Come migliorare il suono quando il master originale è irrimediabilmente compromesso? Una società americana ci è riuscita facendo risuonare i brani a musicisti virtuali, proprio come sono stati eseguiti sulle vecchie registrazioni.

Nella musica classica, così come nel jazz, esistono molti nastri originali di grandi pianisti del passato, da Glenn Gould a Monk a molti altri ancora, il cui grande valore artistico viene però inficiato dalla bassa qualità delle registrazioni. ecco la necessità di farli risuona re a musicisti virtuali.

Glenn Gould ha registrato le variazioni Goldberg di Bach nel 1955. Un capolavoro senza tempo, se non fosse per la registrazione mono. Portare a nuova vita questa esecuzione, magari con un suono ad alta definizione, sembrerebbe impossibile. Eppure il giochetto è riuscito a Zenph Sound Innvations, una società americana di software specializzata nella creazione di algoritmi e processi di comprensione che comprende un team di ingegneri, ricercatori e musicisti professionisti.

Il processo avviene così: mediante sofisticati software, ogni sfumatura del brano delle vecchie esecuzioni originali viene tradotta in file Midi ad alta risoluzione e poi fatto nuovamente suonare a pianoforti robotici con tasti comandati da sistemi elettromeccanici. In questo modo sono state riregistrate copie perfette di dischi di alcune leggende della musica classica come Sergei Rachmaninoff e Glenn Gould e di pianisti jazz come Oscar Peterson e Art Tatum.

Le nuove registrazioni, a parte la qualità sonora ripresa con le ultime tecnologie, sembrano esattamente identiche a quelle originali, ma non solo. I pianoforti robotici responsabili del miracolo hanno stupito il pubblico anche in concerti dal vivo alla Carnegie Hall, alla Steinway Hall e al Lincoln Center. Certo andare a teatro a vedere un pianoforte che suona da solo forse non è il massimo, ma il processo è molto interessante per le case discografiche che ora possono ottenere nuove copie perfette dei dischi in catalogo interpretati dai miti del passato.

Per i responsabili di Zenph siamo solo all’inizio. L’intenzione è esplorare nuove strade in cui reale e virtuale si fondono per dar vita a nuovi progetti in cui musicisti contemporanei possano suonare e collaborare con i grandi interpreti (virtuali) del passato. Dopo il pianoforte, gli ingegneri hanno quasi completato un contrabbasso virtuale e stanno lavorando su chitarra e sassofono per poi ricreare strumenti virtuali di tutti i componenti di una jazz band.

Anche se ad oggi il sistema crea solo copie di registrazioni, Zenph crede che nel futuro si possa addirittura arrivare ad utilizzare solo lo stile dei grandi musicisti del passato per suonare nuove composizioni. Se l’ipotesi si realizzasse, sarà necessario pensare anche a nuove tipologie di contratti di licenza e di gestione del copyright. Gli artisti famosi o i loro eredi potrebbero così cedere solo lo stile che li contraddistingue, magari standosene comodamente seduti in platea ad ascoltare il loro avatar che suona dal vivo.