Quanto c’è di vero sulla capacità della musica di sviluppare il cervello dei bimbi a cominciare dai primi giorni di vita? Un nuovo studio sui benefici di una formazione musicale attiva dei bambini neonati, prima che sappiano parlare e camminare

Da sempre c’è chi sostiene che fare musica possa sviluppare le attitudini cognitive delle persone. Dopo le conferme e le smentite sull’effetto Mozart, ecco un nuovo studio condotto in Canada da Laurel Trainer direttrice del McMaster Institute for Music and the Mind e pubblicato dalla rivista New York Academy of Science, ha coinvolto bambini con meno di un anno e genitori che per un periodo di sei mesi hanno lavorato insieme seguendo due percorsi musicali distinti. Il primo prevedeva che i bambini fossero coinvolti attivamente dai genitori nel fare musica imparando a suonare strumenti a percussione e nella ripetizione di canzoni specifiche. Nel secondo caso invece i bambini sono stati coinvolti in azioni di gioco non musicale ma sempre in presenza di un sottofondo di musica.

Dopo 6 mesi gli studiosi hanno verificato i comportamenti delle due classi scoprendo in particolare che i bambini sottoposti a corsi di musica attiva avevano sviluppato una capacità molto maggiore di percepire l’altezza dei toni musicali. Ciò gli consentiva ad esempio di scegliere e preferire versioni di un pezzo per pianoforte intonato e armonico. Inoltre se prima delle lezioni tutti i bambini avevano capacità di comunicazione e sviluppo sociale simile, i bambini che avevano partecipato alle lezioni di musica interattive con i loro genitori si sono rivelati più tranquilli e comunicativi, più facili da consolare, sorridenti e meno a disagio in situazioni a loro sconosciute. Insomma la musica si conferma ancora una volta per quello che è o dovrebbe essere: un bel modo per stare insieme e comunicare, fin dai primi giorni di vita.