La neve artificiale ha rivoluzionato l’industria sciistica ma solo attraverso un approccio consapevole e sostenibile si potrà garantire che le generazioni future possano continuare a godere delle gioie delle piste innevate senza compromettere l’ambiente

La neve artificiale è diventata una componente essenziale delle stazioni sciistiche moderne, perchè consente agli appassionati di sport invernali di godere delle piste anche in assenza di nevicate naturali dovute ai cambiamenti climatici. Tuttavia, dietro la magia di questa possibilità si nasconde un processo complesso che merita attenzione, perchè coinvolge l’utilizzo di macchinari specializzati che richiedono acqua e temperature adeguate.

Le stazioni sciistiche sono dotate di impianti di innevamento che possono coprire vaste aree con uno strato uniforme di neve artificiale. Ma qual è il costo della sua produzione in temini economici e di impatto ambientale? In questo articolo, esploreremo in dettaglio il funzionamento del’intero processo, quali conseguenze può avere sull’ambiente e altre alternative per salvaguardare l’industria turistica invernale e l’ambiente.

Indice

Cos’è la neve artificiale?

L’idea di produrre neve artificiale venne per caso negli anni ’70 a due agricoltori americani di orgini italiane, intenti ad innaffiare un frutteto con acqua nebulizzata. Notarono che, con temperature sotto lo zero, l’acqua si trasformava in cristalli depositandosi al suolo come vera neve. A distanza di 50 anni il principio di funzionamento è rimasto più o meno questo. La neve artificiale è composta da piccoli cristalli di ghiaccio che vengono formati da acqua pressurizzata e aria compressa.

Le macchine che producono neve artificiale sono chiamati cannoni o generatori di neve e possono essere fissi, posizionati ai lati delle piste, o mobili che vengono di volta in volta usati dove serve. I cannoni sono collegati a una rete idrica e a una pompa che fornisce l’acqua necessaria. L’acqua viene spruzzata in aria attraverso degli ugelli insieme all’aria compressa, che serve a raffreddare l’acqua e a frammentarla in goccioline.

Le goccioline si congelano a contatto con l’aria fredda e formano i cristalli di ghiaccio, che cadono al suolo. Per produrre neve artificiale sono necessarie alcune condizioni climatiche, come una temperatura dell’aria inferiore a zero gradi Celsius e una bassa umidità relativa. La qualità prodotta dipende anche dalla temperatura dell’acqua, dalla pressione dell’aria e dalla dimensione degli ugelli.

La neve artificiale ha una struttura diversa da quella naturale, in quanto è più compatta e meno porosa. Questo significa che ha una maggiore resistenza al calore e al vento, ma anche una minore capacità di assorbire l’acqua e di riflettere la luce solare. Tutto il sistema di innevamento artificiale utilizza grandi quantità di acqua ed energia elettrica.

Come viene utilizzata sulle piste

L’utilizzo della neve artificiale nei comprensori sciistici coinvolge un processo meticoloso finalizzato a garantire condizioni ottimali sulle piste. In primo luogo, i generatori di neve artificiale sono disposti strategicamente lungo le piste, di solito a valle, dove l’acqua può essere prelevata da serbatoi o laghetti appositamente progettati. Quando le temperature sono adeguate, i generatori spruzzano acqua sotto pressione nell’aria fredda, creando minuscole particelle ghiacciate che si depositano sulla superficie della pista. Questi cristalli si accumulano nel tempo, formando uno strato uniforme.

Quando è presente un manto naturale, la neve artificiale può essere utilizzata in modo complementare per mantenere e migliorare le condizioni delle piste. Una pratica comune è quella di accumularla in piccole montagne o cumuli strategici lungo la pista. Questi depositi fungono da riserva pronta all’uso. In seguito, quando è necessario rinnovare o mantenere le condizioni della pista, i cumoli vengono spalmati uniformemente sulla superficie. Questa operazione contribuisce a preservare la qualità della piste e a garantire che la superficie rimanga compatta e ben preparata, riducendo l’impatto del passaggio degli sciatori.

La combinazione di neve naturale e artificiale consente ai gestori delle piste di offrire un’esperienza sciistica continua e di alta qualità, indipendentemente dalle condizioni metereologiche. Il manto naturale è essenziale per il paesaggio, ma il controllo accurato della distribuzione dello spessore dei cristalli artificiali consente di ottimizzare l’uso delle risorse, garantendo al contempo una superficie sicura e piacevole per gli appassionati di sci nl coso di tutta la stagiione sciistica.

Impatto della neve artificiale

I cannoni sono ormai una presenza indispensabile nelle grandi e medie località sciistiche, ma la produzione di neve artificiale non è priva di problemi. Nonostante i benefici per l’industria sciistica, gli impatti ambientali possono essere significativi. Il consumo di acqua è spesso elevato, e il prelievo da fonti locali può influenzare gli ecosistemi circostanti. Inoltre l’energia necessaria per alimentare gli impianti di innevamento può contribuire all’emissione di gas serra.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, la produzione di neve artificiale contribuisce solo al 2% del riscaldamento globale. Gli studiosi hanno esaminato l’impatto complessivo del turismo sciistico sul clima, scoprendo che in realtà sono i voli turistici verso le stazioni e l’alloggio la principali causa di emissioni.

Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) ha stabilito che per ogni ettaro di innevamento artificiale vengono spesi 136 mila euro, consumati 600 gigawatt di energia e 95 milioni di metri cubi d’acqua. Inoltre la neve artificiale ha una percentuale di acqua molto maggiore rispetto a quella naturale (20% contro 10%), pertanto è più pesante e distrugge il manto vegetale sottostante con conseguenze importanti su flora e fauna montana.

Mentre gli addittivi chimici sono vietati, mediamente con 1000 litri di acqua si producono 2,5 metri cubi di neve artificiale. Per ridurre il suo impatto ambientale, alcuni esperti suggeriscono di adottare misure come l’uso di acqua riciclata, l’ottimizzazione dei sistemi di produzione e distribuzione, la limitazione delle superfici innevate e la sensibilizzazione dei turisti.

Verso uno sci sostenible

L’industria sciistica europea, valutata in oltre 30 miliardi di Euro, ospita circa l’80% delle stazioni del mondo, con oltre un milione di visite al giorno. Creare un equilibrio tra la crescente domanda di neve artificiale e la necessità di preservare gli ecosistemi montani è interesse di tutti. Rendere il processo più sostenibile può anche ridurre i costi operativi a lungo termine per le stazioni sciistiche.

Affrontare le sfide ambientali richiede un impegno costante verso l’innovazione e la responsabilità ecologica, garantendo che le generazioni future possano continuare a godere delle bellezze delle piste senza compromettere il nostro pianeta. Una delle strategie chiave è l’integrazione di fonti d’energia rinnovabile. Alcune stazioni hanno già implementato impianti di innevamento alimentati da energia solare o eolica, riducendo così la dipendenza da fonti non rinnovabili.

I ricercatori stanno anche lavorando su cannoni ad alta efficienza energetica e generatori di neve che richiedono meno acqua, contribuendo a mitigare l’impatto negativo sull’ambiente. Esistono prototipi di cannoni a impatto zero che funzionano con ogni temperatura. Snow4Ever sfrutta un principio noto agli scienziati come ‘punto triplo’ dell’acqua. Nel punto di equilibrio l’acqua si cristallizza diventando neve, indipendentemente dalla temperatura esterna che può arrivare fino a 5 gradi sopra lo zero.

Neve riciclata e conservata

Una alternativa alla neve artificiale sparata è riutilizzare nella stagione invernale la neve naturale o artificiale che si accumula nelle zone d’ombra o nelle aree non utilizzate. Questa viene raccolta, triturata e trasportata nelle piste da sci o nei luoghi dove serve. In questo modo, si riduce lo spreco di acqua e di energia necessari per produrne di nuova.

Un’altra opzione è la neve conservata, che consiste nel prelevare con grossi tir il manto nevoso naturale caduto durante l’inverno in appositi contenitori o buche, coprendole con teli isolanti o con strati di paglia o segatura. Si possono studiare apposite strategie per accumulare le precipitazioni durante l’inverno, consentendo di aprire le stazioni sciistiche in anticipo.

Utilizzano già queste tecniche di innevamento naturale alcune località delle alpi come Davos, Lillehammer e Livigno. Metodologie simili sono state applicate anche per difendere la neve sui ghiacciai in estate, ricoperti da teli geotermici per proteggerli dalle alte temperature estive.