre che un attentato alla loro dignità e specialmente al loro posto di lavoro? Per il 70% del pubblico la risposta è sì: la pirateria online è moralmente accettabile.

Questa percentuale è contenuta in un sondaggio pubblicato dalla Fondazione Rockwool Research Unit danese sugli standard morali delle varie attività umane. Interrogati su morale e etica, ai partecipanti è stato chiesta una opinione in vari settori riguardanti evasione fiscale, frode assicurativa, divario tra uomini e donne e appunto peer to peer e pirateria.

L’atteggiamento in quest’ultimo campo non lascia spazio a molti dubbi. Se la percentuale del 70% ha dichiarato che il download di materiale protetto da copyright da internet è accettabile, un 5-20% del totale ritiene addirittura la pirateria del tutto accettabile. Nello stesso tempo tre intervistati su quattro ritengono invece del tutto inaccettabile scaricare musica o film da internet per poi venderli a scopo di lucro.

Negli ultimi dieci anni l’industria della musica e più in generale quella dell’intrattenimento ha tentato varie strategie per contrastare la pirateria su internet. Inizialmente si è provata la linea dura citando in giudizio alcuni file-sharer con l’intento di scoraggiare gli altri. Essendo il fenomeno numericamente troppo ampio, il sistema non ha funzionato e anzi agli occhi del pubblico ha rovinato del tutto l’immagine dei grandi gruppi e delle major.

Contemporaneamente si è lavorato per cercare di educare gli utenti, rendendoli consapevoli del danno recato scaricando un prodotto gratuitamente senza corrispondere un compenso. Si è spiegato che chi ci va di mezzo non è solo l’industria, ma tutti i lavoratori della filiera della musica, tecnici e artisti compresi e specialmente i nuovi talenti e i giovani. Si direbbe però che anche questa strategia di persuasione gentile sia fallita.

Il problema è che la musica non è vista come un prodotto, fa parte del lato emotivo della gente, a maggior ragione ora che ha perso i suoi connotati fisici e internet ha diffuso il pensiero della sua gratuità. Basti pensare che quasi nessuno si sognerebbe di uscire da un negozio con un paio di scarpe sportive ai piedi senza passare dalla cassa e neppure si lamenta di pagarle ben oltre 100 euro anche se il costo di produzione in Cina magari è di 5 euro. Eppure la musica costa troppo…

C’è da notare che complessivamente l’atteggiamento del pubblico nel confronto della pirateria non sembra essere cambiato negli ultimi dieci anni. Uno studio del 1997 che chiedeva se fosse accettabile l’utilizzo di software pirata, riceveva la stessa proporzione di risposte positive di oggi, 3 su 10. Se è impossibile cambiare l’atteggiamento delle persone, sembra che l’unico modo che abbia l’industria per sconfiggere i download illegali sia concentrare gli sforzi per renderli sconvenienti, non in senso etico, ma in termini di spreco di tempo, qualità e magari anche soldi.