Verdure al supermercato

L’ortoressia è un disturbo alimentare dei tempi moderni, quando è l’ossessione da cibo sano a fare ammalare. Ansia e palpitazioni al supermercato e al ristorante per scegliere alimenti sani tra vero benessere e status da esibire

Mai come oggi si parla di cucina e alimentazione in tutte le sue declinazioni e la spettacolarizzazione del mangiare ha raggiunto livelli oramai paradossali. Ma c’è anche una vera ossessione da cibo sano che sta contagiando sempre più persone: l’ortoressia. Il desiderio di fare da mangiare sempre meglio e di alimentarsi in modo corretto spesso assume i contorni di una vera patologia dai contorni psicologici che non ha nulla a che vedere con il benessere.

L’ortoressia è una patologia alimentare tipica dei tempi moderni. Viviamo in un mondo che affida al cibo un’importanza sempre maggiore. Prolungamento di identità, status e appartenenza a uno stile di vita oltre che considerare il cibo come emozione. Ma attenzione a non esagerare. Una maggior cura del corpo e di quello che si mangia può trasformarsi in vere e proprie ossessioni di cui parleremo in questo articolo.

Cibo e identità personale

Mentre programmi tv e talent esaltano cuochi come guru di successo, aprono e chiudono ristoranti di tutti i generi pronti a trasformare il cibo in esperienza emozionale. Gli scaffali delle librerie sono colmi di libri di cucina mentre corsi per novelli chef, istituti alberghieri e scuole di agraria vedono aumentare le iscrizioni. La cucina è la nuova moda tanto che oramai si spende più per il cibo che per l’abbigliamento. Nascono nuovi business con idee sempre più stravaganti e gli chef fanno le veci di stilisti capaci di dettare le regole del mercato.

Il cibo che consumiamo oramai definisce chi siamo ribaltando il famoso assunto ‘Siamo ciò che mangiamo‘. La masticazione fa parte dell’identità personale addirittura più dei pensieri, delle idee di carattere etico e politico, o magari dei gusti musicali. Il contenuto del piatto misura ed esibisce il benessere diventando un’ancora di salvezza in un periodo di crisi e insicurezze.

Per capirlo basta dare una occhiata alla immagini condivise ed esibite con malcelato orgoglio sui social. Il messaggio è chiaro: racconto la mia vita attraverso il cibo che mangio. Perchè piatti, vini e ristoranti definiscono inevitabilmente lo status di chi le condivide. Ci sono social network dedicati interamente al mangiare, come Fuudly e Tasty, piattaforma lanciata da BuzzFeed nel 2015 che vanta milioni di like.

Moda del cibo e food e-vangelists

Il cibo sembra avere preso il posto della moda nell’interesse della gente. Si parla sempre più di ricette, specialità, marche di prodotti, percorsi gastronomici, menù a tema. In particolare sui social network i consigli possono fare la differenza, fino a pilotare il mercato. Tanto che è nata una nuova figura che si alimenta di social network e dispensa informazioni e consigli su ogni alimento. Le food e-vangelists sono le influencer del cibo che spopolano sui media in Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Germania, Argentina e anche in Italia.

Donne sui 35 anni di età, giovani e benestanti, sono mosse dalla spasmodica ricerca di benessere, salute e trasparenza. Per questo scelgono una marca piuttosto che un’altra, al di là della convenienza dello stesso articolo. Non è un gioco, dato che promuovere e condividere opinioni è un fenomeno che può guidare le scelte alimentari di milioni di persone con una ricaduta sugli acquisti e sulle industrie di riferimento.

Ossessione da cibo come religione

E’ chiaro che tra food e-vangelist e ricerca del benessere, andando avanti di questo passo, ciò che mangiamo assume i contorni di una nuova religione. Si tratta di credere, aderire ad un pensiero che guida le scelte di vita e condiziona l’intera esistenza. La preoccupazione è essere dalla parte dei giusti, avere un giusto peso, mangiare sano senza pesticidi, non sprecare e non inquinare l’ambiente.

Se è normale darsi delle regole anche sul piano alimentare, il rischio è che l’ossessione da cibo prenda il sopravvento. I dati parlano chiaro: circa l’8% dei bambini e il 2% della popolazione adulta sono affetti da disturbi dell’alimentazione tra intolleranze e allergie vere o presunte. Anoressia, bulimia lasciano il posto all’ortoressia e a nuove patologie. E’ chiaro che ciò che mangiamo può purificare o contaminare. Ma senza una opportuna conoscenza e consapevolezza l’ossessione da cibo è dietro l’angolo pronta ad intaccare chiunque.

Disturbi alimentari

I disturbi alimentari possono essere causati una molteplicità di fattori psicologici, familiari, sociali, culturali difficilmente isolabili tra loro. Secondo gli esperti negli ultimi anni le percentuali di persone affette da disturbi alimentari e in particolare da ortoressia continuano ad aumentare. Solo in Italia ne sono colpite più di 3 milioni di persone e sono in continuo e pericoloso aumento spinti dalle mode del benessere a tutti i costi.

I disturbi alimentari spesso sono inconsapevoli e chi ne è affetto difficilmente si rende conto di quanto sta succedendo. Non ammette il proprio disagio che successivamente può manifestarsi in sindromi depressive e stress emotivi. La perdita di peso è un classico campanello d’allarme che viene comunque nascosto dal desiderio incontrollabile di alimentarsi con cibo sano che tra l’altro ha anche un prezzo molto più elevato. Le regole su cosa fare in caso di disturbi alimentari sono comuni. In casi estremi è necessario ricorrere ovviamente ad uno specialista.

Nei casi meno gravi potrebbe bastare un pò più di consapevolezza sul significato dell’alimentazione e del mangiare. Innazitutto bisogna tornare a considerare il cibo anche e soprattutto come fonte di piacere. Ma non solo. Mangiare sano non vuol dire diventare maniaci di tutto ciò che la società dei consumi reputa benefico. Per stare bene la dieta deve essere varia e comprendere tutti gli alimenti nelle giuste proporzioni. Condividere pranzi e cene in clima rilassato si rivela altrettanto salutare. Mangiare in compagnia offre una dose in più di appagamento e soddisfazione necessaria nella consuetudine della vita quotidiana. E libera da inutili manie.

Cos’è l’Ortoressia?

L’ortolessia è un disturbo psicologico estremo, debilitante al pari di anoressia e bulimia può provocare danni anche seri e che oramai rappresenta circa il 15% dei disturbi alimentari. Essere ‘puri’ e quindi introdurre nel proprio organismo solo ed esclusivamente cibo sano è la regola principale. Allo stesso modo si eliminano i condimenti e si limitano di molto le modalità di cottura. Tutto deve essere sano e naturale specie per ultra trentenni laureati, sportivi e atleti. A queste categorie si aggiungono le donne incinta che poi prolungano il nuovo stile di vita anche dopo la gestazione. Magari coinvolgendo nella mania da cibo sano anche i propri bimbi.

L’ortoressia è una forma di disagio psicologico che consiste nel volere controllare in continuazione sè stessi, avendo pieno controllo sul proprio corpo e su quanto proviene dall’esterno. Passare da una sana e consapevole ricerca del benessere attraverso il cibo, a abitudini assolutamente errate è facile. In campo alimentare ci sono fissazioni nevrotiche difficili da combattere ma che è importante conoscere. Mangiare sano a tutti i costi paradossalmente nasconde gli stessi rischi di un alimentazione basata sul junk food.

L’ortoressia, da orthos (giusto) e orexis (appetito), è una vera e propria forma di ossessione alimentare. Contagia chi esagera nel voler a tutti i costi cibo sano in tavola a discapito dei principi base dell’alimentazione e del piacere della convivialità. Solo ed esclusivamente alimenti biologici, niente zucchero, burro, insaccati e carne rossa. Credenze e dettagli più o meno esatti sulle proprietà del cibo possono variare a seconda delle mode del momento.

Test e diagnosi ortoressia

Il piacere di mangiare per chi soffre di ortoressia si trasforma in un grosso problema che scatena mille dubbi e incertezze. Il proprio menù alla fine rischia di essere sempre uguale con danni per la salute. Chi ne è colpito si trova sempre a pianificare con largo anticipo pranzi e cene. Controlla la qualità del cibo escludendo intere categorie di alimenti. Un vero e proprio regime nutrizionale non equilibrato. Con il passare del tempo può risultare estremamente dannoso per la salute. E poi ci sono i sensi di colpa con angosce e pensieri fissi che si insinuano costantemente di giorno e soprattutto di notte.

Come fare a scoprire se siamo colpiti da una qualche forma di ortoressia? Credete ci sia qualcosa che non va nei vostri comportamenti a tavola? Mettevi alla prova con un test. E’ stato ideato dal dietologo americano Steven Bartman, autore nel 1997 del termine ortoressia. Il Test Bartman aiuta a verificare il proprio rapporto con l’alimentazione. Queste semplici domande sono un punto di partenza per un’indagine più accurata nell’universo dei disturbi alimentari. Rispondete con un SI o un NO e segnatevi il numero di risposte in questo modo: 3 SI= Normale, 4-8 SI= Ortoressia, 9-10 SI= Grave.

  1. Pensi al cibo più di 3 ore tutti i giorni?
  2. Pensi cosa cucinerai e come mangerai domani?
  3. Il cibo è più “salute e benessere” che non “gusto”?
  4. Ti senti tranquillo solo quando mangi quello che vuoi?
  5. Cosa mangerai in generale è fonte di ansia?
  6. Stai sempre più attento a cosa mangi quotidianamente?
  7. Mangiare sano ha a che vedere con la tua autostima?
  8. Non mangi più cibi che non reputi sani?
  9. Se non mangi “corretto” ti senti in colpa?
  10. Avere un buon autocontrollo credi significhi mangiare bene?

Regimi alimentari e cucina del senza

Quale sarebbe il modello salvifico da perseguire per vivere un rapporto con il cibo sano con consapevolezza, nel rispetto della salute e in armonia con la natura? La linea di demarcazione può essere stretta in ognuno dei seguenti aspetti. Il risultato se vince la cucina del senza? Si sta perdendo il piacere di mangiare.

Diete Per dimagrire e non ingrassare bisogna imporsi una regola. Ma non solo. Avere un corpo sano e pulito in un ambiente altrettanto pulito è irrinunciabile. Ogni dieta ha le proprie convinzioni, bisogna crederci e aderire alla pratica. Tra piccoli culti quotidiani guidati da pratiche di rinuncia, il rischio è seguire regimi alimentari che aboliscono intere categorie di alimenti con eventuali danni alla salute.

Biologico L’assoluta necessità di acquistare prodotti biologici coltivati senza pesticidi è un altro fattore che mette la coscienza a posto e sembra assicurare la salute personale e quella dell’ambiente. L’attenzione alla biodiversità è un altro aspetto fondamentale.

Filiera corta Meglio fare la spesa direttamente presso un coltivatore o tramite un gruppo di acquisto solidale? In molti casi sicuramente, ma non è detto che la qualità sia migliore in termini assoluti. Se poi si coltiva l’orto da sè e si fa autoproduzione, l’indice di gradimento è ancora più alto.