masterizzare cd anticopia

Inutile negare la lunga serie di errori che hanno commesso in questi anni le major discografiche, a cominciare dall’ingordigia di cui sono state spesso accusate da molti artisti e non. Ma ora le cose come vanno?

La rivoluzione della musica online ha un pò ridimensionato il ruolo delle maggiori etichette discografiche, le cose sono migliorate o peggiorate per artisti e pubblico? Durante il boom della musica su disco e cd durato alcuni decenni, le major discografiche hanno gestito l’industria musicale quasi come un monopolio controllando di fatto l’intera filiera della musica, dalla produzione fino alla vendita nei negozi di dischi.

Com’è cambiato il mercato Per trovare una risposta a questa domanda non si può che cominciare dai dati che inconfutabilmente affermano come l’industria della musica se la passasse molto meglio prima: dal 1999, anno in cui raggiunse l’apice grazie ai guadagni delle maggiori major mondiali Sony, Warner e Universal, il reddito della musica registrata è diminuito di circa il 65%, mentre le consociate o le etichette indipendenti sono andate anche peggio. Bene… fantastico… chissenefrega… tanto meglio, direte voi. In realtà ogni euro in meno di fatturato per l’industria della musica significano anche meno opportunità per i giovani musicisti talentuosi di potere emergere ed arrivare fino alle vostre orecchie, per non parlare degli altri lavoratori e tecnici dello spettacolo obbligati a cambiare mestiere.

Online è meglio? Ovvio i dati non bastano ed è difficile fare confronti con un passato senza mp3, musica online, peer to peer e tutto il resto, pirateria inclusa; ma se è vero che internet permette a chiunque di raggiungere un pubblico teoricamente infinito, è altrettanto vero che rinunciare alle major e vendere la propria musica online con servizi come TuneCore e CD Baby che garantiscono (dietro pagamento) a qualsiasi produttore o artista di vendere i propri brani su iTunes, Spotify e compagnia, significa molto probabilmente ottenere solo qualche click e ascolto da amici e parenti.

Il compito delle major era ed è decisamente più importante, anche se minato da una crisi che ne svuotato le casse. Non si trattava solo di trovare un musicista di talento e di stampare i suoi cd mettendoli nelle vetrine dei negozi, ma di preoccuparsi della sua crescita come artista impegnandosi in un lavoro a lungo termine che cominciava dal finanziare e produrre l’album dopo avere scelto brani, arrangiamento, grafica, immagine; riguardava la realizzazione dei video (compresi l’onere della scelta del regista e dei costi di produzione); passava dal proporre e ottenere che le radio trasmettessero la sua musica e le televisioni lo invitassero negli show più popolari; continuava nell’organizzazione logistica ed economica dei tour magari consentendo al nuovo cantante sconosciuto di affiancare le star famose all’apertura dei concerti. Il tutto garantendo all’artista sotto contratto un anticipo sulle vendite che gli consentisse di concentrarsi solo sulla parte artistica e sulla scrittura della musica.

Problemi delle major Insomma un insieme di lavoro di ricerca artistica, produzione, comunicazione, gestione di contatti, pr, consulenza, marketing e finanza… Tutto bello come nelle favole? Mica tanto, anche perchè altrimenti questo mondo non sarebbe entrato in difficoltà. Se la gestione di queste attività sono state importantissime per la nascita della musica pop, rock, jazz e di ciò che questi generi hanno rappresentato per la cultura e la società, dall’altra parte della medaglia osserviamo che major e artisti spesso hanno avuto rapporti difficilissimi con scambi di accuse, contese, rotture e discussioni su contratti, margini e royalties, tanto che negli uffici delle etichette ancora girano più legali che maestri d’orchestra. Per non parlare di una fetta importante di opinione pubblica che non vede e non ha mai visto di buon occhio chi tratta la musica come un qualsiasi altro prodotto da vendere.

Un futuro da trovare Con tutti i limiti del caso, è però innegabile che una valida alternativa al sistema imperniato sul ruolo centrale delle major sia ancora da trovare: nell’era dei social e della musica del marketing è tutto da dimostrare possa esistere un mercato musicale ‘eticamente’ migliore, di qualità ed economicamente sostenibile.