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In questi anni sono state fatte diverse indagini sull’effettivo impatto del p2p nel mercato della musica. Ma c’è chi sostiene che la piraterie portebbe favorire anche le vendite: sarà vero?

Se da una parte case discografiche, artisti e addetti ai lavori danno tutta la colpa della crisi della musica alla possibilità di reperire mp3 e canzoni in modo gratuito online, dall’altra c’è chi ritiene che il peer to peer sia solo un aspetto di una rivoluzione che ha riguardato il modo di fruire la musica nel passaggio dal supporto fisico a quello digitale. Ma non è tutto: ci sono economisti che sostengono addirittura che il file sharing sia in realtà è un motore per l’industria dei contenuti poichè ha portato ad un abbattimento dei prezzi e ad una maggiore propensione del pubblico ad acquistare nuovi prodotti ad esso collegati.

Una nuova indagine sulla musica realizzata dall’American Assembly, centro di ricerca della Columbia University e commissionata anche da Google, sembra in qualche modo confermare questa ipotesi. In particolare dai risultati emerge che gli utenti peer to peer che utilizzano software di file sharing per scaricare musica, acquistano anche il 30 per cento in più di musica di quelli che non utilizzano i sistemi peer to peer.

Su circa 2000 file musicali che ogni utente americano che utilizza sistemi p2p ha sul proprio computer, il 38% sarebbe stato acquistato (760 canzoni). Chi dice di non utilizzare il file sharing ha invece in media una library musicale con 1.300 canzoni, di cui 582 (circa il 45%) acquistate da fonti legittime, mentre la maggior parte arriva da cd trasformati in mp3 a loro volta copiati o presi in prestito da amici e familiari.

Inoltre la maggioranza degli americani, 8 su 10, crede che sia giusto condividere contenuti protetti da copyright solo con i membri della famiglia, mentre 6 su 10 estendono il concetto agli amici e solo tra il 4 e il 15 % degli americani sostiene che sia ragionevole condividere contenuti protetti da copyright per il consumo pubblico, postare link a contenuti piratati su Facebook o vendere copie non autorizzate di materiale protetto da copyright.

Molte differenze dipendono dall’età degli intervistati: il 20% dei giovani sotto i 30 anni utilizza sistemi peer to peer per scaricare musica gratis contro il 13% della popolazione in generale; per il 76% degli americani sotto i 30 anni è giusto condividere contenuti con gli amici, percentuale che scende al 51% sopra i 65 anni di età. Inoltre il 53% degli americani crede che i motori di ricerca dovrebbero bloccare link a musica pirata e video online.

La ricerca è stata svolta anche in Germania. A fronte di risultati generali molto simili, i tedeschi sono più favorevoli all’introduzione di misure che facciano rispettare i diritti d’autore con un 59% di cittadini favorevoli a punire il download non autorizzato di canzoni o film, contro il 52% degli americani. Da notare che in Germania il cd rappresenta ancora l’82% dei ricavi della musica quando negli Stati Uniti i formati fisici rappresentano meno della metà delle entrate complessive della musica registrata.