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Ascoltare musica con liPod, fare musica con il computer. Non semplici mode, ma comportamenti capaci di cambiare profondamente le generazioni future. Di questo ha parlato Massimo Canevacci, docente di antropologia culturale alla Sapienza di Roma ed esperto di culture giovanili, in un interessante articolo di Ernesto Assante su Repubblica.

L’articolo parla dei giovani della D-generation, quelli dell’era digitale, che in cameretta non hanno più chitarre e amplificatori, ma computer e software in grado di simulare una intera orchestra. Il bello è che non sanno suonare nessuno strumento eppure incidono e distribuiscono musica da casa. Così la musica rappresenta ancora il fulcro di una vera rivoluzione sociale.

Perchè, come spiega Massimo Canevacci, la generazione digitale ha “una identità nuova, mobile, fluttuante, apparentemente difficile da afferrare,.. i sistemi che tradizionalmente producevano le classificazioni, le scienze sociali in primo luogo, sono entrate in crisi. Ed è sempre più difficile inserire i comportamenti in categorie stabili, solide.”

“I ragazzi di oggi sono passati dal computer all’iPod senza fare tutti i passaggi tecnologici che hanno fatto i loro predecessori ed hanno un approccio alla musica che è totalmente nuovo, la ascoltano compilata o prodotta da loro stessi in una maniera che prima non è mai esistita. Il loro legame con la musica è profondissimo”.

Musica che non è più una esperienza di tipo collettivo, ma connettivo: “la dimensione della soggettività non è vissuta come a Woodstock, ma è ibrida, basata su interstizi temporaneamente definiti.. non c’è un evento che modifichi una identità, ma piccoli frammenti che producono una identità mobile e viaggiante”. Gli stessi frammenti e campionamenti che diventano le note dei “non musicisti” delle nuove generazioni. “Con le nuove tecnologie si prendono dischi altrui e si risuonano. Non c’è strumento, non c’è spartito, c’è musica nuova con macchine nuove.”

Si sostiene insomma, che la musica non ha certo finito la sua spinta propulsiva e la musica del futuro nascerà ancora una volta da un mix di esperienze: globalizzazione, peer to peer, mp3, internet, jazz, campionamenti, rumori, musica classica, elettronica, comunicazione, crisi del cd. Speriamo che in questo minestrone digitale rimarrà ancora qualcuno capace di scoprire le differenze. Probabilmente lo stesso che oggi ha scritto su un muro: “- INTERNET, + CABERNET”…