orecchio assoluto

Si dice che i bravi musicisti abbiano un buon orecchio musicale. Si tratta di una spiccata sensibilità nel sentire suoni, note, intervalli e ritmi. Ma cosa significa orecchio assoluto? In questo articolo cercheremo di capire se è una caratteristica innata che identifica il talento naturale e la musica nel sangue, oppure se è qualcosa che si può migliorare o imparare attraverso l’educazione e l’ascolto.

In realtà solo pochi musicisti hanno un orecchio assoluto più o meno sviluppato che non è assolutamente indispensabile per suonare bene, nè sinonimo di qualità per un musicista. Certo è un vezzo che ogni professionista vorrebbe avere, magari per dimostrare una estrema musicalità e comprensione del mondo dei suoni, piuttosto che per esibire una supposta superiorità verso la media dei musicisti.

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Orecchio musicale o assoluto

Nel gergo comune una persona si dice dotata di buon orecchio musicale quando ha una particolare attitudine per il canto e la musica. Chi ha ‘orecchio’ può ad esempio riprodurre una melodia cantandola o suonandola subito dopo averla ascoltata. C’è poi una caratteristica chiamata ‘orecchio relativo’ che consiste nel riconoscere gli intervalli delle note suonate in sequenza, ma non necessariamente di chiamarle per nome.

Chi è dotato di orecchio assoluto oltre all’altezza delle note riconosce anche la loro esatta tonalità e le può nominare senza bisogno di trovarne la corrispondenza su uno strumento. Solo poche persone hanno un orecchio così sofisticato da riconoscere il nome di qualsiasi nota ascoltata tra le dodici note della scala cromatica e magari non si tratta nemmeno di grandi musicisti.

Senza orecchio assoluto si può benissimo essere grandi esecutori, musicisti, pianisti o direttori d’orchestra e nella storia della musica infatti ben pochi grandi compositori ne erano dotati. Tra questi Mozart, Leonard Bernstein e Paganini ad esempio, mentre non avevano la dote assoluta maestri che hanno scritto pagine musicali importantissime come Igor Stravinsky, Maurice Ravel e Richard Wagner.

Orecchio assoluto è innato?

Si è sempre pensato che l’orecchio assoluto fosse un misto di connaturalità e di educazione dell’udito. La psicologa Jenny Saffran, dell’università del Wisconsin, ha fatto però alcune indagini scoprendo con un test che per alcuni bambini é una dote innata. Osservando la concentrazione di bambini sottoposti alla ripetizione di determinate sequenze di note e intervalli, ha capito che quando riconoscono la stessa musica l’attenzione cala più in fretta perché manca l’interesse rappresentato dalla novità.

Gli adulti hanno più facilità nel misurare variazioni relative e perdono l’orecchio assoluto con l’età perchè non lo usano e addirittura risulta fastidioso per la vita quotidiana. Facile intuirne i motivi, dato che questa sensibilità fornisce informazioni estremamente dettagliate sui suoni ascoltati. Percepire anche i più deboli rumori serviva ai nostri progenitori come strumento di difesa e caccia, ma oggi non è più indispensabile. Per ascoltare l’inquinamento acustico causato dal traffico o dal televisore dei vicini sono più utili i tappi per le orecchie.

Ear traning musicale

L’orecchio assoluto rimane in dote a qualche musicista ed è frequente tra i non vedenti, che dal tono dei rumori possono ricevere più informazioni sullo spazio circostante. Ma esiste qualche metodo per allenarlo? Molti appassionati sostengono che l’unico modo sia cominciare a suonare da bambini. Una nuova ricerca invece offre nuove speranze anche agli adulti: sarebbe solo questione di esercizio e quindi si può coltivare per tutta la vita.

Il professor Howard Nusbaum dell’Università di Chicago ha dimostrato che anche le persone senza intonazione assoluta dopo una apposito ear training musicale possano addestrare il cervello a riconoscere il nome delle note. Esisterebbe una speciale memoria uditiva in grado di migliorare la musicalità. In ogni caso un orecchio assoluto acquisito con lo studio non potrà mai avere le caratteristiche ideali di uno naturale regalo di madre natura e di genitori educati alla musica.

Test orecchio assoluto

Se pensate di essere musicali e volete capire se avete l’orecchio assoluto potete mettervi alla prova con un test. Nel video qui di seguito vengono suonate alcune note ad intervalli separate da un rumore di fondo che resetta la mente e annulla la memoria musicale. Provate ad indovinare ogni singola nota e a scrivere il nome su un foglio. Ricordate di usare la scala il nome delle note in lingua inglese, quindi, partendo dal do: c – d –  f – g – a – b

Orecchio destro e sinistro

Parlando di orecchio musicale sorge spontanea un’altra domanda: orecchia destra e sinistra sono uguali e sentono i suoni nello stesso modo o c’è qualche differenza? Sembrerà strano ma i due padiglioni uditivi non reagiscono alle vibrazioni sonore ugualmente. Anche se ci appaiono uguali come gocce d’acqua, orecchio destro e sinistro sono molto diversi quando si tratta di ascoltare musica, suoni o parole. La differenza sostanziale ha origine nella diversa percezione del linguaggio nei due emisferi del cervello.

Lo si può capire osservando il normale comportamento delle persone: da che parte tieniamo normalmente lo smartphone per effettuare chiamate? Secondo un recente studio condotto da ricercatori dall’Henry Ford Hospital, il 70 per cento delle persone tiene il telefono sull’orecchio dello stesso lato della mano dominante. Cosa abbastanza strana, dato che comporta qualche problema, come sd esempio nel prendere appunti utilizzando la stessa mano destra e viceversa per i mancini. Ma non si può contrastare la natura tanto facilmente.

Ascoltare musica con uno o l’altro orecchio dipende dalla prevalenza dell’emisfero del cervello. Chi ragiona con l’emisfero sinistro tiene il telefono sull’orecchio destro e viceversa. Dato che il 95 per cento delle persone ha un lato dominante sinistro del cervello, si spiega perchè la maggioranza delle persone utilizza mano e orecchio destro per telefonare. Secondo alcuni psicologi infantili questo sarebbe il motivo per cui sarebbe preferibile parlare all’orecchia destra dei bambini per farsi comprendere meglio.

Quale orecchio ascolta la musica?

L’orecchio sinistro sarebbe invece collegato al lato emozionale e irrazionale del cervello, quindi con l’arte della musica e la percezione delle emozioni. Questa differente specializzazione degli emisferi destro e sinistro del cervello sembra riflettersi anche nella diversa capacità di percepire i suoni. Lo conferma lo studio effettuato da un team di ricercatori americani dell’Università della California a Los Angeles guidato da Yvonne Sininger e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science.

Per studiare la reazione di orecchio destro e sinistro ai suoni è stata usata una tecnica denominata emissione otoacustica (OAE la sigla inglese) che sfrutta una speciale caratteristica delle orecchie. Ogni volta che ricevono un suono, le orecchie ne amplificano le vibrazioni per poi riemetterle verso l’esterno. Le stesse vibrazioni possono essere quindi misurate con uno speciale microfono.

In questo modo è stato realizzato un test su più di 3.000 neonati con due tipi di suoni, click veloci oppure toni musicali. Si è così scoperto che in quasi tutti i bambini appena nati e quindi immuni da condizionamenti, l’orecchio sinistro reagisce maggiormente alla musica, mentre quello destro si occupa del linguaggio. Ciò conferma il ruolo dei due emisferi del cervello e il fatto che quando si ascolta musica la separazione inizia già nelle orecchie.