pc collegati a reti p2p

Come funziona il p2p e quali sono le norme di utilizzo del file sharing per la condivisione di file? Una panoramica di quello ancora rappresenta il peer to peer in rete e come sono state affrontate le questioni relative alla pirateria

Cos’è il p2p? Si tratta dell’abbreviazione delle parole inglesi peer to peer ed è una tecnologia che si è diffusa dall’avvento di internet. Conosciuta anche come file sharing, consente ai computer degli utenti online di essere collegati tra loro senza passare da un server centrale, permettendo la condivisione diretta di file come mp3, film, programmi e altro.

Perchè parlare ancora di p2p? Di peer to peer si è parlato molto agli albori di internet in merito al fenomeno della pirateria online. Oggi che le canzoni e i film in tv si ascoltano e guardano in streaming, quasi nessuno  ne parla più anche se il fenomeno della pirateria online non è certo scomparso. Con la presenza sul mercato di un numero sempre maggiore di negozi online di mp3 e servizi in streaming, il p2p ha però sicuramente un minore appeal sui navigatori online e sono diminuite le campagne le e iniziative legali da parte delle autorità.

Come vedremo l’atteggiamento del pubblico nel confronto della pirateria non sembra essere cambiato negli ultimi trent’anni. Uno studio del 1997 che chiedeva se fosse accettabile l’utilizzo di software pirata, riceveva la stessa proporzione di risposte positive di oggi. Se è impossibile cambiare l’atteggiamento delle persone, sembra che l’unico modo che l’industria abbia trovato per sconfiggere i download illegali, sia concentrare gli sforzi per renderli sconvenienti. Non in senso etico, ma in termini di spreco di tempo, qualità e magari anche soldi.

P2p e rispetto copyright

Come dicevamo il p2p consente agli utenti di scambiarsi file musicali e video. Sono diversi i programmi di file sharing rintracciabili su internet per condividere file e scaricarli dal proprio computer o dispositivo mobile su reti differenti. Negli anni scorsi ci è voluto poco affinchè il peer to peer si trasformasse da opportunità per costruire una enorme rete di conoscenza condivisa, in un sistema truffaldino per aggirare il Copyright in una incontrollata “terra di nessuno”.

Il p2p pone problemi tutt’ora irrisolti sul confine tra privacy e legalità, tra diritto d’autore e giusta remunerazione dei titolari dei contenuti che hanno lavorato per produrli e renderli fruibili online. La soluzione non può essere lasciata al libero arbitrio degli utenti e i governi negli scorsi anni, se da una parte hanno cercato come la Francia di fermare il fenomeno del peer to peer illegale, dall’altra hanno cercato di favorire lo sviluppo di piattaforme legali che utilizzassero l’opportunità offerta dagli stessi sistemi di condivisione all’interno di regole condivise, piuttosto che imporre agli stessi fornitori di rete di pagare la musica.

Danni economici del p2p

Artisti e musicisti di ogni categoria e major discografiche, prima fra tutte la RIIA (Recording Industry Association of America) hanno cercato in tutti i modi di arginare il problema che ha recato danni enormi all’industria discografica. C’è chi stima che per colpa del p2p nel mondo si siano persi 10 miliardi di euro e 185.000 posti di lavoro, mentre in l’Italia 1,4 miliardi e oltre 20 mila lavoratori. Se da un lato ci sono associazioni come la EFF “Electronic frontier foundation” che tutelano le libertà nel mondo digitale, oggi sappiamo che non sono nè le multe nè lo streaming a salvare il mercato dei dischi.

Dopo tanto parlare di pirateria con misure risultate del tutto inefficaci nell’era degli mp3, ora il fenomeno del p2p sembra sorpassato da un concetto di gratuità oramai accettato e diffuso attraverso lo streaming. Paradossalmente dopo che servizi come Spotify hanno accelerato il passaggio dal download allo streaming annullando il concetto di possesso, queste società hanno capito che la gratuità è un modello economico insostenibile. La musica va trasformandosi in mezzo per vendere altri prodotti o merchandising o farsi pubblicità per i concerti.

P2p chi scarica acquista

In questi anni sono state fatte diverse indagini sull’effettivo impatto del p2p nel mercato della musica. C’era anche chi sosteneva che la pirateria avrebbe favorito le vendite e ne è ancora convinto. ll peer to peer è stato solo un aspetto di una rivoluzione che ha riguardato il modo di fruire la musica nel passaggio dal supporto fisico a quello digitale. Alcuni economisti sostengono addirittura che il file sharing è stato un motore per l’industria dei contenuti poichè ha portato ad un abbattimento dei prezzi e ad una maggiore propensione del pubblico ad acquistare nuovi prodotti ad esso collegati.

L’American Assembly, centro di ricerca della Columbia University, in una ricerca commissionata anche da Google, sosteneva come gli utenti del p2p acquistassero il 30% di musica in più rispetto a chi non utilizzava sistemi peer to peer. La maggior parte dei brani ascoltati arriva da cd trasformati in mp3 a loro volta copiati o presi in prestito da amici e familiari. 8 americani su 10, credeva fosse giusto condividere contenuti protetti da copyright solo con i membri della famiglia. 6 su 10 estendevano il concetto agli amici e una percentuale inferiore sosteneva fosse ragionevole condividere contenuti protetti in rete.

P2p e pirateria

Negli ultimi dieci anni l’industria della musica e più in generale quella dell’intrattenimento ha tentato varie strategie per contrastare la pirateria su internet. Inizialmente si è provata la linea dura citando in giudizio alcuni file-sharer con l’intento di scoraggiare gli altri. Essendo il fenomeno numericamente troppo ampio, il sistema non ha funzionato e anzi agli occhi del pubblico ha rovinato del tutto l’immagine dei grandi gruppi e delle major.

Contemporaneamente si è lavorato per cercare di educare gli utenti, rendendoli consapevoli del danno recato scaricando un prodotto gratuitamente senza corrispondere un compenso. Si è spiegato che chi ci va di mezzo non è solo l’industria, ma tutti i lavoratori della filiera della musica, tecnici e artisti compresi e specialmente i nuovi talenti e i giovani. Si direbbe però che anche questa strategia di persuasione gentile sia fallita.

Il problema è che la musica digitale non è più un prodotto, fa parte del lato emotivo della gente, a maggior ragione ora che ha perso i suoi connotati fisici e internet ha diffuso il pensiero della sua gratuità. Basti pensare che quasi nessuno si sognerebbe di uscire da un negozio con un paio di scarpe sportive ai piedi senza passare dalla cassa e neppure si lamenta di pagarle ben oltre 100 euro anche se il costo di produzione in Cina magari è di 5 euro. Ma la musica costa troppo.

P2p tra etica e morale

Ciò che serve ancora oggi quindi è un cambiamento della percezione del valore della musica, anche in termini strettamente economici, da parte delle persone. Se gli utenti possono trovare in streaming interi cataloghi musicali a gratis, sono i musicisti a piangere miseria. Ma la domanda che ci si poneva all’inizio del p2p, è se fosse accettabile scaricare gratis musica da internet, malgrado praticamente tutti i lavoratori della musica, case discografiche e artisti compresi, lo ritessero un vero furto e un attentato alla loro dignità di lavoratori.

La fondazione Rockwool Research Unit danese fece un sondaggio sugli standard morali delle varie attività umane. Interrogati su morale e etica, ai partecipanti furono chieste opinioni in vari settori riguardanti evasione fiscale, frode assicurativa, divario tra uomini e donne e appunto p2p e pirateria. Ebbene il 70% del pubblico rispose dicendo che riteneva la pirateria online moralmente, mentre un 5-20% la considerava del tutto accettabile. Nello stesso tempo tre intervistati su quattro ritevano invece del tutto inaccettabile scaricare musica o film da internet per poi rivenderli a scopo di lucro.