mp3 di alta qualita

Il p2p in Francia ha i giorni contati? Il governo sta cercando di fare applicare delle regole che limitino il file sharing ma tutti sono contrari. La strada per la rendere la musica gratis fuori legge sembra ancora molto lunga

Internet ha rivoluzionato il modo di comunicare delle persone: pensieri, idee, parole, musica, immagini a portata di mouse e condivise con un click. Ha creato anche una cultura della gratuità che non c’è mai stata in nessun altra epoca e che ogni volta sembra avere i giorni contati ad opera di qualche nuova legge creata per regolamentare il file sharing: se ne parla, ci sono mille polemiche e poi non se ne fa niente… o no?

Facciamo un passo indietro: qualche giorno fa è toccato alla Francia non riuscire ad approvare quella che per i pirati era diventata la famigerata norma taglia peer to peer. Sembrava tutto deciso: facile come bere un bicchier d’acqua beccare i francesi con la mania di scaricare materiale protetto da copyright. Non per ammanettarli, metterli in galera o fargli pagare delle super multe (provvedimenti tentati in America senza successo), ma per bloccargli la connessione, da due a dodici mesi, dopo essere stati avvertiti per due volte. Inoltre sarebbero stati oscurati dai provider i siti come Pirate Bay che “incitano”, o incitavano, allo scambio di file.

Già, perchè per quest’ultimo caso sembra ci abbia pensato già la magistratura svedese a metterci una pezza con una sentenza che ha affibbiato un anno di carcere ai responsabili del sito oltre a chiedere 30 milioni di corone (2,7 milioni di euro) di risarcimento danni a favore dell’industria della musica, del cinema e dei videogiochi. Comunque, ammesso che la sentenza metta davvero la parola fine al servizio di Pirate Bay, rimangono tutti gli altri sistemi per scaricare musica illegalmente.

Nei mesi scorsi il presidente Nicolas Sarkozy si era impegnato in prima persona per promuovere la norma taglia p2p, provocando, oltre alle ovvie ire della sinistra e di buona parte degli utenti, qualche mal di pancia anche all’interno della sua stessa maggioranza di centrodestra. L’indomito coraggio dei politici deve aver colpito ancora se, dopo aver capito che tirava aria grama, alla fine i voti contrari sono stati 21 e solo 15 quelli favorevoli. Il partito di maggioranza dell’Ump ha dato la colpa della sconfitta alle assenze per le festività pasquali dei suoi deputati…

In realtà, sondaggi a parte, era chiaro che la legge francese facesse acqua da tutte le parti. Ad esempio era passato un emendamento che prevedeva che una volta tagliata la connessione non si dovesse più pagare il canone. Ma la linea telefonica, per i possessori di un contratto linea Adsl + telefono + televisione, sarebbe rimasta attiva? E poi come si faceva a stabilire chi utilizzava i software peer to peer per scambiarsi file non protetti da copyright?

Non erano solo i centri sociali ad essere perplessi: Lionel Tardy, deputato dell’Ump, il partito conservatore di Sarkozy, aveva già affermato che la legge era inapplicabile perchè aveva dei costi insostenibili. Si era stimato che l’Hadopi, l’istituzione dello Stato che doveva gestire i controlli, avrebbe dovuto inviare ogni giorno 10.000 mail di avvertimento, 3 mila lettere raccomandate e procedere a mille blocchi della connessione, per un costo previsto di 70 milioni di euro all’anno.

Tra i tanti elementi ancora da sistemare (ad esempio, come controllare chi si connette dagli hotspot wifi?), la legge prevedeva mille clausole a complicare il tutto: una stabiliva che i provvedimenti non dovevano essere applicati nel caso si venisse beccati a scaricare mp3 di artisti francesi che per non pagare le tasse avessero preso residenza a Monaco o in altri paradisi fiscali. Insomma, è andata buca un’altra volta. Aspettiamo la prossima: il parlamento francese tornerà a parlarne, magari facendosi consigliare dai coreani che sembra abbiano fregato tutti sul tempo approvando una legge analoga.